Il bio fa bene. Oppure no?

Me l’avete sentito dire tante volte ma, avendolo fatto di sfuggita parlando d’altro, forse non l’ho mai sottolineato abbastanza. In sintesi, non si deve pensare agli alimenti bio come se fossero degli integratori: “il pomodoro bio è più buono perché ha più licopene, il vino bio perché è stracolmo di resveratrolo, la fragola bio perché è una riserva di antiossidanti” e via dicendo.

Se fosse davvero questa la ragione per consumare bio, vi confesso che il bio non lo mangerei più perché considero gli integratori una stupidaggine inventata dall’industria per accalappiare i consumatori, quelli ipocondriaci, per intenderci (che stanno diventando sempre più numerosi). Certo, talora possono servire, ma deve essere il medico a stabilirlo. Un’alimentazione equilibrata e di qualità ci dà tutto quello di cui necessitiamo per soddisfare i nostri bisogni nutrizionali.

È su questa base concettuale errata che i ricercatori che vogliono sminuire il valore effettivo del cibo bio, forse in buona fede, forse no, impostano un ragionamento da sofista di questo tipo: abbiamo valutato la letteratura scientifica esistente che ha confrontato il valore nutrizionale dei prodotti convenzionali e bio e siamo arrivati alla conclusione che il bio non vale di più del convenzionale perché ha più o meno lo stesso contenuto in sostanze nutritive.

Altro rischio legato a questo modo di ragionare è il seguente: se accettiamo l’idea che gli alimenti bio sono meglio di quelli convenzionali perché hanno qualche nutriente in più o in maggiore quantità, come la metteremo se e quando il mercato proporrà prodotti transgenici più ricchi di qualche nutriente o addirittura che ne contengono qualcuno che nei prodotti convenzionali è assente (riso che produce provitamina A docet)?
Sarà piuttosto difficile sostenere che il bio è meglio del transgenico e i favorevoli al transgenico potrebbero essere autorizzati a dire che il transgenico vale quanto il bio, se non di più. Quando si ha a che fare con il transgenico la mistificazione è sempre in agguato e bisogna stare all’erta costantemente.

Il ragionamento da sofista di cui sopra è quello che ha portato ricercatori inglesi qualche anno fa e, più recentemente, ricercatori di una prestigiosa università americana a sostenere la tesi che convenzionale e bio “pari son”, o quasi.

Le conclusioni di questi ultimi sono state riportate in un articolo pubblicato il 4 settembre dalla Repubblica, dal titolo: “Più buono, ma non più nutriente”. Il cibo biologico bocciato a metà.
Ah, questi giornalisti che danno ai loro articoli titoli ad effetto per suscitare clamore! Mi chiedo perché il pezzo non sia stato titolato: “Più buono. Il cibo biologico promosso a metà?” Ma anche “promosso al 100%” poteva andare bene considerati i risultati riportati nel paper dei ricercatori americani, risultati che l’autore dell’articolo sulla Repubblica si è guardato bene dal leggere (mannaggia, questi giornalisti che scrivono di alimentazione che non fanno altro che copiare, da perfetti amanuensi, quanto passa loro internet!). Sarebbe molto più utile ai lettori che si documentassero un po’ meglio prima di scrivere i loro articoli.

Io per mestiere e per interesse (e un po’ per darvene conto) mi sono preso la briga di leggermi il paper (Are organic foods safer or healthier than conventional alternatives? Annals of Internal Medicine, 2012).

La conclusione dei ricercatori (prima parte) è la seguente (traduco testualmente): “La letteratura pubblicata manca di una forte evidenza (in inglese: the published literature lacks strong evidence) che gli alimenti biologici sono significativamente più nutrienti degli alimenti convenzionali”.

Mia perplessità: l’espressione “manca di una forte evidenza”, non significa che non ci sono prove, ma che le prove ci sono, solo che sarebbe più convincente averne delle altre. Se non fosse così, gli autori avrebbero detto papale papale: Non ci sono prove.

Conclusione (seconda parte): “Il consumo di alimenti organici può ridurre l’esposizione a residui di pesticidi e a batteri antibiotici resistenti”.

Vi pare che questo significhi che il bio non è meglio del convenzionale? Questione lapalissiana: non è forse meno nocivo ingerire meno residui di pesticidi e infettarsi con un minor numero di batteri antibiotico-resistenti (mangiando cibo bio), che ingerire più residui di pesticidi e infettarsi con più batteri antibiotico-resistenti (mangiando cibo convenzionale)?

Per avere un’idea di quanto male possano fare i pesticidi al nostro organismo e soprattutto a quello dei nostri bambini, consiglio la lettura del mio articolo “I pesticidi nel piatto” sul numero 37 di Valore Alimentare magazine. I pesticidi fanno male al punto tale che ricercatori della prestigiosa Università di Berkeley (California) hanno lanciato dal sito ufficiale della loro Università questo messaggio: “Consumate cibo biologico quando è possibile perché in questo modo si può ridurre l’esposizione ai pesticidi presenti negli alimenti”.

