L’uovo consapevole

Con l’avvicinarsi della Pasqua mi capita spesso di fare qualche riflessione sul cibo tipico di questo periodo e dunque mi è sembrato doveroso scrivere qualcosa a proposito delle uova di cioccolato. Ricordo che volevo farlo anche l’anno scorso, ma che non ne avevo avuto il tempo. Ecco, quest’anno l’ho trovato!

Vi confesso che il primo impeto che ho di fronte a questo frenetico acquistare uova di tutti i colori (e gli incarti di cosa sono fatti e dove vanno a finire?), di tutte le dimensioni (ma chi se lo mangia poi tutto questo cioccolato?), fatti con cioccolato non meglio identificato (dove, come, in che condizioni è prodotto? Ed è buono?!?) e contenenti sorprese di dubbio gusto e utilità e dannose per l’ambiente, peraltro a prezzi assurdi, il primo impeto dicevo, è di ribellione totale. Della serie: l’uovo di Pasqua non si deve comprare! Compriamo solo tavolette ultraconsapevoli!


Poi però mi viene in mente che molto prima di essere quello che è ora, ovvero una consuetudine di cui non si conosce più l’origine e il significato, era il simbolo della primavera, della Natura che si risveglia, della fertilità, l’affascinante e misterioso scrigno nel quale si sviluppa la vita. Tanto che gli Egizi e i Persiani si scambiavano uova dipinte durante le feste propiziatorie della fertilità e che il cristianesimo lo ha assunto come simbolo della resurrezione pasquale.
È un simbolo davvero troppo forte perché una donna come me possa liquidarlo senza dargli neanche una chance.

Sarebbe bello se si potesse recuperare la tradizione e utilizzare l’uovo di Pasqua per quello che è. Tanto per cominciare potrebbe essere utile portare il numero di uova acquistate a uno per famiglia (e non uno a testa e nemmeno più di uno per i bambini… *specialmente* per i bambini!).
Poi direi che dovrebbe essere d’obbligo scegliere un uovo sul quale esercitare la nostra consapevolezza ovvero di cui conosciamo le risposte a tutte le domande che ho posto sopra. Non ce ne sono molti sul mercato che rispettano proprio tutti i requisiti. Io ne ho trovato solo un paio, ma sarebbe bello se ce ne fossero altri che mi sono sfuggiti. Se li conoscete segnalatemeli per favore.

I requisiti che secondo me un uovo dovrebbe rispettare sono, tanto per riepilogare: cioccolato biologico e fair trade, sorpresa che abbia una qualche utilità e bellezza, incarto a basso impatto ambientale, prezzo sensato.

Già perché spesso il maggior prezzo delle uova rispetto allo stesso cioccolato in tavolette non è giustificabile dal diverso processo produttivo (che per un’industria in particolar modo non è affatto più dispendioso), né dall’incarto, né tantomeno dalle sorprese che come dicevo sono spesso degli oggetti davvero senza valore e che le industrie per certo acquistano in quantità per l’appunto industriali su mercati ultraconvenienti come quello cinese, pagandole pochissimo.

Possiamo spezzare una lancia in favore degli artigiani perché loro davvero fanno un maggior lavoro per produrre un uovo di Pasqua e in genere inseriscono sorprese su richiesta del cliente (andate a vedere qui che delizia questa realizzazione di Paul DeBondt). Rimane però il fatto del cioccolato poco “felice” se mi consentite l’espressione pastonudista (certamente le piante di cacao coltivate forzatamente non sono felici e neanche i coltivatori che non riescono a sbarcare il lunario o peggio sono schiavizzati lo sono).

Le uniche uova sul mercato italiano che ho trovato corrispondano a tutti i requisiti sono quelle di Altromercato e le arcobaluovo di Equoland (attenzione: Equoland realizza anche altre uova di Pasqua che non hanno l’incarto ecosostenibile anche se è equosolidale). Sono prodotte con cioccolato bio, equo e solidale e hanno incarti e sorprese ecosostenibili ed equosolidali.

Il prezzo delle uova Altromercato è un po’ più basso di quelle Equoland e per entrambe è comunque più alto di quello per l’acquisto di una tavoletta dello stesso peso e della stessa marca. Trovo che però in questo caso il maggior prezzo trovi giustificazione reale nel sostegno a progetti di solidarietà (per gli incarti e per le sorprese) e che sia certamente più sensato spendere per questo che per arricchire una multinazionale senza scrupoli.

