Romagnuolo – provola affumicata

Adesso vi racconto la triste storia della diciottenne (più o meno) napoletana che arriva a Roma e cerca in salumeria la provola affumicata. Allora non ero neanche consapevole, e per me buono significava *buono di sapore*; già quello mi sarebbe bastato e avanzato.

Vogliamo parlare della faccia delusa che avevo quando mi sono resa conto che uno dei cibi che amavo di più della mia infanzia non era proprio di casa nella città dei cesari, a poco più di duecento chilometri di distanza? Il massimo che potevo ottenere era una scamorza, anche affumicata volendo. Ma non era proprio la stessa cosa! Quella che noi chiamiamo provola in realtà è una specie di mozzarella un po’ più compatta e saporitissima, sigh. Era la mia prima dolorosa esperienza di chilometro zero, e dovetti rassegnarmi a rinunciare a provola, cornetto caldo alla crema e amarena e pure alla sfogliatella riccia.

Anche adesso non sono molte le occasioni che mi si presentano per gustare mozzarella di bufala e provola affumicata come dio comanda. C’è voluto Domenico Romagnuolo, di cui vi ho già parlato a marzo e a dicembre dell’anno scorso, per riportare alla mia mente (anzi alla mente del mio stomaco… Sabine tu mi capisci, vero?) ricordi mai sopiti.

Dovete sapere che la provola non è altro che una mozzarella posizionata su degli scaffali in un ambiente nel quale viene lasciato bruciare del fieno. Giusto i cinque minuti necessari perché la ex-mozzarella formi una pellicola un po’ più spessa e acquisisca un buonissimo sapore affumicato appena accennato. Cucinarla è un po’ un peccato, e devo ammettere che difficilmente arriva alla padella, o quantomeno non ci arriva di certo intonsa.

Ho pensato così di darle solo una veloce scottata sulla piastra e accompagnarla con un sughetto fresco fatto con i primi pomodori che ho trovato in giro (temo siano siciliani, perché qui da noi siamo ancora all’inizio dell’autunno!). Però quando li ho visti non ce l’ho fatta proprio a non portarmeli a casa… anche se non erano esattamente i San Marzano che avrei voluto li guardavo con un occhio talmente concupiscente che il contadino me li ha imbustati (in busta di carta, eh!) senza che neanche li chiedessi!

Una nota sull’aceto balsamico: se siete tra i fortunatissimi che possono permettersi una boccetta di quel nettare che è l’Aceto Balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia *serio*, invecchiato minimo 15 anni (tenete conto che 100 grammi costano circa 100 euro) non c’è alcun bisogno di ridurlo! Io ne ho ricevuto una boccetta in regalo più di dieci anni fa da un cliente e credo di averlo provato su qualsiasi cosa avessi in cucina. È uno spettacolo, indimenticabile.

Ne esistono però molti altri, invecchiati due o tre anni e che costano molto meno (se non sbaglio una ventina di euro per 250 grammi); e altri ancora meno costosi, ovviamente man mano che si scende di prezzo sempre meno pregiati. L’importante, come voi pastonudisti ben sapete, è leggere l’etichetta, e assicurarsi che negli ingredienti non ce ne siano di quelli che la vostra bisnonna non capirebbe :-I

Vabbeh, la ricetta come al solito sapete dove andarla a guardare! Ma fatelo dopo pranzo perché queste sono cose pericolose da visionare a stomaco vuoto eh!!! :-D

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3 comments

  1. Martina ha detto:

    Io sono a stomaco vuoto, ma questa provola ha un che di spettacolare! Non credo di averne mai mangiata una vera e mi viene l’acquolina in bocca al solo guardarla. Peccato che qui al nord sia ancora più difficile trovarla. Quel piattino è davvero una delizia. Grazie per proporci sempre spunti così succulenti. Martina

  2. cristina ha detto:

    ciao, ho letto il tuo post, prova la provola (!) affumicata della bottega di formaggi di via collina, zona via xx settembre, mi piacerebbe sapere come la trovi perchè se esiste qualcosa di più buono ancora io devo saperlo..!!

  3. Grazia ha detto:

    Ciao, bel post, anche io vivo a Roma ma originaria della Campania e soffro per la difficoltà di reperire la provola.
    Ma questa di Romagnuolo si trova a Roma???

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