Breve storia del grano

Come vi avevo preannunciato, ecco il post sulle farine, che ho potuto scrivere grazie a sonia (soniuccia68) che mi ha rimproverato più volte di utilizzare (e consigliare!) negli impasti la farina manitoba.

farina Breve storia del grano

A quanto pare usare questa farina non è affatto una scelta consapevole, anzi non va bene proprio per niente e adesso vi spiegherò perché.

Tutto quello che scriverò in questo post lo traggo da un testo di Matteo Giannattasio, medico, agronomo, professore di biochimica vegetale, e molte altre cose che potete vedere ad esempio qui; e che ha scritto tra gli altri questo libro e questo.
Il testo di cui parlo, se ho ben capito, entrerà a far parte del suo prossimo libro.

Io l’ho letto attentamente, e ve ne faccio un sunto sperando di centrarne i punti più importanti.

Per prima cosa bisogna sapere che il chicco di frumento non è un seme ma un frutto secco (i botanici lo chiamano cariosside).
Il primo strato esterno è la crusca, poi troviamo l’amido e il glutine (la farina), e all’interno il germe.

Più la farina viene raffinata, più rimangono solamente l’amido e il glutine.
Molto tempo fa nel frumento il glutine era presente per il 10%; oggi il grano ha subito moltissime modificazioni ed è arrivato ad avere fino al 18% di glutine; questo è uno dei motivi delle allergie al glutine e della celiachia che stanno diventando sempre più frequenti.

È da non credere quali e quante sono state le modificazioni alle quali il grano è stato sottoposto.

Anticamente gli agricoltori si limitavano a fare la “selezione massale”, cioè semplicemente sceglievano le piante che producevano di più e che davano il grano più buono.
Negli ultimi cent’anni si cominciò a pensare di far diventare il grano molto più produttivo, cospargendolo con dei concimi a base di nitrati di sintesi.

Il problema era che essendo il grano una pianta forte e combattiva non accettava assolutamente questa procedura. Si cominciarono allora a selezionare i tipi di grano che assorbivano il veleno senza morire, abbandonando le piante che non accettavano i nitrati (ad esempio il farro piccolo e le varietà antiche di grano), anche se resistevano meglio alle malattie e davano un grano di qualità superiore.

I nitrati, però, oltre a peggiorare la qualità del grano, rendevano le piante più suscettibili ad ammalarsi. Così nacque la necessità di creare piante più resistenti alle malattie.

Un certo Strampelli cominciò a incrociare varietà e specie diverse per avere piante che resistessero meglio ai nitrati e che quindi rendessero di più quantitativamente.

Dopo Strampelli, negli anni ‘70, si cominciò a modificare il grano prima con agenti chimici, poi con le radiazioni nucleari.
Irradiando con raggi gamma frumento varietà “cappelli”, alcune piante mutarono geneticamente. Queste piante mutate furono poi incrociate con una varietà di frumento tenero di origine messicana, e ne nacque il grano “Creso”.
Il Creso fu poi a sua volta incrociato con altre varietà fino ad ottenere molti dei tipi di frumento che si coltivano oggi (Simeto, Colosseo, Adamello, etc.).
E non finisce qui.
In questo momento si sta cercando di modificare ulteriormente il frumento con l’ingegneria genetica, per ottenere piante ancora più resistenti ai pesticidi.
Ovviamente questi veleni finiranno comunque nel grano che arriverà sulle nostre tavole, nella paglia che mangeranno le mucche, nel terreno.

Tutte queste modifiche vengono operate anche per ottenere piante con una sempre maggiore quantità di glutine, perché le farine più glutiniche sono più elastiche, e quindi è più facile ottenere prodotti molto lievitati come panettoni, pandori etc.

Ed ecco che arriviamo alla manitoba.
La manitoba è una varietà di grano canadese, ad altissimo tenore di glutine.
Ecco perché Sonia mi ha rimproverato, ed ecco perché in tutta coscienza e con mio sommo dispiacere cercherò delle alternative per fare lo stesso le cose che mi piacciono nel modo più sano possibile.