Per quanto riguarda il gusto posso dirvi di aver assaggiato il cioccolato fondente prodotto da Altromercato e che si può andare tranquilli; in futuro ve ne parlerò. Non ho avuto il piacere di fare lo stesso per quello di Equoland, ma provvederò.

Chi vuole approfondire con dettagli maggiori può andare a guardare qui o qui o qui per Altromercato e qui per Equoland.

Sicuramente è possibile procurarsi altre uova di Pasqua che corrispondono ad alcuni dei requisiti come ad esempio quelle di Giampaoli (che però non sono equo solidali) o quelle della SolidalCoop (che però non hanno l’incarto ecosostenibile).

Per concludere vorrei lanciare un invito a tutti i pastonudisti.
A Pasqua fate in modo di avere un solo uovo in casa. Acquistatelo con consapevolezza. Rompetelo con i vostri familiari e con i vostri bambini spiegando loro qual è il suo significato simbolico e che se c’è una sola sorpresa per più bambini questa va condivisa. E perché no, istituite un piccolo rito familiare, nel quale augurarvi reciprocamente un anno di rinascita della mente, dell’anima e dello spirito. Io lo farò. Penso che se cominciassimo da queste piccole grandi cose, il mondo sarebbe un posto migliore.

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40 comments

  1. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Ok Izn sono d’accordo su (quasi) tutto quello che dici, e hai fatto veramente bene a dedicare un post all’uovo di Pasqua. Per i bambini e anche per chi lo è ancora nell’anima è un “oggetto” festoso, allegro, irrinunciabile: io lo collego all’inizio della primavera, alle mie vacanze dai nonni, quando le uova, quelle vere, le pitturavo, sode, per poi portarle in Chiesa. Riti festosi e, diciamolo, gustosi. Peccato che, come hai detto tu, le uova di cioccolato odierne siano davvero immangiabili (almeno per una intenditrice di cioccolato come me) e quindi grazie mille per le segnalazioni di marche diverse, buone e ecosostenibili.

    Il mio “quasi” riguarda il numero, e il prezzo: perchè un uovo solo? Perchè lesinarci questa gioia? Non dico di esagerare, ma almeno due o tre…Da assaporare lentamente (se sono buoni) iniziando dalla Domenica delle Palme, da far rompere con gusto ai bambini (che meraviglia quel gesto, mentre la mamma voltava le spalle e noi bambini, BAHM un bel pugno sopra, per mangiarlo subito e arrivare alla sorpresa!). Ecco, la sorpresa, per le schifezze che ci mettono dentro potremmo anche farne a meno, basterebbe un ovetto colorato un pò più piccolo, tanto per far contenti i bimbi, e abbassare un pochino i prezzi. E, per Pasqua, non potremmo fare un’ eccezione? Incarti anche un pò “inquinanti”, ma prezzo più basso?

    Ok, ok, riesco sempre ad essere eretica, ma siamo in tempo di crisi (crisissima,mi sembra) economica…

  2. Graziella Carnevali ha detto:

    Scusa Castadiva! Ho visto ora che il post l’hai scritto tu e non Izn, ma perchè sono sempre di corsa?

  3. claudia ha detto:

    Loretta, ma grazie! Hai espresso a meraviglia il concetto di ritorno alla semplicitá e alla scoperta del significato di ció che facciamo (e mangiamo!). Ci sono molti lati negativi nell´esser emigrante (troppi, talvolta, soprattutto quando, velatamente o meno, ti accusano di aver lasciato la barca che affonda…). Ma uno su tutti lo adoro, e ringrazio gioiosa di non dover combattere con nonni e zii e vicini di casa: che in qeste occasioni é molto piú facile, e nostra figlia ha UN UOVO (e magari altri ovettini piccolini, ecco, o un coniglio (anzi, come dice il simpaticone olandese del tuo video, sarebbe una lepre, un Oster Hase ;-)). E rigorosamente a Pasqua, non prima!
    Io sono cresciuta in una famiglia molto rispettosa, del concetto di Quaresima e soprattutto di attesa: bisognava imparare ad aspettare, e aspettare…almeno a Pasqua e a Natale (un´altra cosa che pare non si possa piú permettere ai bambini…poverini…ma dai….l´uovo possono mangiarlo anche prima…anzi, iniziamo a febbraio, che tanto nei supermercati ci sono tutto l´anno, come i panettoni!). E uno dal nonno paterno, e quelli dei nonni materni, e poi gli zii, e la prozia, e la vicina di casa…alé! (PS: un mio amico medico mi diceva che la piú alta percentuale di operazioni di appendicite si verificava immediatamente dopo le scorpacciate di uova e cioccolata a pasqua…;-))
    Certo, ci vuole piú tempo : ieri ha soffiato le uova (ehm..il papá, che c´ha piú fiato), poi siamo andate a comprare il colore e i pennellini (noi anche qualche glitzer, a dir la veritá), poi colorarle anche con le bucce delle cipolle e la curcuma (come facevamo da piccoli, con le foglie di prezzemolo incollate sopra col bianco d´uovo, cosí poi resta lo stampo…). Per l´uovo qui, purtroppo, mi sa che dovremo cedere, perché di consapevoli e pure senza sorprese made in china non se ne trovano…vedremo, che mi sa che lei é ben contenta anche se la sorpresa é fuori dall´uovo e non dentro!! Buona Pasqua!! <3