Un invito che anch’io rivolgo a tutti, ma soprattutto alle mamme in attesa, che stanno allattando al seno o svezzando. E poi c’è il prof. Belmonne, docente di oncologia clinica all’Università di Parigi, che nella presentazione del film “I nostri figli ci accuseranno” sostiene, a ragion veduta, che “le prove scientifiche della nocività dei pesticidi ci sono, ma quella che manca è la volontà politica di risolvere la questione”.

E per quanto riguarda il diffondersi dell’antibiotico-resistenza è bene che si sappia che l’agricoltura convenzionale è una della cause primarie di questo fenomeno e che quella bio è ritenuta uno dei possibili rimedi. Ecco quanto affermano gli Autori di due lavori scientifici pubblicati recentemente sulla prestigiosa rivista Environmental Health Perspectives: “il trend nell’antibiotico-resistenza può essere rapidamente invertito in alcuni ceppi batterici passando alle tecniche di agricoltura bio” e che “la transizione alle pratiche bio è associata ad una minore prevalenza di enterococchi antibiotico-resistenti”.

Ma non è finita. Leggo tra le righe della discussione del paper: “Troviamo anche più alti livelli di fenoli totali nei prodotti biologici, più omega-3 nel latte biologico e nella carne di pollo, e più acido vaccenico nei polli organici rispetto agli alimenti convenzionali”. Tutte queste sostanze hanno un valore salutistico importante se sono presenti naturalmente negli alimenti. Poiché mancano nei prodotti convenzionali, ecco che una furbetta come la Parmalat ti aggiunge un po’ di olio di pesce (naturalmente ricco di omega-3) al suo latte (che di omega-3 non ne ha perché le mucche provenienti da allevamenti convenzionali mangiano troppo e male) e lo reclamizza come il non plus ultra per la salute del cuore.

Gli autori del paper, forse per limitare la portata di questi risultati a favore del bio, affermano che i risultati riguardanti gli acidi grassi (di cui l’omega-3 e l’acido vaccenico sono rappresentanti) sono pochi. Ma non possono non dire che sono “statisticamente” (statistically) significativi. Dunque sono risultati incontestabili.

Una riflessione e una conclusione

Se i nostri ricercatori americani avessero anche valutato il minor impatto ambientale dell’agricoltura bio rispetto a quella convenzionale (quindi terreni più sani, minor impiego di pesticidi, minor consumo di acqua, minor costo energetico, minore strage di api, uccelli ed animali terricoli) non avrebbero non potuto dare al bio la medaglia d’oro della buona qualità. Ma così va talora il mondo della ricerca, si valuta un pelo per giudicare la trave.

Perché — e concludo — la valutazione della qualità del cibo deve essere fatta a tutto tondo, cioè non solo il valore nutrizionale, ma anche quello organolettico (sapore, fragranza), salutistico (contenuto in sostanze benefiche per la salute), igienico (presenza o assenza di patogeni), e sanitario (presenza o meno di residui di pesticidi, antibiotici ed altri contaminanti), e, perché no, etico-sociale (rispetto dell’ambiente, della biodiversità, del benessere degli animali e delle condizioni di vita degli agricoltori).

Altrimenti dovremo assistere per l’eternità a diatribe tra “scienziati” sulla qualità del bio e leggere articoli come quello apparso su Repubblica che non informano, ma disinformano.

Vi annunzio che domenica 14 ottobre si terrà l’incontro “Seminare il futuro” in 254 aziende biologiche e biodinamiche italiane per lanciare un messaggio a sostegno della biodiversità e per ribadire il no agli OGM. Io sarò alla Zelata per un incontro su questo tema: “Perché tante allergie e intolleranza alimentari: gli esempi del grano e del latte”. Vi aspetto.

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52 comments

  1. claudia ha detto:

    Grazie, come sempre. Mi e’ stato chiesto proprio la settimana scorsa di spiegare perche’ cerco di mangiare cibo vero. Definizione che, per quanto mi riguarda, preferisco di gran lunga. Ho cercato di spiegarlo qui (sono “direttore pro tempore” per due settimane, e questa e’ la seconda. I commenti sono mooolto graditi, specialmente – ma non solo!- esperienze dirette di chi ha scelto di fare dell’ agricoltura\allevamento\cibo vero la propria professione).