Per quanto riguarda dolci come il pan di spagna o altre torte dove viene utilizzata la farina molto fine, come la 00, sembra sia possibile utilizzare la farina 1 mescolata con una piccola percentuale di fecola di patate.

Per quanto riguarda invece il pane ho già fatto qualche prova con la farina 1; il procedimento è un po’ diverso, lo spiegherò meglio in un prossimo post dedicato a questo argomento; ha bisogno di molto più tempo per lievitare, apparentemente l’impasto crudo lievita meno, ma poi in forno si gonfia quanto quello fatto con la farina 0, inoltre devo ammettere che il sapore è sensibilmente migliore, nonostante io non sia mai stata una fan del pane integrale, anzi.

Sto considerando l’ipotesi di acquistare un mulino casalingo per farmi la farina fresca in casa; comprare e stoccare il grano dovrebbe essere più semplice e meno dispendioso di farsi arrivare la farina giusta.

Concludendo, mi rendo conto che devo sempre essere pronta a cambiare le mie abitudini, e non mi riesce facile per niente accettarlo. Ma quando scopro qualcosa di nuovo, non riesco più a regolarmi come prima.
Adesso che so tutte queste cose sul grano, so già che non riuscirò più a fare il pane serenamente se non trovo una farina antica e non troppo raffinata.

Uff. Che fatica.

Approfondimenti:
I cereali: i sette fratelli (valore alimentare)
La storia del grano (fondazione celiachia)
Farine integrali, farine bianche (fysis.it)
Fare il pane: il grano e la farina (il canto del vino)

36 Commenti a “Breve storia del grano”

  1. Lo Scrive:

    aiutooooooooooooo…e ora? io alla fine mi ero regolata così…andavo al mulino e prendevo 00, 0 e manitoba (ma sul pacco c’è scritto O forte)…tutta di produzione italiana…non è bio ma è fantastica..tra le farine migliori che ho usato…gli impasti lievitano in modo stupendo…poi ho preso un mulinetto della marcato e macino a mano…gniec gniec…ora rileggo con calma e cerco di capire bene!
    grazie

  2. izn Scrive:

    @lo: io per un po’ ancora la 0 continuerò ad usarla, ma la manitoba… sigh… mi mancherà. Comunque spero che questo cambiamento sia il modo per trovare nuove strade creative per panificare. Il nuovo mi intriga sempre :-)
    ps: ti mando un abbraccio fortissimo, ho letto il tuo post di oggi e ti sono vicina. Hai una forza veramente rara.

  3. soniuccia68 Scrive:

    Post chiarissimo, questa è musica per le orecchie!
    Sono sicura che nessuno alla fine rimpiangerà la farina manitoba non appena si sforneranno pani e dolci profumati alla vecchia maniera….

    salutoni e continua cosi!!!
    soniuccia

  4. pagnottella Scrive:

    Cara izn, perdonami avrei bisogno di chiarimenti… Ma il problema sono i pesticidi, o anche il glutine? Se acquistassi farina bio, per i pesticidi, risolvo il problema?
    Ma il glutine fa cosi male?
    Quindi ricapitolando, le farine che contengono meno glutine sono le integrali?
    Scusa…mi sono un’attimino persa…

  5. izn Scrive:

    @pagnottella: il problema sono sia i pesticidi che il grano assorbe, che ci avvelenano piano piano, sia l’alta percentuale di glutine, che crea intolleranze e mal di stomaco.
    La farina bio viene prodotta con grano non trattato, ma anche quella, a meno che non sia prodotta con grani antichi, che non sono stati sottoposti a tutte le mutazioni di cui ho parlato, è comunque difficile da gestire per il nostro organismo.