  4. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Claudia non so se la tua velata polemica era diretta a ciò che ho scritto, allora vorrei chiarire che sono d’accordo con il concetto di attesa, per i bimbi è molto importante, ma da laica quale sono e quale è stata la mia famiglia l’attesa finiva la Domenica delle Palme, domenica in cui ci si scambiava i simboli di pace ( e anche se laici mia nonna mi portava in Chiesa, perchè la pace per noi era un valore, e lei era una laica sui generis, ogni tanto osservante). Poi, ci sono bambini e bambini. Io, per esempio, fino a nove anni non mangiavo quasi nulla (poi ho ampiamente recuperato), mia figlia idem, un pò di più di cioccolato buono fondente ci ha sempre fatto bene. Quanto alle appendiciti, beh, nessuno nella mia famiglia, neppure mia madre che era golosissima, ne ha mai sofferto: credo che ognuno debba darsi le regole che vuole, e, qualche volta, non ascoltare troppo gli alimentaristi (che fino all’altro ieri teorizzavano per esempio, la bontà della carne tutti i giorni ai bambini).
    Ma è solo il mio parere, e con mia figlia mi sono trovata bene così, ed è sempre stata sanissima (altrimenti avrei cambiato idea, naturalmente).

  5. Arianna ha detto:

    Noi abbiamo un solo uovo di Pasqua a casa: non so se abbia sorpresa o meno (non credo), il confezionamento non è ecosostenibile e non ho nemmeno idea di chi l’abbia prodotto o con che cioccolato (non ci sono etichette, ma mio fratello ne ha provato uno già aperto dai suoi amici e mi riferisce essere di buona qualità). L’abbiamo comprato per finanziare la sua (di mio fratello) associazione umanitaria: tutti gli anni ragazzi di 18-30 anni vanno in Bielorussia a fare volontariato in un orfanotrofio, per periodi di tempo variabili. Hanno comprato le uova, le hanno impacchettate loro con carta trasparente e li vendono, riservando i fondi per comprare cose che sanno essere utili ai bambini bielorussi.

    Ecco, magari non sarà un cioccolato bio, ma l’uovo è di certo “etico” :)

  6. claudia ha detto:

    Loretta: guarda il link alla 4° riga… sono sicura ti piacerá molto!

    @Graziella: non c´era nessuna polemica (poi, se le faccio, non sono una che le vela!! ;-)). Pensa che, essendo di fretta, non avevo letto nemmeno i commenti prima del mio (e cioé il tuo)-rare volte, ma capita, me li rileggo dopo-! Tranquilla, ho solo scritto quello che il post mi ha fatto venire in mente!! ;-) Buona Pasqua anche a te!

  7. Hombre ha detto:

    lipperlì avevo letto l’uomo consapevole e mi ero preoccupato perché gli ossimori mi spaventano un po’.
    un bambino = un uovo è un’equazione che mi piace, perché dovermi tenere in frigo tutto l’anno un tupperware pieno di cocci di cioccolato mi rompe alquanto e non sono bravo a riciclarli.
    cmq quelli di cioccolato ancora si sopportano, al di là dell’incarto, i superpasqualoni in plastica con solo giocattoli dentro (nemmeno a sorpresa perché le pubblicità sono esplicite) quelli sarei proprio per metterli al rogo.

  8. izn ha detto:

    @Hombre: OMG che diavolo è un superpasqualone????!!!!

  9. Hombre ha detto:

    una roba brutta e mi rifiuto di metterti il link che poi qualcuno ci clicca davvero: un mega uovo di plastica con dentro una serie di giochi più o meno alla moda. Una trasposizione pagana del natale già pagano sulla pasqua.

