Agricultura

Volevo parlare solo di ricette. Poi però desideravo che le cose buone che preparavo non mi facessero star male, e ho capito che oltre a come combinare assieme gli ingredienti, loro (gli ingredienti) dovevano essere sani in partenza, oltre a non essere inscatolati, congelati post bagno in ammoniaca, conservati con roba sintetica varia, fatti di polveri strane poi ricomposte, e via scoprendo.

agricultura

Allora ho cominciato a comprare solo cibo biologico (con grandissima sofferenza della mia scarna carta di credito), ma anche lì – a parte i prezzi – ho cominciato a sospettare che qualcosa non era esattamente come avrebbe dovuto essere. Tipo tutti quegli ortaggi fuori stagione, o la verdura svenuta (anzi, volte in coma irreversibile) nei banchi del supermercato bio, e poi il fatto che in regime di agricoltura biologica sia permesso il roundup e altre cose che non mi convincevano completamente.

E così sono andata a cercare frutta e verdura tra i banchi bio del mercato, ma anche lì capitava il tipo che prende le verdure da questo e da quello che giurano di non metterci niente, e magari non ha mai coltivato un metro quadrato di terra e quindi ti puoi fidare fino a un certo punto; oppure il coltivatore diretto (mooolto meglio), che però pure lì devi fidarti della certificazione (un altro vespaio) o delle risposte alle tue domande, che però per farle devi sapere cosa chiedere, e se non sai di cosa ha bisogno esattamente un ortaggio per crescere, cosa chiedi? Ognuno ti dice una cosa diversa, e molte sono assurdità dettate da faciloneria o vera e propria ignoranza.

Ed eccomi caduta all’improvviso nel pozzo di un tipo di consapevolezza che magari avrei preferito non approfondire (ma che vuoi fare, quando arriva, arriva): e cioè il fatto che non avrei mai avuto la sicurezza di cosa stavo mangiando se prima non avessi conosciuto i metodi di coltivazione (e di allevamento degli animali, ovviamente).

Un po’ estremo, eh. Però è anche vero che questo tipo di conoscenza sarebbe naturalissima, e che se non ce l’abbiamo è solo perché per svariati motivi ci siamo staccati dalla terra, e la frutta e la verdura per chi vive in città da generazioni di solito arriva in pulitissimi vassoietti di polistirolo.

Così siccome praticamente da sempre quando ho bisogno di qualcosa succede che quella cosa mi viene a cercare (aveva ragione Richard Bach), mi sono piovuti addosso prima la presentazione di un corso di permacultura e poi a cascata un certo Giancarlo Cappello (già dopo qualche giorno dal primo incontro con lui ho guardato un orto passando in macchina sulla Cassia, e ho intuìto cosa non andava) e molti altri input casuali, e adesso inizierò a ritagliarmi un piccolo spazio nella mia settimana per trascorrere un po’ del mio scarsissimo tempo ad imparare a coltivare la terra dandole meno fastidio possibile e anzi cercando di vivere in simbiosi con essa, cioè essendo anche molto umilmente un pochino utile anche al preziosissimo humus che la terra racchiude (non sempre; ormai solo quella fortunata).

Insomma, se c’è qualcuno che vuole studiare agri-cultura, per sapere cosa rispondere al fruttivendolo che ti dice che il cavolfiore ha quelle macchie scure perché il biologico *ce le ha* (successo a me un paio di giorni fa, giuro), questa è la rubrica che fa per lui. Cercherò di condividere tutto quello che imparo in materia, e attenzione perché tenterò di coinvolgere fisicamente tutti quelli che avranno voglia di scendere in campo.

Nel vero senso della parola :-)

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