    Il glutine non fa affatto male, ma fa male assumerne molto, come per qualsiasi cosa. Il rapporto tra l’amido e il glutine nel grano attuale è completamente diverso rispetto a quello antico.

    Lo so, non è semplice.
    Anch’io fatico ad assorbire tutte queste nozioni insieme. E poi sembra che qualsiasi cosa mangiamo in qualche modo è nociva o avvelenata o deriva da una truffa alimentare. Ma che dobbiamo fare? Bisogna fare il classico passo indietro per farne i due avanti dopo.
    Vediamo che succede…

  6. pagnottella Scrive:

    Ciao izn, allora le opzioni sarebbero…o cercare qualche rivenditore di farina bio ottenuta con grani antichi, (potrebbe essere possibile?) o riducendo il glutine usando spesso farina integrale ovviamente bio, oppure assumere meno quantità di glutine mangiando meno pane e tutti gli alimenti che lo contengono…
    Certo che diventerebbe un lavoro! Stimolante ma non praticabile sempre!
    Grazie…

  7. izn Scrive:

    @pagnottella: esatto, e proprio sonia (soniuccia68) ad esempio fa parte di una cooperativa di agricoltori toscani biologici certificati e ha un mulino dove macinano grani antichi.
    Sempre meglio comunque riuscire a mangiare farina almeno semi integrale se è possibile. Io ho fatto il pane con una farina 1 macinata da una varietà antica di grano e devo dire che la differenza si sente.
    Utopicamente mangerei solo cibo di questo tipo… e io sono una che cerca sempre di far diventare l’utopia realtà.

  8. fra75 Scrive:

    Ragazze, una persona che mi è molto cara ha una figlia celiaca e mi ha chiesto di provare a fare il pane con la farina di grano saraceno. Secondo voi è possibile? io non l’ho mai usata e non ho davvero idea di come renda nell’impasto né di come dosare gli ingredienti. Secondo voi come è meglio procedere’ Avete suggeriemtni su come adattare una ricetta di pane a questa farina? Grazie…

  9. izn Scrive:

    @fra75: perdonami mi era sfuggito il tuo commento! Dunque, tempo fa ho trovato questa ricetta per fare il pane con il grano saraceno qui su Cookie Corner. Dalla foto sembra stupendo, dovresti solo adattarlo per la pasta madre. Se hai bisogno di consigli per adattarla fammi sapere che ci provo! E sicuramente ci proveranno anche le altre a venirti in soccorso, vedrai :-)

  10. fiordisale Scrive:

    Sei stata chiamata in causa e mò devi sentirti obbligata ad aiutarmi a sbrogliare st’impiccio. Ho una missione da portare a termine :-(

  11. Maddalena Scrive:

    …cavoli!!!!!!! quante risorse in questo blog!!!! Io il pane lo faccio con circa mezzo chilo di farina integrale, mezzo chilo di farina integrale di grano duro (entrambe biodinamiche) e due etti di manitoba del mulino rosso, tutte e tre acquistate da Naturasì, anche un paio di megacucchiai di miele di acacia fatto dalle api dei miei genitori.
    Adoro il pane integrale, ma quel po’ di Manitoba mi piaceva metterlo…..vabbè…continuerò a sviluppare la cultura del distacco….e magari mi concentrerò affinchè il mio pensiero generi un pane comunque buono…anche senza Manitoba!!

    ….ehm…..io uso il lievito fresco Rapunzel(poco) e faccio lievitare parecchie ore….ancora non sono pronta per la pasta madre…so che dopo questa affermazione sarò scaraventata fuori dal blog…siiiiigh!!!!!

  12. claudia Scrive:

    maddalena…siamo in due…ma la izn non ci scaraventa fuori, vero vero???? Anch´io non ho voglia, ora, di mettermi a imparare la pasta madre, che ho giá duemilacinquecentoquarantatré nuove cose da imparare…peró grazie a questo blog forse ma forse mi rimetto a fare lo yogurt…non fosse altro che per farlo assaggiare al marito (BULGARO) della mia amica di qui…giá comprato latte e yogurt di mucca felice (spero…demeter di qui…)
    PS: l´altro ieri ho fatto il pane dolce con l´uvetta…é verissimo che con la luna nei segni d´acqua (era in scorpione) la pasta diventa appiccicosissimissima peggio dell´attak!