  10. Laura ha detto:

    @Izn: sono confezioni di plastica con dentro sorprese (giocattoli) per bambini. Cioé: manco il gusto di scartare l’uovo di cioccolata, mangiarlo e poi giocare con la sopresa. Triste come la birra senz’alcool. -_-

    Io ne ho comprati 2: uno per il bambino piccolo e uno per il marito (che è peggio del figlio, davvero). Più che sul “consapevole” e “fair trade” ho preferito quelli dell’AIL: finanziare la ricerca contro le malattia mi sembra una scelta abbastanza giusta.

  11. marta ha detto:

    Ben detto!! sono pienamente daccordo! e non è il primo anno per il quale ho decisso di prendere un uovo da dividere tutti insieme, penso sia un gesto più profondo meno consumista un ottimo modo per concludere il pranzo di pasqua condividendo in famiglia..

  12. Laura De vita ha detto:

    Di solito compro un solo uovo (ma per problemi di ciccia…) e scelgo quello di altromercato, fondente perchè mi piace e altromercato perchè etico
    Di altromercato compro anche la colomba, sempre per motivi etici, non è male anche se c’è di meglio
    Gli ovetti ripieni sono deliziosi

    Trovo però che soprattutto se in casa ci sono bambini piccoli, sia un po’ difficile evitare l’acquisto delle uova Kinder (una marca a caso, ma ce ne sono altre) che di cioccolato ne hanno poco (prediligono zucchero e grassi vegetali non meglio specificati) ma hanno sorprese considerate belle – che poi queste sorprese dedicate a bimbi di età superiore ai 3 anni (almeno sulla carta) abbiano bisogno dell’aiuto di un adulto per il montaggio (perchè un bambino da solo avrebbe difficoltà) pare secondario (anche perchè di solito tempo una settimana e finiscono nella spazzatura)
    Le uova altromercato, o quelle etiche in generale, hanno sorprese in legno o simili a cui i nostri bambini non sono abituati

  13. claudia ha detto:

    @Laura: io ho una bambina di 6 anni, e come tutte (credo) impazzisce per principesse, barbie, rosa, collanine meidinciaina da 10 centesimi (ehm… qui é una colonia cinese, vera) e chiaramente ovetti kinder o similari con sopresa schifa annessa.

    Ma di chi é l´arduo compito di abituare i nostri figli al bello (e al buono)? Chi deve insegnare loro che un oggetto di legno ha una bellezza propria mile volte piú grande di uno di plastica colorato che dopo due giorni si rompe (e se ne compra un altro, chiaramente)? E che il legno é vita, che ha una storia, che ogni albero ha un legno diverso per un uso diverso (letto matrimoniale in ciliegio, please, per una vita coniugale felice e rosea ;-)) . E che il legno lo possono lavorare loro, i bambini, per farne personaggi o fionde o flautini.

    Insomma, a me sembra ben comodo dire: “i nostri bambini non sono abituati a mangiar sano e a riconoscere la bellezza delle cose, quindi gli compriamo robe brutte e pure che fanno male alla salute”.
    Mi sembra di non fare fino in fondo il mio dovere di genitore e di educatore, ecco. Boh. grazie per lo spunto di riflessione, comunque!

  14. izn ha detto:

    @Laura De vita: Laura, tieni ben conto che Claudia non si riferiva a te, è solo che è una bilancia/scorpione, e come tale un panzer sociale, vale a dire assolutamente non si rende conto che a volte ciò che dice (che è quasi sempre sacrosanto) può essere interpretato come un’offesa personale.

    Ti assicuro che è una donna incredibile e geniale, e candida come una bimba. Una bimba che ha bevuto otto litri dello sciroppo di Alice nel paese delle meraviglie, quello che ti fa diventare enorme in un mondo di cristallo.

  15. Graziella Carnevali ha detto:

    @Izn Claudia sarà pure un panzer, e una bilancia, però io (scorpione doc), le dò ragione. E’ molto, molto difficile e faticoso educare i bimbi ad un altro tipo di cibo e di vita, ma poichè i “capi” in famiglia sono i genitori (e questo non bisogna mai dimenticarlo, proprio per educarli bene, e chiedete a qualche bravo psicologo se non ci credete), sono loro che decidono cosa entra in casa e cosa no. Se poi i bimbi, da qualche altra parte le schifezze le mangiano, beh fa parte della trasgressione (inevitabile), non della regola. Però non li sottovalutiamo: quando si abituano ad un gusto buono poi non ne cercano un altro. Ciò non toglie che però una mamma decida che per i figli non è un gran male mangiare cose non sane, e allora è un altro discorso, e qui non mi addentro, perchè la verità assoluta non esiste, e magari hanno ragione loro. Io però non cambio idea.

