Tartufini crudi di cioccolata e mandorle

Niente, i biscotti senza glutine li facciamo un’altra volta perché la ricetta che ho provato non ha passato i severi standard pastonudisti (in realtà non avrebbe passato neanche gli standard di paesi molto più permissivi di questo): mollicci e insapori, anche con ricetta seguìta alla lettera (esiste pure la possibilità che abbia fatto qualche pasticcio io, eh) :-(

tartufini al cioccolato

Non così si può dire per l’impasto crudo, che con i dovuti accorgimenti è delizioso, e dà origine a degli splendidi tartufini al cioccolato (sempre su suggerimento dello stesso post), dairy free (quindi senza latte e derivati) e se si aumentano i datteri e si omette il miele, pure vegani, che si prestano molto bene a eventuali variazioni creative, e che sono certa Babbo Natale gradirà moltissimo stanotte, per rinfrancarsi tra un viaggio e l’altro tra i comignoli formellesi.

Se vi è rimasto un po’ di tempo e potete permettervi di rilassarvi dieci minuti prima della cena della vigilia, tirate dunque fuori lo scarto del latte di mandorle di ieri e preparate queste piccole delizie, che tra l’altro sono pure sane e senza glutine.

Io ne approfitto per augurarvi buon Natale; volevo anche dire a tutte le meravigliose persone che mi hanno scritto per ringraziarmi di ciò che gli sto insegnando (!), che sono commossa e orgogliosa per le loro parole, ma che non sto facendo altro che mettere a disposizione di tutti ciò che sto imparando io, e che imparo attraverso la rete, che la rete è fatta di persone, e che insomma non è da me che state imparando, ma dall’insieme di conoscenze che scaturisce quando la gente mette in comune ciò che sa.

La cosa stupenda è questa, che la sapienza è dentro di noi, ma serve a poco se la non la condividiamo; ognuno di noi ha un pezzetto di un puzzle, e conservarlo gelosamente o rivendicarne la maternità/paternità è quanto di più stupido si possa fare: i singoli pezzi da soli non hanno alcuna utilità. Questi ultimi anni, in un crescendo costante, ci hanno insegnato soprattutto questo, la gioia immensa di uscire dalla nostra individualità. Non voglio dire che sia sbagliato ogni tanto ritirarsi in se stessi, per riflettere, ricaricarsi, ritrovare il proprio “centro”, ma solo che riuscire anche per brevi momenti a sentirsi parte di un tutto che comprende non solo l’umanità ma proprio l’energia che fluisce, la vita, qualsiasi sia la sua manifestazione, è veramente impagabile.

Ogni volta che riesco a far sì che qualcuno cominci a farsi delle domande (e a cercare delle risposte convincenti!) sento quello stesso tuffo al cuore che sentivo a sedici anni quando incontravo lo sguardo della persona che mi piaceva. Non riesco a spiegarmelo razionalmente, ma sento dentro di me che quello che sta succedendo è importante, che stiamo oltrepassando il confine di un cambiamento epocale, di qualcosa che nei decenni passati aveva fatto più volte capolino ma era stata ogni volta ricacciata indietro da un’ondata di ignoranza, di egoismo, di paura. La differenza è che adesso c’è la rete, che fa elettronicamente quello che un giorno, forse anche grazie ad essa, faremo telepaticamente: abbatte del tutto la barriera fisica e fa sì che non intralci la comunicazione tra chi diversamente non avrebbe modo di interagire.

Se ci pensate è come se avessimo il teletrasporto, un teletrasporto che non tiene conto del nostro aspetto fisico o degli eventuali problemi meccanici che il nostro corpo potrebbe avere, quindi un mezzo totalmente puro e democratico. Io stessa probabilmente con tante persone non mi sarei neanche sognata di intrattenermi virtualmente se avessi avuto modo di guardarle in faccia; sarei stata sviata dall’educazione che ho ricevuto o dalle paure che mi sono state inculcate.

Siamo finalmente svegli, e questo risveglio credo sia la naturale evoluzione di ciò che siamo; quando veniamo a sapere come stanno veramente le cose, nel campo dell’alimentazione come in qualsiasi altro, non riusciamo più a guardare da un’altra parte e far finta di nulla, se non per noi stessi, perché sarebbe troppo vile nei confronti di chi amiamo, e che speriamo ci sopravviverà, a lungo e felicemente.