  2. claudia ha detto:

    PS: ho scelto di scrivere questo articolo anche perche’ e’ un luogo, politica responsabile, solitamente frequentato da persone che partecipano *attivamente* alla gestione della cosa pubblica. Un blog diverso, quindi, letto da chi propone e decide, che per la prima volta dedica il tema bisettimanale al cibo. ;-)

  3. stelladisale ha detto:

    concordo su tutta la linea, vorrei anche che a qualcuno prima o poi venisse in mente di studiare come assumere sostanze benefiche associandole a sostanze tossiche come i pesticidi possa influenzare l’assorbimento da parte dell’organismo delle sostanze benefiche, ormai si sa anche che la stessa sostanza, per esempio una vitamina, ha un effetto completamente diverso se assunta all’interno del suo naturale involucro, per esempio un frutto, dove la natura ci ha dato la giusta proporzione e la giusta sinergia tra sostanze diverse, o estrapolata singolarmente in forma di integratore dove può essere inutile o addirittura nociva
    grazie prof, un raggio di sole in un lunedì grigio pieno di inutile margarina

  4. Enrica ha detto:

    sottoscrivo tutto ciò che dici
    secondo me però dovevi mettere in maiuscolo la frase “queste sostanze hanno un valore salutistico importante se sono presenti naturalmente negli alimenti”
    Io credo davvero che qui stia la chiave di tutto.
    ciò che cresce in modo naturale, in ambienti rispettati e curati con amore dall’uomo, ha tutto ciò di cui habbiamo bisogno.
    nel cibo (nelle persone, nel mondo!) non è solo presente la parte fisica facilmente analizzabile, quantificabile. tutto è anche formato da energia…..vuoi mettere un pollo nato e cresciuto in gabbia, senza mai vedere il sole, senza toccare il suolo, con uno lasciato libero ?
    come sostiene sempre Izn anche qui sta una differenza fondamentale….energeticamente sono due prodotti completamente differenti , anche se magari ad un’analisi chimica potrebbero non differire tantissimo (cosa che poi cmq non succede perchè le quantità di ormoni e antibiotici nei primi son sempre presenti)
    Grazie

  5. Vu' ha detto:

    Condivido TUTTO!
    Grazie come sempre professore!

  6. Gloria ha detto:

    Grazie per questo articolo. Da stampare e tenere per tutte le discussioni in cui ci si imbarca ogni giorno, su questo tema…

  7. Giulia ha detto:

    Grazie bellissimo articolo come sempre. La gente purtroppo fa fatica a capire l’importanza del biologico, la maggior parte guarda solo il prezzo… Recentemente parlavo con una mia conoscente di fagioli borlotti freschi. Le ho detto che li avevo recentemente acquistati presso un’azienda agricola biologica vicino casa che fa vendita diretta (quindi biologico e a km 0, il massimo!) a 3€ al kg, e l’unica cosa che ha notato è stata il prezzo giudicandolo caro…mi ha detto che lei li aveva presi al mercato a 2€. Ciò che conta per la gente è solo risparmiare 1€!

  8. laura ha detto:

    @giulia: purtroppo in un periodo di crisi come questo le famiglie con figli che hanno un solo stipendio sono numerose e quindi anche risparmiare un euro è un target quotidiano e siccome i problemi di salute del non mangiare bio non sono tangibili nell’immediato e non esiste una cultura in tal senso (io la sto acquisendo in questo blog) è naturale che quella rìsignora ti abbia risposto così.

  9. Martina ha detto:

    L’ignoranza è l’oppio dei popoli. E’ più facile da parte dei politici e di chi sta al potere avere gente senza idee proprie e quindi facilmente influenzabile. Tenere all’oscuro le persone o ingannarle propinando false notizie è come vivere in una dittatura non conclamata. Mi fa paura tutto ciò. Ringrazio il Professore e tutte le persone come lui che cercano di diffondere come stanno realmente le cose.

  10. maria ha detto:

    ciao sonia, questa è una recente revisione sistematica uscita sugli annals of internal medicine e commentata dal Guardian. presentata come negativa per il cibo bio ma se vai a leggere bene i risultati non lo è affatto. Intanto sono pochissini gli studi sull’uomo ovvio, molti di più quelli sui residui di contaminanti nel cibo. Spesso gli studi clinici sono parziali indagano solo alcuni tipi di patologie (tipo eczemi). Comunque i cibi biologi – dice la revisione- non sono più nutrienti (!), ma un dato certo sono i residui di pesticidi (fosforo) sia nelle urine che nei cibi. embè ti pare poco.. Per non parlare appunto degli aspetti etici e politici se vuoi.

  11. Leti.tizia ha detto:

    Sonia, leggere post come questo mi allarga il cuore, dico davvero! Tra tutto il falso bio(quello da prendere perché è “più”) che c’è in giro, è una gioia vedere che però ci sono persone che le cose le pensano, le dicono e le fanno consapevolmente!( i tre passaggi direi che sono fondamentali al giorno d’oggi!)