    Comunque a me piacciono i toni di Claudia, la polemica e la critica mi stimolano. ma, ripeto, sono uno Scorpione, e la discussione è il mio pane. Grazie Pastonudo.

  16. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Laura De Vita Per quanto riguarda le sorprese se i bimbi sono piccoli è possibile “ingannarli” mettendogliele a parte e dandogliele insieme all’uovo, con qualche spiegazione fantasiosa. Ma davvero, se li abitui al legno, a lavorarlo e manipolarlo, le cineserie in plastica non attireranno più la loro attenzione. Così se li abitui alla natura preferiranno una bella corsa nei boschi con annesso gioco a scoprire gli animali che li abitano a tanti giochi della play station. Fonte: esperienza personale. Però bisogna farsi un c…(non so se le parolacce sono ammesse) così…

  17. Loretta ha detto:

    Perdonatemi ieri non ho avuto modo di leggervi e rispondervi, ma ora eccomi qui!

    @graziella carnevali: premetto che tutto quello che ho scritto (e che scrivo in genere) è un suggerimento e non un dictat, uno spunto di riflessione che serve ad animare queste meravigliose conversazioni e ad accendere luci là dove spesso si trova la penombra e alle volte addirittura il buio. Quindi ognuno è libero di fare di ciò che scrivo quello che vuole, incluso buttarlo nella spazzatura (ma differenziate però mi raccomando ;-D )
    Rispetto a ciò che dici invece, non mi sento d’accordo (e sottolineo il verbo “sentire”). Per come percepisco io la questione avere un solo uovo per famiglia non è affatto una sottrazione di gioia, ma semplicemente un non rinunciare ad un bel simbolo e a quello che rappresenta senza seguire il meccanismo “compulsivo” che il mercato cerca di imporre. Non lo vedo affatto come un gesto di rinuncia ma di sobrietà, che è una cosa profondamente diversa. Il mio articolo voleva porre l’accento proprio su questo concetto. Che abbraccia anche gli incarti e le soprese… togliere le soprese mi sembra una tristezza… aprire un uovo, che per sua natura è il simbolo del “contenitore” della vita, e dentro trovarci il vuoto mi sembra malaugurante… ma trovarci una sopresa che sappiamo essere stata realizzata con amore è un augurio bellissimo. E, ferma restando la libertà di chiunque di fare tutte le eccezioni che vuole, perché scegliere un uovo con incarto inquinante se si puà sceglierne uno ecosostenibile? Il prezzo di certo non giustifica la scelta visto che un uovo ecostenibile non costa così tanto di più di uno che non lo è e che la differenza di prezzo la paghiamo comunque in termini di inquinamneto ambientale…

    @claudia: ma grazie a te per aver condiviso la tua esperienza e per avermi ricordato il tuo post, devo andarmeli a rileggere tutti che non li ricordo a dispetto del fatto che ogni volta che ne usciva uno me lo leggevo con avidità, tanto mi piacevano! Ma quando ce ne scrivi un altro? anche io sono d’accordo con te su questo fatto dell’attesa, aldilà della Quaresima. Oggi non esiste più il concetto di attesa, tutto è onnipresente: la frutta e la verdura ci sono tutte in tutte le stagioni, gli addobbi di natale compaiono nelle vetrine non appena spariscono i costumi da bagno, seguiti senza interruzioni dalle maschere di carnevale, da uova e colombe e di nuovo dai costumi da bagno. L’attesa invece è un atto fondamentale. Insegna che il tempo non è al nostro servizio, che non siamo onnipotenti, che il desiderio è l’anticamera della gioia, che il ritmo è un elemento basilare della natura umana…

    @arianna e laura: scegliere un uovo etico è sempre meglio che scegliere quello della kinder! Sarebbe bello comunque se le associazioni che fanno queste iniziative scegliessero anche un cioccolato etico… non leggetela come una polemica (lungi da me farla!!!), ma pensare che per aiutare qualcuno in una parte del mondo si danneggi qualcun altro in qualche altra parte mi sembra un controsenso…

    @hombre: sono andata a dare un’occhiata… sono terrificanti!

    @marta: sono contenta che qualcuno ci avesse già pensato!

