E orto fu

Io ero una col pollice verso. Le mie povere vittime quando mi vedevano appassivano; le guardavo soffrire impotente, e ogni volta mi tornava in testa il meraviglioso urlo del Nanni Moretti psicotico di Bianca: “HAI TROPPO SOLE, POCO SOLE, COS’È CHE VUOI?!! PIÙ ACQUA, MENO ACQUA, RISPONDIIII!!!!”. E giù dal terrazzo.

rafano in vaso

Il problema non era solo che mia madre è portatrice di geni assassini per il mondo vegetale, ma anche il mio essere partita come tabula rasa, figlia di gente di città (anche se di città marina si tratta), senza nessun appiglio agricolo a parte il fruttivendolo ambulante urlatore. Il quale una volta era il contadino, non l’intermediario. Forse sono stata salvata dalle vacanze estive ciociare.

Poi nel 2008 è arrivato il pasto nudo, e dopo un paio d’anni la rubrica sull’agricUltura, cioè l’agricoltura colta, quella dei contadini disincantati, avulsi dalle sirene dei preparati sintetici che fanno tutto in poco tempo, dei nitrati che gonfiano le piante fino a farle scoppiare, dei pesticidi che bruciano le erbe spontanee “che dànno fastidio”, del nuovo che avanza.

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