  13. izn Scrive:

    @maddalena: aaahhhhhhh! le api *dei tuoi genitori* come ti invidioooooo :-)
    Ma la manitoba ogni tanto ce la possiamo concedere… basta utilizzarla solamente in poche e rare occasioni. Anch’io ci sono rimasta così male… e mo’ il panettone come da dove lo faccio uscire, dal cappello?

    MA NO che non sarai scaraventata, assolutamente!
    Anch’io ho provato qualche volta il lievito fresco di birra (sempre rapunzel, nel bio esiste praticamente solo quello!), solo che non sono capace di usarlo, ecco.
    In realtà nel pasto nudo utilizzo solo la pasta madre perché non crea problemi di digestione, ma (sempre una volta ogni tanto – quando magari ci sentiamo particolarmente bene) un pezzettino piccolo di cubetto a luuuuuunga lievitazione, ci può anche stare, no? La trasgressione! eheheheh (ma che faccio, rido da sola alle mie stesse battute… argh)

    @claudia: noooooooo non vi scaravento proprio per niente! Comunque sapete che da ottobre probabilmente terrò dei workshop (ognuno di due o tre giorni, mi sa) per panificare con la pasta madre? Dal vivo, in carne e ossa! Mi sembrerà stranissimo :-) Questa è un anteprima assoluta…

  14. Loretta Scrive:

    Dei workshop ver panificare con la pasta madre?!?! E magari pure quella liquida? Fammi assolutamente sapere quando e dove li farai… Mi è stata regalata della pasta madre liquida di quattro anni, da una donna specialissima che ha fatto della natura la sua totale scelta di vita (Etain Addey, per chi la conoscesse…). Solo che io non ho mai panificato con la pasta madre, neanche quella solida, e ora la “pupa” sta lì nel frigo che dorme ed io non trovo il coraggio di usarla, per paura di sprecarla!!!

  15. izn Scrive:

    @loretta: loretta ma tu è la prima volta che scrivi? perché il tuo commento mi è arrivato come se non mi avessi mai scritto prima.
    Comunque sì, i workshop si terranno proprio con la pasta madre liquida. Saranno tenuti da ottobre mi sa, a Roma, da Biogusto (se clicchi qui puoi vedere cos’è biogusto), stiamo ancora decidendo orari e tutto il resto.

    Mi incuriosisce moltissimo questa pasta madre liquida che hai, non è affatto facile trovarla in italia! Dopo provo a fare una ricerca in rete su Etan Addey allora, sembra molto interessante :-)

    Vieni sulla pagina della pasta madre liquida (clicca qui) per chiedermi qualsiasi cosa su come rinfrescarla e panificare etc; ma la stai rinfrescando già, no?
    un bacio!

  16. pasticciotta Scrive:

    @izn: come, come?? workshop con izn vivaveraincarneossa? e io quasi sicuramente non potrò partecipare, buuuhhhhh :-(( e se ti organizzassimo un tour, sì insomma una tournèè in giro per l’italia, come per i cantanti? d’altronde i tuoi consigli sono…musica per le nostre orecchie, eheheh

  17. roby Scrive:

    @ loretta : che bello! il libro “una gioia silenziosa” di etain addey è qualcosa di veramente speciale! se almeno molti di noi riuscissero a seguirne l’esempio… eh! sarebbe troppo bello! ma non è facile, e sono scelte veramente di vita ! grazie per avermela ricordata, grazie davvero :)

  18. fra75 Scrive:

    @ izn: Sto lentamente provando mettermi in paro con i vecchi post. Ho letto ora dei workshop al biogusto. Ma sarebbe splendido!!! Appena sai quando li farai mi fai sapere? così cerco di organizzarmi per esserci… E’ la volta buona che finalmenrte ci conosciamo dal vivo. non vedo l’ora…
    Un abbraccio

  19. izn Scrive:

    @pasticciotta: siiiiiiiiiiiiiiì, in realtà con izn viva vera e in carne e occhiaie, visto che emma continua a tenerci svegli :-(
    Ma sì, poi faremo anche il tour, tanto dopo il corso sarò scafatissima! per adesso mi sento più che altro intimidita dalla posizione di “insegnante”, mi sa che il primo giorno farò finta di essere un allieva, ehehe (tutti si guarderanno intorno compresa me dicendo “ma dov’è izn?”).

    @roby: ommammamia, ma solo io non conosco questo libro! vado subito a cercarlo sulla rete! A questo punto *devo* leggerlo, assolutamente :-/

    @fra75: certo, ti ho messa adesso nella lista delle persone che sono interessate a partecipare. Appena avrò notizie le riceverai direttamente nella tua mail! Anch’io sono curiosissima 8-)

  20. Loretta Scrive:

    @izn: si, qui è la prima volta che scrivo :-) mi trasferisco nella pagina della pasta madre liquida per ulteriori domande… comunque Etain Addey è inglese di origine, anche se vive in Italia da una trentina di anni. La sua pasta madre l’ha fatta con l’aiuto di un cuoco suo ospite, quattro anni fa… che emozione quando me ne ha donata un pochina :-) Purtroppo non sapevo che fosse tanto differente da quella solida e non le ho chiesto lei come fa a panificare… lei rinfresca a occhio: un pugno di farina presa dal sacco e una tazzina d’acqua e poi una girata! E io che sto sempre lì a misurare i grammi!!
    Inserisci anche me tra le persone interessate ai workshop. Spero che tu li faccia di sera… vero?
    @roby: ho appena finito “una gioia silenziosa”. Un libro meraviglioso che consiglio a tutti i frequentatori di questo sito, anche se è un po’ difficile da trovare. E’ edito dalla Ellin Selae (www.ellinselae.it), sul sito sono indicate anche le librerie dobve si possono trovare le loro pubblicazioni in varie città d’Italia.
    Mentre leggevo ancora il libro con il mio compagno (noi leggiamo insieme molti libri, o meglio io li leggo a lui ad alta voce…) abbiamo deciso di andare a trovare Etain… è una persona incredibile, semplice, diretta, senza fronzoli, incredibilmente umana.

  21. izn Scrive:

    @loretta: allora benvenuta sul pasto nudo!!!
    adesso vado subito a risponderti sulla pagina del lievito liquido; per quanto riguarda il workshop stiamo ancora decidendo, perché dovremo scegliere tempi e orari compatibili con quelli del ristorante; anzi se qualcuna di voi ha suggerimenti e richieste per gli orari etc scrivetemelo così ne terremo conto.
    Al momento pensavamo di fare workshop di due o tre giorni, nel fine settimana, così volendo anche persone che non sono di Roma potrebbero fare un week end romano e partecipare al corso. Stavamo studiando anche una joint-venture con un b&b bio molto bello, ma questo in particolare ha solo tre camere!

    Ti inserisco tra le persone interessate così riceverai una mail appena ci sono novità (molto presto).
    Che cosa bella che tu e il tuo compagno leggiate i libri insieme… io ci ho provato con zac, ma lui non riesce a farlo, ha bisogno di fondersi da solo con il suo libro, altrimenti perde l’attenzione (questi gemelli…). uff :-(