    @laura de vita: sono d’accordo con Claudia rispetto all’impegnarsi a comunicare ai bambini dei valori diversi da quelli che gli vengono propinati nostro e loro malgrado da questa società folle. Mi rendo conto che è un’operazione difficile e delicata, ma come spesso dice izn, la via della conspaevolezza in genere è la più difficile… è la solita storia di Matrix: pillola blu o pillola rossa? Essere coerenti sempre con le proprie scelte, tendere a migliorare non soltanto la nostra condizione di oggi, ma la condizione dei nostri figli domani, è un’operazione a tratti insostenibile per la fatica che comporta, ma da delle soddisfazioni immense ed un grande senso di serenità interiore.

    @claudia: posso vedere il sacro fuoco che ti anima sin da quassù.. e si che Città del Capo è lontana! :-))

    @izn: grazie per essere intervenuta in mia assenza a tranquillizzare Laura sulla natura del tutto innocua di Claudia, io non avrei saputo trovare parole migliori.

  18. Daria ha detto:

    Mi trovi proprio d’accordo… noi abbiamo due bimbe (1 e 4 anni) e avremo un solo uovo piccolino anche del commercio equo fondente. Nel nostro caso abbiamo optato per quelli di LiberoMondo che sono fairtrade, hanno l’incarto in carta di riso del commercio equo e la sorpresa in legno del commercio equo… L’apriremo assieme a Pasqua e la cioccolata durerà sicuramente molto e verà usata soprattutto per i dolci fatti in casa.

  19. ellen ha detto:

    io consiglio anche i prodotti pasquali della cooperativa sociale equosolidale Liberomondo di Bra (CN)
    Oltre che la garanzia delle materie prime hanno un laboratorio di pasticceria dove inseriscono persone con disagio.

  20. claudia ha detto:

    ossignor…devo essere proprio all´ultimo stadio, perché non mi sembra di dire cose che potrebbero offendere gli atri…io veramente parlavo di me (come genitrice)! Che son qui in un posto (Johannesburg, sono un poco piú vicina di quello che ha pensato Loretta – é la cioccolata, che viene da Cittá del Capo, quella cruda.. ;-)) dove trovi solo schifezze di plastica made in china, altro che consapevolezza, e gliele compro pure! Infatti ho anche ringraziato Laura per aver scritto quello che ha scritto , perché ne avevo bisogno, vito che stavo scantonando (altro che sacro fuoco…). Mi scuso se son sembrata un panzer (un auto-panzer). Non sono cosí brava, mi limito a cercare cose Made in South Africa, che qui é giá un´impresa (altro che equo e solidale…). E, soprattutto, non mi permetterei MAI di giudicare l´operato genitoriale di chicchessia.

  21. Loretta ha detto:

    @daria: grazie per la segnalazione, le uova di LiberoMondo mi erano sfuggite… ora indago

    @claudia: è vero, Johannesburg! Di sacro fuoco comunque si tratta, anche se lo hai acceso per autopanzerarti :-)

  22. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Loretta – Tranquilla, non ho mai pensato tu scrivessi dictat, ma appunto , spunti di riflessione, così ho auto riflettuto. Ma insomma possiamo discutere (e anche con passione) senza continuare a scusarci? (io per prima, eh…).
    E’ così bello e stimolante confrontarci e non darci sempre ragione…

  23. Loretta ha detto:

    @ellen: scusami, non avevo visto il tuo commento! Grazie anche a te per la segnalazione…

  24. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Pastonudiste! Va bene la parsimonia ma UN SOLO uovo di cioccolato (buono, buonissimo, fair trade e se volete anche biologico) no, non ce la posso fare…

  25. claudia ha detto:

    @Graziella: eh eh…hai proprio ragione! Infatti il top l´abbiamo raggiunto con Izn che si scusa “a priori” ancora prima che Laura dica qualcosa …;-)
    Ma sai che negli ultimi anni ho notato un aumento esponenziale di persone che si offendono e drizzano il naso quando uno parla (in generale, magari, o proprio di se stesso, facendo autocritica), pensando subito che tutto si riferisca a loro? Credo che l´autoreferenzialitá, se cosí si chiama, sia in aumento preoccupante, e Izn lo sa bene, e previene…
    Secondo me dovrebbe fidarsi di piú dei suoi lettori…;-)

  26. claudia ha detto:

    PS: Graziella, pssssst….nessuno ha detto *quanto grande* , l´uovo unico! eh eh

  27. izn ha detto:

    AHAHAHAHAHAH!! Un solo uovo, ma bisogna issarlo dal balcone perché non passa dalla porta di casa :-D Però consapevole, eh! :-D

  28. Francesca ha detto:

    Ciao Izn e tutte/i,
    per quelli che abitano in zona Como-Cantù e dintorni vi consiglio anche di provare queste Colombe pasquali di Equomercato, che sono bbbuonisssime e siccome le produce la cooperativa della mia amica Laura, mi sento di comprarle a occhi stra-chiusi… :D
    Buona Pasqua a tutti!
    Franci

  29. Laura ha detto:

    @Claudia: anche io ho notato che un sacco di gente si offende per poco o nulla. E soprattutto secondo me molte persone si prendono un po’ troppo sul serio e sono poco disposte al cambiamento.
    Confesso, ho anche l’uovo kinder ma sapete per chi è? per mio marito, che nonostante sia un cuoco ha (per sua stessa ammissione, sono parole sue eh) le sue “inconfessabili devianze culinarie” :)
    Non credo sia un delitto se un bambino chiede un ovetto kinder una tantum (o anche a pasqua). Il vero grande errore è propinare ai bambini cibi “cattivi”, industriali e poco sani e poco consapevoli tutti i giorni. Abituare un bambino ad un comportamento alimentare sano e corretto non è difficile: i bambini sono spugne curiose e mentalmente molto più aperti di noi adulti. Io mi diverto a “insegnare” a mio figlio a mangiare sano.
    Credo che ci voglia un giusto grado di discernimento in ogni ambito, soprattutto in quello alimentare. In questo blog ho trovato un sacco di spunti e informazioni molto interessanti che prima ignoravo, ad esempio. Quindi tutta questa pappardella per dirvi “grazie!”

    ancora rido pensando all’immagine dell’uovo gigante issato dal balcone… :D

  30. Laura De vita ha detto:

    @Francesca, la colomba con gocce di cioccolato e ricoperta al ciocco è penso quella che compro io nella bottega Equo a Roma
    Quella al mango mi intriga

    @Laura e altre: mi associo inutile

    @izn, per l’uovo posso venire a darti una mano io, in cambio però voglio una fetta della tua pastiera

  31. claudia ha detto:

    Laura, sfondi una porta aperta: io le difficoltá con mia figlia le ho soprattutto quando vede quello che mangia suo padre…ahahahaha
    (io c´ho giá il film dei tipi che arrivano a consegnare l´uovo a Graziella col furgoncino, come questo al minuto 1.35, piú o meno, ma con l´uovo di cioccolata!
    http://www.youtube.com/watch?v=sLtIeDvMbuM
    Oppure lo tiran su con la carrucola tipo quella per la legna e il fieno…:-)))))

  32. Loretta ha detto:

    @graziella: claudia ha ragione, la gente si offende per nulla e quando si è su un piano di conoscenza “virtuale” (ovvero non si possono leggere le espressioni facciali o sentire il tono della voce) tutto diventa più delicato… per questo cerco di mettere le mani avanti, per non creare situazioni spiacevoli in una casa in cui sono solo un’ospite :-) ben venga il confronto comunque!! Comunque insisto, non si tratta di parsimonia, tuttaltro. Il piacere della sobrietà è quello che provo io :-)

    @izn: bè certo, mica lo abbiamo detto che dentro l’uovo c’entra una persona in piedi ;-)

    @laura: sicuramente è la quotidianità che fa la differenza, ma nel caso delle uova di pasqua (così come dei ragali di Natale) c’è un aspetto consumistico che proprio non riesco ad ignorare e che mi fa pensare che anche l’ovetto kinder non vada bene per i nostri bambini anche se è un’eccezione… non perché i bimbi si abituino al sapore (anzi è probabile pure che se sono abituati al buon cioccolato il kinder ce lo tirino dietro…), ma perché il messaggio che si da ha poco (o nulla) a che vedere con quello che vorremmo. Non so spiegarlo bene ma penso sia meglio un ovetto kinder in un qualsiasi momento dell’anno che uno sotto Pasqua…

  33. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Ahahahah si si si l’uovo enorme si! Ma non crediate che sia difficile farlo entrare in casa, abito al piano terra, possono lasciarlo direttamente in giardino e lo spezzetto, no problem.

    Di fronte al cioccolato (tranquilla Izn, consapevole, anzi consapevolissimo, prometto!) nulla mi ferma.