Quindi, buon Natale, e grazie a voi perché state avendo la forza di aprire gli occhi, perché vedo che sotto gli alberi quest’anno ci sono molti più regali autoprodotti, e quando non sono fatti in casa spesso sono etici, artigianali, consapevoli. Vivere così è decisamente più difficile sotto tanti punti di vista, ma finalmente, signori, ha un senso, che è cosa ben diversa dallo scivolare sulla vita senza scopo per poi pentirsi e piangere quando bisogna andare via perché ci si rende conto di aver sprecato il proprio tempo.

Mo’ che vi siete beccati tutto il pippone di fine anno due tartufi ve li meritate proprio, su. Considerateli il mio regalo di Natale per voi, che non consiste tanto nel dolcetto in se stesso, ma nella manualità che ne ricaverete, nella gioia che trarrete dall’aver fatto una cosa buona con le vostre mani così, dal nulla, e nelle domande che ne scaturiranno nella vostra testa, che vi complicheranno la vita ancora di più, esponenzialmente, sulla strada senza ritorno della consapevolezza. Ho – ho – ho :-)>

Due parole due sulla ricetta: se i datteri sono proprio secchi secchi e duri, metteteli in ammollo in un po’ di acqua tiepida per una decina di minuti per ammorbidirli. Quando leggete “burro di mandorle” non vi fate sviare: è solo la crema di mandorle che potete acquistare già pronta al bio oppure farvi in casa con un buon frullatore semplicemente frullando le mandorle fino a quando non tirano fuori l’olio e si trasformano in una crema (facendo attenzione a non far scaldare troppo il tutto, magari frullando a più riprese con qualche passaggio in frigo).

Ingredienti:
60 grammi di cioccolata fondente al 70%
100 grammi di datteri snocciolati
180 grammi di polpa di mandorle (scarto del latte di mandorla)
50 grammi di burro di mandorle
30 grammi di miele
1 presa di polvere di vaniglia
due cucchiai di cocco grattugiato
1 presa di sale marino integrale

Fate sciogliere la cioccolata a bagnomaria, a fiamma bassa. Ricordate che la cosa più importante quando si fa sciogliere il cioccolato è non farci finire dentro neanche una goccia d’acqua, perché in quel caso la cioccolata impazzirebbe in modo irrecuperabile (confermi mia cara Castadiva?).

Mettete in un blender la cioccolata fusa e i datteri tagliati a pezzetti, e frullate fino a quando non si forma una pasta (tipo due o tre minuti); aggiungete poi tutti gli altri ingredienti e continuate a frullare fino ad avere un’impasto omogeneo.

Mettete tutto in frigo per un’oretta, vedrete che l’impasto si solidificherà molto; a questo punto non dovrete fare altro che formare delle palline della grandezza di un paio di centimetri, rotolarle nel cocco grattugiato e rimetterle in frigo, se riuscite a resistere senza assaggiare.

Varianti possibili: una spruzzata di un buon rum, scaglie (poche!) di sale di Maldon, pezzetti di arancia candita, mandorle tostate o zenzero candito o ulteriore cioccolata a pezzetti, semini tostati vari, polvere di cannella, e tutto ciò che avete sottomano! Facciamolo felice Babbo Natale, che se lo merita! :-)

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2 comments

  1. diana ha detto:

    E se proprio uno odiasse i datteri? Altra frutta da usare? Grazie

  2. Loretta ha detto:

    Confermo izn, ma con una certa tolleranza. A me è capitato che una goccia d’acqua finisse nel cioccolato e non è accaduto nulla. Diciamo che dipende parecchio da quanta acqua in quanto cioccolato. Ma dato che non vogliamo rischiare cerchiamo di non mandarcela.

    Perdonami, ma perché la temperatura di scioglimento del cioccolato deve essere il più bassa possibile?

    @diana: aspettiamo la risposta di izn, ma così d’istinto t direi prugne secche; anche se i datteri hanno una consistenza tutta loro che è decisamente inimitabile.

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