  22. claudia Scrive:

    eh…no…non toccarmi i gemelli, che io ci sono a metá e mi sento molto molto simile (é il mio ascendente…)
    Lo apisco, quanto lo capisco…io non sopporto chi mi legge le cose!
    Che peccato che sono cosí lontana… mi sarei giá prenotata per il workshop!Adesso devo chiedere qui, come fanno la pasta madre e se la fanno…nel negozio bio si puó comperare il pane fatto con la pasta madre, ma non conosco nessuno che lo faccia in casa…dopo la riunificazione tutto quello che é “antico” é stato totamente rimosso dai piú, che si sono tuffati negli ovetti kinder, nelle confezioni di haribo megacolorate e nelle porcate piú assurde (importante che siano “dell´ovest” e viste in tv!). Un amico col quale parliamo spesso di cibo, e ultimamente di cibo nelle varie religioni e culture, ha detto che secondo lui il pane con la pasta madre non é ammesso nella cucina kosher…secondo me non é cosí: per curiositá, tu ne sai qualcosa??
    baci

  23. Loretta Scrive:

    Bè anch’io sono gemelli ed infatti sono io che leggo ;-)) Ma Emi è uno scorpione e così tutto fila liscio… è molto bello in effetti!
    Riguardo al corso, se fosse infrasettimanale io preferirei il tardo pomeriggio/sera, ma se si tratta del weekend è tutto diverso.

  24. izn Scrive:

    @claudia: e capirai, io invece li adoro, i gemelli! ho anche una bimba segno d’aria, come se non bastasse (una bilancina).
    Non conosco la cucina kosher, ma immagino che siccome non mangiano il pane lievitato (o sbaglio? non mangiano solo il pane azzimo?) qualsiasi tipo di lievito non sia ammesso. Però interessante come argomento, se ne sai qualcosa in più mi fai sapere?

    @loretta: ieri sono stata da biogusto e stiamo decidendo per il fine settimana (sempre pomeriggio) infatti. Appena ho novità ti dico subito!

  25. claudia Scrive:

    eh eh…io sono bilancia (ultimo giorno, ma pur sempre bilancia) ascendente gemelli….mi sa che é per questo che mi sei simpatica!!!!
    indago sul kosher!

  26. gabriella Scrive:

    Izn ho letto, ma mi sono persa… Ne ho appena comprata 10 chili di manitoba… vabbè… ormai la utilizzo, ma poi… aiutooooooooo…
    La farina 0 va bene?

  27. roby Scrive:

    @ loretta scusa ho letto solo ora il tuo commento, sì è un libro stupendo io ho una fotocopia perchè quando lo cercai non lo trovai, ma va bene anche così. ora ce nè un altro “acque profonde” appena posso scappare in libreria lo cerco. baci

  28. izn Scrive:

    @gabriella: certo, la 0 va benissimo. Ma meglio biologica, altrimenti può essere contaminata con pesticidi, nitrati e altri disastri vari…

  29. Michelangelo Scrive:

    ed io che avevo appena trovato il mio equilibrio con le farine…mi tocca ricominciare! umpf! :-|

  30. Francesca Scrive:

    ciao. Da un po’ mi sono imbattuta nel tuo forum e mi ha affascinato.
    Quindi intanto colgo l’occasione per farti tanti complimenti, sia per le ricette invitanti, sia per la presentazione che ne fai, sia per gli approfondimenti sulla qualità degli ingredienti e sulle proprietà degli alimenti.
    Anch’io mi sono data al biologico ma vorrei anche usare solo farine integrali. Visto che sono certa di parlare con un’esperta, avrei due domande (per cominciare…):
    c’è qualche motivo (a parte la riuscita) per cui tu usi in genere farina 0 oppure 00? Hai qualche indicazione da darmi per realizzare le tue ricette facendo uso solo di farine integrali?Ho già individuato una lista di ‘preferite’ e non vedo l’ora di cimentarmi, specie per le feste….
    Ciao, Francesca

  31. izn Scrive:

    @francesca: ciao francesca, e ben capitata sul pasto nudo :-)

    Ti ringrazio tanto per quello che hai scritto, il vostro apprezzamento è assolutamente il motore dei miei sforzi e della mia testardaggine di questo ultimo anno.