  34. fridavp ha detto:

    Nonostante i rincari, a pasqua personalmente non rinuncio all’uovo di cioccolato.
    E’ un simbolo che mi riporta all’infanzia, sarà per questo che ne sono legata.
    A casa mi è arrivato gratuitamente da Zzub, community di consumatori, l’uovo Noccior della Lindt. Il fine di è quello di testarlo e farlo assaggiare per poi riportarne le impressioni.
    Conosco da diversi anni il Noccior è rimane da sempre il mio uovo di cioccolato preferito, la qualità è eccellente, molto simile alla cioccolata artigianale.
    Unica pecca il prezzo un po’ altino ma si sa, la qualità paga, in ogni caso in giro se ne trovano diverse di offerte.

  35. sabine eck ha detto:

    certo Loretta, da grandi dobbiamo fare i conti con la consapevolezza… grazie di questo bel contributo :-)
    Due giorni fa ho visto girare nel mio bel prato rustico ora pieno di Tarassaco una bellissima lepre e mi è venuta in mente la mia classica pasqua da bambina in germania:
    Immagina di avere 2 o 3 anni e di fare con almeno altri 8-10 bambini di ogni età una bellissima e lunga passeggiata in un bosco vero (quello con le querce antiche tutte storte, il muschio, le felci e i fiori primaverili e ovviamente la lepre che scappava) per cercare le uova che aveva lasciata la “lepre della pasqua” (l’ Osterhase…ehh @claudia :-)… poi trovi un ovetto colorato sotto un fiore o nei buchi dei tronchi o appeso ad un ramo o in mezzo al muschio fresco… l’emozione non si può descrivere! … si poteva solo vivere e rivivere ogni pasqua.
    Certamente le uova erano quelle piccoline di cioccolato al latte classiche.
    Ammetto che mi piacerebbe rivivere ogni tanto quella capacità di meravigliarsi… ma la consapevolezza è un’altra cosa.
    eh già… ogni età ha i suoi momenti speciali.

  36. camilla ha detto:

    @claudia: ciliegio eh? ne terremo conto ;-)
    Quanto al cioccolato esco da due giorni di indigestione misteriosa e mi sa che stavolta la sobrietà me la impone il mio stomaco e nient’altro :-( stasera qui si mangiava torta al cioccolato con panna e io guardavo dall’altra parte con mezza patata salata nel piatto. Per Pasqua prevedo riso in bianco (consapevolissimo e originario) più meletta annurca…

  37. Loretta ha detto:

    @sabine: grazie sabine, mi hai fatto riflettere su questo aspetto che non avevo considerato… e come sempre hai centrato il punto!

    @camilla: coraggio che se stai attenta per ben quattro giorni, domenica probabilmente potrai permetterti anche uno sfizio in più! Per fortuna nel tuo caso si tratta di vera “astinenza” per causa di forza maggiore… altro che sobrietà!

  38. Rosella ha detto:

    Anche noi, da bambini, cercavamo le uova di pasqua nascoste dai “grandi” nel giardino di mia zia. Ed era una bellissima occasione per trovarci anche con tutti i cugini. Naturalmente ognuno cercava di accappararsene il più possibile, ma bisognava sempre cederne qualcuno ai più piccoli che non erano così veloci a trovarli…
    Adesso l’usanza dell’Osterhase è un po’ scomparsa, forse perchè in città, di giardini calpestabili ne sono rimasti ben pochi! Io comunque, faccio sempre un regalino ai bimbi della famiglia, accompagnato da un piccolo uovo simbolico, così che la sorpresa abbia un senso. Anche ai miei figli ho sempre fatto un regalo e di uova, quasi sempre ecosolidali o per finanziare la ricerca, ne acquistiamo solo uno un po’ grande che dividiamo tra tutti.
    Buona Pasqua a tutti

  39. camilla ha detto:

    @loretta: grazie, vedremo!

  40. silvia.moglie ha detto:

    leggo solo oggi, recuperando di tempi persi e mi ritrovo in quasi tutte le considerazioni. ho comprato all’ultimo minuto di sabato un uovo piccino per “il bimbo” perchè anno scorso che non gli avevo preso nulla aveva la faccina triste anche se consapevole. non trovo più il solidale che amavo e non ho pensato ad Altromercato. Ho preso l’unico ai cereali che ho trovato, controllando etichetta e non guardando alle sorprese. l’incarto era minimo e la spesa accettabile. ma la simbologia l’ho conservata con le uovasode, con il pane da spezzare insieme e con il vedere che mio figlio, dopotutto, ha capito che si deve rinunciare a tanto.

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