  12. Arianna ha detto:

    Condivido COMPLETAMENTE. Non c’è altro da aggiungere.
    E condivido anche materialmente, su facebook :)

  13. proposta di riflessione: da chi sono assoldati gli enti che certificano il carattere (o le qualità) bio di un dato prodotto? con quali modalità vengono svolte le verifiche (a sopresa o programmate?)? e chi verifica l’ente verificatore? gli enti verificatori sono in concorrenza tra di loro?

    meditate gente, meditate…

  14. Laura ha detto:

    @my afternoon project: mi hai tolto le parole di bocca ;)

    Ma credo di sapere la risposta di Izn e anche degli altri pastonudisti : le certificazioni non sono affatto una garanzia di sicurezza al 100% : consapevolezza è anche “sbattersi” un po’ e cercare il cibo vero, al di là delle etichette e delle certificazioni.

    Io lavoro nel settore alimentare e mi sento di dire che non è così semplice aggirare controlli e verifiche: sicuramente ci saranno sempre funzionari compiacenti che si fanno comprare con poco, però è anche vero che c’è un sacco di gente seria che ama fare bene il suo lavoro e bene e spesso non facciamo notizia. In TV o sui giornali ci vanno solo i produttori disonesti, raramente quelli che rispettano le regole e ottengono riconoscimenti di qualità con il sudore e l’impegno.
    Meditare si, ma anche fare ricerche, informarsi su una determinata azienda, su come e dove opera: spesso le persone oneste forniscono informazioni più che volentieri. Anzi, sono ben felici di rendersi disponibili :)

  15. fabrizio ha detto:

    Complimenti per il sito e per le foto se pasi da queste parti e ti piace la cucina piemontese vieni a trovarmi.
    Ciao.

  16. Silvia N. ha detto:

    Ero in Maremma 15 gg fa a concludere la ns vacanza famigliare estiva, per qualche giorno… Eravamo in zona Val Di Nappo, delizioso e gustosissimo luogo di campagna nei pressi di Castiglion della Pescaia (Gr). Dista poco più di 2 km dal mare, che raggiungevamo in bicicletta coi ns figlioli attraverso i meravigliosi campi coltivati. Ma… sorpresa (brutta e inaspettata)! Siamo rimasti sconvolti dagli innumerevoli trattori (rumorosi per di più) che “battevano” in quei giorni quegli splendidi enormi terreni irrorandoli di veleni dagli ODORI più terribili!!!! e i contadini alla guida dei loro mezzi, scafandrati dalla testa ai piedi!!! Roba da tapparsi il naso! Nauseabondi! E quei poveri animali presenti che vedevi nei campi, tipo cavalli, asini, galline…., vittime passive dell’ignoranza umana e di mancanza di “cultura”! Perchè si permettono tali azioni???? Chi deve regolarle…??? Perchè nessuno controllava?? Perchè siamo così stupidi e così poco rispettosi del pianeta che ci ospita???? Scusate lo sfogo, ma la cosa (a vederla coi miei stessi occhi e respirarla col mio naso) mi ha fatto molto arrabbiare…. Grazie, grazie, grazie.

  17. Salvo ha detto:

    Non viene fuori una delle principali qualità dei prodotti orticoli o dell’allevamento di “animali felici”:
    il momento della raccolta (o della macellazione) che non è dettato dai tempi imposti dalla GDO ma dalla maturazione – sul campo – e dall’analisi visiva del prodotto maturo.
    Credo sia questo il plus valore da attribuire ai prodotti, non tanto se certificati da un ente certificatore o in autocertificazione.
    Le caratteristiche organolettiche di ogni prodotto, se raccolto al tempo ed al momento giusto, si esaltano e donano un piacere incredibile in termini di gusto, di sapore e di presentazione stessa del prodotto.
    Quà entra in gioco anche l’esperienza stessa del contadino/allevatore, unico professionista in grado di determinare l’esatto momento di raccolta/macellazione.
    Il bio fa bene? Il bio non fa bene?
    Nessuna remora nel rispondere: fa bene, a prescindere!
    Naturalmente purchè sia vero bio e non già perchè un bollino lo stabilisca, quanto il grado di serietà e di fiducia verso un prodotto e nei confronti del produttore.

  18. Matteo Giannattasio ha detto:

    @claudia, my afternoon project, Salvo: Avete sollevato questioni importanti, delle quali avevo in parte già discusso nel post “Il falso bio”. In effetti il vero bio dovrebbe essere “vero” e basta, come dice la claudia, il che vuol dire coltivare le piante utilizzando tutte le moderne conoscenza di ecologia vegetale e gli animali nel rispetto del loro benessere e tenendo conto delle moderne conoscenza di etologia animale. Invece in agricoltura non si fa che chimica, chimica e poi ancora chimica e in zootecnia non si fa che spingere le produzioni oltre ogni limite di tolleranza da parte degli animali.

    Questo forse darebbe una minore produzione (che potrebbe però essere compensata riducendo gli sprechi, come ha invitato l’Unione europea), ma piante ed animali si ammalerebbero di meno (gli animali soffrirebbero anche di meno) e quindi ci sarebbe una minore necessità di pesticidi per le piante e di farmaci per gli animali.