    Dunque, se sei interessata alle farine integrali ti consiglio di visitare il sito di fysis, che usa quasi solamente farine integrali.
    per quanto riguarda i diversi tipi di farina, non sono assolutamente un’esperta, ma se posso condividere la mia poca esperienza lo faccio molto molto volentieri :-)

    Che io sappia la farina 00 si utilizza quando si vuole cercare di *non* far sviluppare il glutine, quindi far prevalere la friabilità sull’elasticità, e quindi ad esempio per la pasta frolla e tutte le altre preparazioni che vorresti fossero friabili.

    La 0 invece in genere viene utilizzata per la panificazione, perché al contrario ha più glutine e nel caso del pane si vuole un impasto molto elastico, perché deve sopportare la presenza delle bolle d’aria all’interno senza rompersi.

    C’è poi la manitoba, che ha moltissimo glutine e viene in genere utilizzata per gli impasti che hanno bisogno di crescere tanto in altezza, come ad esempio il panettone etc, ma qui al pasto nudo non la utilizziamo per i motivi che puoi leggere proprio in questa pagina, nell’articolo.

    Le farine integrali in genere siccome comprendono anche la parte esterna del chicco, che naturalmente non possiede affatto glutine (è come se fosse la “buccia” del frumento) lievitano con più difficoltà, ma con alcuni accorgimenti si possono ottenere ottimi pani, meno alveolati di quelli realizzati con farine bianche, ma di sapore più intenso e spesso più gustosi.

    È molto importante però che le farine integrali provengano da agricoltura biologica, perché è proprio sulla parte esterna del chicco che si depositano i vari veleni che vengono usati nella coltivazione convenzionale, e quindi paradossalmente tante persone che credono di mangiare sano mangiando integrale si avvelenano di più.

    Quando decidi quale ricetta provare fammi sapere che sono curiosa :-)

  32. Francesca Scrive:

    puoi contarci! ti terrò informata ;)
    intanto senti: secondo te basta semplicemente sostituire ad esempio la farina 0 con una uguale quantità di quella integrale? hai qualche accorgimento da suggerire?
    Grazie mille, ciao.
    Francesca

  33. izn Scrive:

    @francesca: francesca, perdonami il ritardo, mi era sfuggito il tuo commento :-/
    Purtroppo non ho molti accorgimenti da suggerirti per panificare con la farina integrale perché io la uso poco; l’unica cosa è sicuramente di aumentare leggermente le dosi che useresti con quella bianca. per il resto se io fossi in te guarderei se sul sito di fisys c’è qualche consiglio interessante, compresi links e collegamenti eventuali; se mi viene in mente qualcun altro che panifica abitualmente con la farina integrale torno subito qui e ti dico, ogni tanto affacciati a dare uno sguardo!

  34. Francesca Scrive:

    ok grazie ;)
    sei gentilissima.

  35. antuanett Scrive:

    sono sempre piu per i prodotti integrali(o diciamo piu genuini possibili) ma con la globalizzazione mi accorgo che sempre meno possibile e sara sempre peggio8PIU LE MULTINAZIONALI prenderanno potere e pi per noi sara peggio.La manitoba quindi a me pare che sia geneticamenre modificata,penso sia abbastanza per chiedersi quanto faccia bene?????

  36. izn Scrive:

    @antuanett: ciao antuanett, e ben capitata nel pasto nudo.
    Sono d’accordo su tutto ciò che dici, però devo dirti che la manitoba non è geneticamente modificata, o almeno io non sono a conoscenza di farine manitoba che lo siano; poi può anche essere che negli Stati Uniti abbiano creato una manitoba ogm e io non lo sappia, ma sicuramente in Italia non è in commercio.
    La manitoba purtroppo presenta altri problemi, per tanti versi non meno importanti.

Lascia un Commento


Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin