Autogestione!

Potrei dire che ho riflettuto a lungo sull’opportunità di scrivere questo post, sulle possibili implicazioni presenti e future, e sul fatto che sia coerente con il mio modo di pensare, e in armonia con il mio desiderio di rendere il pasto nudo un punto di riferimento per chiunque decida di scrollarsi di dosso le bugie e le favole che ci hanno raccontato sul cibo negli ultimi trent’anni, e di nutrirsi in modo consapevole, e anzi di utilizzare il cibo, quando è possibile, per curare se stessi.

autogestione Autogestione!

La realtà è che quando stamattina zac mi ha detto “ma sarebbe così assurdo se tu…” io come al mio solito, da perfetta incosciente quale sono sempre stata, ci ho pensato tipo un minuto e mezzo, e poi ho deciso “ok, a me sembra giusto, quindi lo faccio”.

Ed eccomi qui.
A gennaio del nuovo anno il pasto nudo per quanto mi riguarda compirà un anno di vita, anche se ci sono alcuni post precedenti a questo mese, che però erano stati originariamente pubblicati sul conosciutissimo blog di Francesca, dove lei, con il suo intuito infallibile, mi aveva convinto a tenere una rubrica che parlasse di cucina consapevole.

Devo precisare che fin dalle primissime volte che ho avuto a che fare con la rete, quando ancora esistevano solo i modem che facevano “bip… biiiiip… biiiiiiiiiiiiip…” e poi cadeva la linea e bisognava ricominciare da capo, sono stata abituata a considerarla come un mezzo totalmente scevro dalle logiche commerciali, la strada che avevo sempre cercato verso la libertà, di opinione, di scelta, la libertà dalle convenzioni e dalle imposizioni che venivano dall’alto; qualche giorno fa parlavo appunto con zac di quanto profondamente la rete stia cambiando l’impostazione della nostra società, e del fatto che la gestione delle informazioni non viene più decisa dall’alto, ma dalle singole persone attraverso quelli che sono in effetti i loro diari personali.

Insomma, dal gennaio 2009 il mio blog è cresciuto come mai avrei creduto; tante persone interessanti si sono avvicinate e hanno deciso di collaborare mettendo a disposizione la loro preziosa esperienza… Anna, Bruno, Claudia, Elena, Paola, non finirò mai di ringraziare voi per la vostra generosità e la mia buona stella per le fortuite intuizioni che mi offre.

Il fatto è che, come tante di voi che come me hanno un blog di cucina possono immaginare, pubblicare tre post alla settimana vuol dire passare tutto il giorno a lavorare, tra spignattare (che è la parte per me più bella e rilassante), fotografare, annotare, scrivere e correggere cento volte, tenere i rapporti con tutte le persone che collaborano e sopra tutto rispondere ai commenti dicendo cose sensate e cercando di essere esaustivi.

Insomma è un vero e proprio lavoro, che un po’ alla volta mi ha portato via dal mio lavoro di designer, con conseguenze negative dal punto di vista economico. Per questo, credo sia giusto che in qualche modo sia sostenuto economicamente, per permettermi di proseguire con la serenità, il tempo e l’impegno necessari.

Purtroppo, o per fortuna, per mia impostazione personale non sarò mai capace di scendere a compromessi su nulla; ad esempio pochi giorni fa sono stata costretta a declinare il gentile invito della Voiello a una loro kermesse che si svolgerà a Roma la settimana prossima, cercando disperatamente di non risultare scortese (come inevitabilmente si risulta quando si fanno delle scelte così precise come la mia), perché non solo non avrei potuto mangiare con loro, vista la mia impostazione bio, ma non avrebbe neanche avuto senso parlarne sul pasto nudo.

Questa coerenza di cui sopra cancella totalmente la possibilità che io possa mai accettare soldi (o merce) per scrivere qualsiasi cosa su qualsiasi argomento, anche se si tratta di cose in cui credo.

E allora?! Come è possibile che un blog sostenga se stesso economicamente?

A parte quelle poche fortunate che per qualche motivo hanno già tutto ciò che gli serve per vivere, e quelle per le quali scrivere sul web è un hobby che corre parallelamente al proprio lavoro, le (e i) foodblogger che vogliono sopravvivere grazie al loro blog di solito o propongono dei corsi di cucina (come ho fatto io con i corsi di panificazione), o accettano di esporre banner pubblicitari (con guadagni veramente inadeguati), oppure fanno catering o pubblicano libri, o lavorano nell’ambito della fotografia del cibo, insomma tutto ciò che gira attorno al mondo dell’alimentazione che tutte noi troviamo tanto interessante.

Ma come potrà mai evolversi questa situazione? Cosa diventerà la rete tra tre o cinque, o dieci anni?

Secondo me una delle possibili soluzioni è la donazione spontanea.

Questa forma di autosostentamento non è nuova della rete; potete trovarne notizie estremamente esaustive sul blog di Paolo Attivissimo, un giornalista informatico molto conosciuto, che spiega come a questo scopo si possa utilizzare Paypal o addirittura si possano inviare soldi in una busta (!) utilizzando le Poste.

Paolo parla di come questo tipo di microfinanziamento (in genere si tratta di un euro o poco più) possa riuscire a tenere viva la libertà di opinione, e io trovo che sia un’idea intelligente, onesta e perfettamente in linea con la filosofia di libertà alla quale è ispirata la rete.

Eccovi spiegato perché da oggi vedrete nella colonna destra un tasto per sostenere il pasto nudo: come giustamente dice Paolo, le donazioni non danno diritto ad alcun trattamento particolare, ma solo “alla calorosa gratitudine del proprietario del blog e alla rincuorante consapevolezza di aver contribuito a tenere viva l’informazione indipendente”.

Voglio anche lanciare un appello a tutte le foodblogger che abitano la rete: vorrei sapere cosa ne pensate, come fate voi: avete mai progettato di vivere del vostro blog, e se sì, come?
Insomma, avrei tanto piacere di sentire la vostra voce, io sono qui.

La voce degli altri blogger:
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