    Sto scrivendo un libricino per dare consigli sull’alimentazione alle mamme in gravidanza. Sapete qual è la mia preoccupazione più grande? Di spaventarle troppo a parlare di tutte le sostanze nocive che possono trasmettere alla creatura nel grembo (residui di pesticidi, farmaci, ftalati, bisfenolo…). Ma questa è la situazione e perciò sta aumentando la frequenza di tante malattie anche in età infantile.

    Una di questa con cui mi confronto per il mio lavoro di medico è la dermatite atopica. Una malattia dei tempi moderni (il 10% dei bambini nasce con le stimmate di questo disturbo che da tanta sofferenza) e tra le cause sicuramente ci sono i comportamenti e l’alimentazione della mamma in gravidanza. Vedere tanti bambini sofferenti per la cecità umana è per me motivo di grande sofferenza.

    P.S.: So che i soliti noti mi stanno attaccando (alle spalle) su vari blog e social network per aver scritto questo post. Perderei tempo prezioso per rispondere loro. Dico solo di andarsi a vedere il significato del detto napoletano “a pazziella ‘mmmano a ‘e creature”. Io mi sforzo di motivare ogni mia affermazione, posso anche sbagliare e sono pronto a rivedere le mie posizioni. Loro attaccano senza dare uno straccio di supporto alle loro argomentazioni. Come posso io sapere se e dove sbaglio? Di sicuro sbagliano loro già solo a comportarsi così.

  19. Goldmund ha detto:

    Grazie per questo articolo estremamente interessante (che tra l’altro mostra anche l’insufficienza di una buona divulgazione scientifica nei media…). A proposito volevo chiedere al Prof. Giannattasio cosa pensa di questo studio francese appena uscito (per chi legge il francese). Non ho ancora trovato la versione italiana (credo che lo studio sia il seguito di questo qui, ma non saprei dirlo con certezza). In questo studio hanno nutrito dei topi da laboratorio con del mais ogm per due anni e hanno constatato che i topi hanno sviluppato molte più malattie che con un’alimentazione non ogm!

  20. sabine eck ha detto:

    grazie Professore, amo i suoi (sempre) precisi, ragionati e documentati interventi. :-)

    @Claudia… pienamente d’accordo sul “cibo vero”
    Amo pure molto il termine “viveri” :-)

  21. Martina ha detto:

    Professore quando uscirà il libricino? Il mio secondo bimbo nei primi anni di vita ha presentato della dermatite atopica che ora fortunatemente sembra scomparsa. Mi sono sempre colpevolizzata, ma non so dire esattamente i motivi. La mia alimentazione è sempre stata quella anche con gli altri due bimbi e quindi non vedo l’ora di leggere il libro per dare una risposta alle mie domande. Grazie

  22. Loretta ha detto:

    Prof grazie per questo articolo, davvero è da stampare e da portare nel portafoglio così da argomentare puntualmente e eprecisamente in tutte le discussioni in cui ci si trova coinvolti. Davvero il suo modo di esporre le cose è impagabile: chiaro, preciso, approfondito. Grazie.

  23. Laura ha detto:

    il bello di lei, Prof, è che è “semplice”: chiunque può capire quello che spiega ed è una cosa che in pochi fanno. Si riempiono tutti la bocca di paroloni, formule chimiche e matematiche, sperando di essere capiti poco e osannati tanto (parla difficile? ah, allora è un intelligentone! questo ragionamento non l’ho mai né condiviso né approvato: l’informazione è un diritto di tutti, dalla casalinga di Voghera all’ingegnere aerospaziale)

    Mi sto facendo una cultura e sto imparando tantissimo grazie a lei e a questo blog, grazie infinite.

  24. Goldmund ha detto:

    qui un articolo in inglese (che esprime un punto di vista intermedio) per chi interessa lo studio: http://www.npr.org/blogs/thesalt/2012/09/20/161424735/as-scientists-question-new-rat-study-gmo-debate-rages-on

  25. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Martina: Uscirà per Natale.

    @Goldmund: Mi dispiace di non potere commentare come lei mi chiede, perchè non riesco a seguire tutta la letteratura scientifica e poi nel caso di quella relativa agli OGM c’è una diatriba tra i ricercatori che serve soltanto a confondere le idee.

    Posso solo dire che Seralini è un ricercatore serio che merita gran rispetto e se si fosse sbagliato sarebbe il primo ad ammetterlo. Preciso che io sono contrario agli OGM non tanto per le possibili implicazioni negative per la salute umana, quanto per il loro uso precipitoso e concettualmente (e moralmente) sbagliato che se ne sta facendo e per le mistificazioni cui ricorrono anche scienziati di fama (o anche di fame?) per sostenerne la necessità). Presumo che lei in qualche modo segua la faccenda anche per un certo interesse professionale, o no?

    @Laura: Beata monocula in terra caecorum, direbbe qualcuno. Il problema è che oggi si usa il linguaggio scientifico come una volta si parlava il latino di Don Abbondio di quel ramo del lago di Como. Per imbrogliare la gente o metterle paura.

  26. Vu' ha detto:

    Izn..Professore e tutti voi..
    Cosa ne pensate??
    http://www.youtube.com/watch?v=iXF0Fas2hGs
    Io credo che,in tutte le cose,nell’ equilibrio/via di mezzo ci sia la verita’..
    Ma comincio davvero a sentire la pressione di un’alimentazione “Flexitariana” e mi avvicino sempre di piu’ al Veganesimo..
    Anche se credo alla Bioterapia Nutrizionale e alle tante cose lette qui…
    Ma è forte il dubbio!!
    Help me!

  27. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Vu’. avevo già visto questo documentario. L’ho trovato piuttosto forzato perchè mescolara verità a forzatura per convinvere tutti a diventare vegani. Chi sceglie di essere vegano deve avere una profonda motivazione interiore e non essere convinto col terrorismo. è facile acquisire una certa rigidità mentale se si diventa vegani in seguito a condizionamenti.
    @Internet sta diventando peggio della televisione nel plagiare le persone. Se trovate qualcosa di insolito in rete segnalatelo, così possiamo commentarla insieme.

  28. Vu' ha detto:

    Grazie professore…
    Ho trovato anche questo che mi sembra illuminate ma soprattutto mi piace molto LUI

  29. Tania ha detto:

    Ciao a tutti, scusate il ritardo con cui intervengo. Ho trovato un’imprecisione nell’articolo e mi pare giusto segnalarla: “evidence”, in inglese, si traduce con “prova”, non con “evidenza”. Perciò il periodo riportato sopra (“the published literature lacks strong evidence…” ) significa, appunto, che manca una prova definitiva del fatto che il cibo bio sia migliore.
    Spero che sia chiaro che non c’è intento polemico nel mio intervento, mi sembrava solo giusto precisare, dato che tradotta con “evidenza”, in effetti, quella frase ha tutto un altro significato. Approfitto per ringraziare “il pasto nudo” per tutti gli interessantissimi articoli!

  30. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Tania: Grazie per la precisazione. Nell’ambiente scientifico italiano si è avvezzi ad usare il termine “evidenza” per significare prova. Non avrei dovuto usare tale orribile inglesismo per un post, ma a volte scappa. Credo comunque che il senso fosse chiaro lo stesso.

  31. Vu' ha detto:

    Buongiorno Professore del mio video che ne pensa??
    :)

  32. paol8 ha detto:

    Ciao a tutti. Un aspetto che secondo me è stato tralasciato è che fare agricoltura chimica è più facile che farla biologica. Non è solo questione di redditività ma anche di conoscenze. Faccio un esempio. Se posseggo 10 ettari di terreno e voglio metterli a reddito scelgo quale coltura impiantare. Solitamente, quando possibile, scelgo una sola coltura, ad esempio il mais visto che abito in pianura padana. Scelgo una sola coltura per avere maggiori economie di scala, più potere d’acquisto, meno oneri nell’acquisto di macchinari ecc.ecc. Vado da un grossista e compro semi, concime chimico, pesticida chimico, istruzioni per l’uso, la semina e il raccolto. Quello che mi era stato promesso lo ritrovo effettivamente nel carretto in autunno.

    Se decido invece di NON usare quei prodotti di sintesi chimica, il cambiamento non è poco, il cambiamento è TUTTO. Non è che basta non usare quei prodotti chimici, avere il 25% in meno di resa e vendere a un prezzo più alto. Intanto devo avere della sostanza organica da spargere sui campi e siccome costa cara mi conviene allevare animali. Poi quando semino so che dovrò aumentare lo spazio tra i filari per poter togliere le erbacce con un trattore che altrimenti non potrebbe passare.

    L’anno dopo posso decidere di seminare riso perchè il bagno d’acqua combatte le infestanti. E magari l’anno dopo ci metto una coltura improduttiva che serve a fertilizzare il terreno. Ma siccome io devo mangiare tutti gli inverni mi invento una rotazione triennale riso/mais/coltura improduttiva – che tanto improduttiva non è perchè può servire all’allevamento. (Lo so che non ho inventato niente perchè la rotazione è vecchia di secoli, e risale guarda caso a quando la chimica non c’era) Questa è solo un’ipotesi, non una soluzione. Perchè la soluzione non c’è , te la devi inventare! Non c’è il libretto di istruzioni della multinazionale che ti vende i semi. Ogni terreno va studiato a sè, per le caratteristiche di clima e della terra vera e propria. Se mi sono dilungato troppo scusate.

  33. Graziella Carnevali ha detto:

    Egr. prof., come sempre un post che fa davvero riflettere. Partendo dal presupposto che secondo me lei ha perfettamente ragione, da consumatrice “veloce”, ovvero che ha sempre poco tempo a disposizione, come tutte le donne che lavorano (ah per favore non cominciamo con la tiritera e le casalinghe no?. Io parlo per me.) ogni volta che faccio la spesa, mi scusi, ma “maledico” il biologico.

    Ormai, visto il costo della benzina, è quasi impossibile girare come trottole alla ricerca dei bio-piccoli agricoltori-vendita diretta, e quello più facilmente reperibile costa troppo. Come lei ha ben detto in un altro post, stiamo andando verso una società in cui chi non è ricco mangerà sempre peggio, con conseguemze anche sull’obesità. Ma qui la colpa è anche del “mondo bio” che non cerca di “aprirsi” ad una società che è profondamente cambiata. Nel fare informazione, per esempio.

    Qualche volta, in coda al supermercato (eh, non linciatemi!) parlo con le persone e cerco di spiegare magari che il prodotto che hanno preso è pieno di schifezze, e non vale sicuramente il prezzo richiesto. Già, mi dicono, ma l’alternativa qual è? Bè, sono impotente, non c’è.

    Qui in Lombardia bisogna macinare chilometri e chilometri per avere prodotti “sani”. O pagarli un botto, e magari scoprire che sani non sono. Faccio un esempio: recentemente in Trentino ho comprato, sulla strada, mele appena colte. “Sono biologiche?” chiedo. “No, abbiamo messo prodotti chimici, ma il necessario per poter avere mele sane a un prezzo abbordabile. Conti però che io le mie mele le vendo ora, appena colte, e a dicembre non ci sono già più. Che ne dice di quelle biologiche comprate a febbraio e mantenute nei frigoriferi per mesi, perdendo tutte le loro qualità?”. Giusto. Lavo e stralavo la mela e ha un sapore che da anni non sentivo più, e che sicuramente quelle biologiche certificate in un noto supermercato neppure si sognano.

    La mia conclusione è che purtroppo la colpa del mangiare male non è solo del consumatore o della cattiva informazione (per inciso, purtroppo in Italia scrive di materie scientifiche anche un povero cronista preso all’ultimo a confezionare l’articolo, e che fino a ieri si occupava magari di cronaca giudiziaria, la colpa non è sua, ma del poco valore che si dà all’nformazione in genere, quindi di editori e direttori di giornali), ma anche del mondo del biologico che, chiuso in se stesso, non si organizza, e, soprattutto, non “media”. O con noi o contro di noi, insomma.

    Per chi si rifornisce in alcuni outlet, per esempio, ci sono ottimi prodotti tedeschi (ma và…) che non hanno paura di “sporcarsi le mani” a finire in grandi catene commerciali e che, in alcuni casi, sono più biologici dei nostri. E ottimi al gusto. Mentre quelli italiani, nella grande distribuzione, francamente non sono un granchè.

    Spero davvero di venire a sentirla domenica, con tutta la mia stima.

  34. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Graziella Carnevali: Gentile Graziella, a volte è salutare vedere anche il bicchiere mezzo pieno. Cercando, si trovano ad un tiro di schioppo, piccole o grandi aziende che producono bio. Lei poi penso che viva non lontano dalle Cascine orsine e quindi dovrebbe sentirsi fortunata.

    La prego non maledica il biologico in toto, ma solo quella parte che non fa le cose come si deve. In realtà non penso che il bio non faccia informazione, forse non ne fa abbastanza. Mi spieghi comunque meglio quale informazione lei vorrebbe che il bio facesse.

    Per quelli che fanno la corsa al suprmercato, e semmai per comprare scatolette e piatti già pronti, valgono le indicazioni da me date altre volte e cioè che al supermercato o al negozio bio si deve andare a comprare soltanto i magnifici 12 (pane, latte, uova,pasta, riso e gli altri cereali, frutta, verdura, olio, burro, e un po’ di buon formaggio, carne fresca e pesce e del buon vino). Il resto sì che non vale molto (ma i carrelli ne sono pieni).

    Sì è vero, ci sono manchevolezze nel bio, ma diamogli un po’ di tempo, in fondo il bio è ancora un bambino (è nato negli anni ’90 del secolo scorso con il regolamento dell’unione europea) ma dobbiamo fare come fa lei: incalzarlo (ma sembre guardando il bicchiere mezzo pieno). Sarò contento di incontrarla alla Zelata.

  35. Graziella Carnevali ha detto:

    Grazie prof. grazie per la risposta. Ha ragione, bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno! Ci proverò, anche quando sono affannata, di corsa, e non trovo il cibo che mi fa bene (per me il bio è questo, e devo ringraziare il pasto nudo per avermelo fatto scoprire) sulla mia strada. Quando posso vado sì alle Cascine Orsine (che magnifica location), purtroppo da casa mia ci metto quasi quaranta minuti, devo organizzare una spesa un pò consistente (e per i prodotti deperibili, quello è il problema,non ècosì facile). Spero di continuare la conversazione ad personam sabato, davvero cordiali saluti

  36. Simona G. ha detto:

    Grazie Professore per questo bellissimo articolo. Condivido ampiamente!

    @ Graziella Carnevali: se abiti in Lombardia puoi dare un’occhiata a questo sito: http://www.bioexpress.it
    Si può ricevere una cassetta di frutta e verdura direttamente a casa, si può scegliere la dimensione della cassetta, la frequenza di consegna (non è necessario essere a casa) ed escludere prodotti non desiderati. Certo è più caro che andare direttamente dai produttori locali, ma per chi non ha molto tempo per fare la spesa può essere una soluzione…

    Buona giornata,

    Simona G.

  37. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Simona grazie! Indicazione preziosissima, sto già per fare l’ordine! L’inverno scorso avevo provato con un altro sito di consegne a domicilio, ma portavano solo casstte con quantità industriali, qui ho visto che c’è anche la “single”. Speriamo consegnino anche nella mia zona.

    Ecco per me cosa significa informazione, bè meno male che c’è questo sito, preferisco spendere un pò di più in frutta e verdura (ma che sia non trattata) e risparmiare sul resto.

    Tanto ieri ho letto che il pesce è tutto pieno non solo di diossina, ma anche di…creme solari. Giuro, sul Corriere.it. Quindi, al diavolo il pesce (che non mi piace peraltro e costa un occhio), vado di noci frutta e verdura. Ma buone.

  38. Scepty ha detto:

    “È su questa base concettuale errata che i ricercatori che vogliono sminuire il valore effettivo del cibo bio, forse in buona fede, forse no”
    Dubito. Un ricercatore serio, non vuole affatto sminuire o incensare a priori né l’agricoltura bio né qualsiasi altro tipo di agricoltura. Cerca solo di capire se un claim come “il bio è più salutare” abbia dei fondamenti, ovvero se sia confermato da dati. Come puoi notare la domanda è molto precisa e altrettanto precisa dovrebbe essere la risposta. Il fatto che i cibi bio siano risultati equivalenti dal punto di vista nutrizionale ai convenzionali non scredita il bio.

    Altre due cosine
    ““Il consumo di alimenti organici può ridurre l’esposizione a residui di pesticidi e a batteri antibiotici resistenti”.
    “PUO'” bisognerebbe scriverlo in caps-lock, sottolineato, in grassetto!
    “manca di una forte evidenza”
    Vuol dire che non c’è una prova schiacciante, una prova è una prova senza ombra di dubbio.
    Certo per le contese metafisiche il dato empirico è poco rilevante, ma la nutrizione e l’agricoltura sono scienza prima di tutto.

  39. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Scepty: non metto in dubbio che un ricercatore, se è serio, non intende sminuire a priori né l’agricoltura bio né qualsiasi altro tipo di agricoltura. Ma un ricercatore, se è serio, saprà di sicuro anche che le valutazioni sulla qualità degli alimenti vanno fatte tenendo conto dei diversi aspetti della qualità e non soltanto della qualità nutrizionale. Cibo non bio e cibo bio potranno anche avere lo stesso valore nutritivo, come pare, ma non lo stesso contenuto in residui di pesticidi ed antibiotici. E poi le pare poco quanto gli autori dello studio affermano: “Troviamo (nel bio) anche più alti livelli di fenoli totali nei prodotti biologici, più omega-3 nel latte biologico e nella carne di pollo, e più acido vaccenico nei polli organici rispetto agli alimenti convenzionali”?

    Per quanto riguarda la sua prima “cosina” (è piuttosto brutterello questo termine che sa tanto di professorino alquanto presuntuoso), non ho nessun problema, lo metto in grassetto e lo sottolineo pure, ma nessuno ha mai prospettato una possibilità del genere a favore del consumo del cibo da agricoltura convenzionale.

    Per la seconda “cosina” mettiamola così: se non ci fossero state prove, gli autori avrebbero sicuramente affermato “non ci sono prove”. Se hanno detto “mancano di una forte evidenza=prova”, hanno voluto dire che almeno ci sono degli indizi a favore del bio che vanno confermati.

    Ed ora un mio commento sulla sua espressione “la nutrizione e l’agricoltura sono scienza prima di tutto”. La storia di questi ultimi anni ci insegna che spesso la nutrizione e l’agronomia si comportano poco da branche della scienza e tanto da discipline che peccano di sfacciato empirismo (e talora di asservimento agli interessi di bottega di qualcuno). Insomma non sono certo scienze esatte come la matematica e la geometria. Per questo spesso prendono delle solenni cantonate.

    Penso che lei le conosca. Ad ogni modo gliene dico qualcuna: si è sostenuto che le fibre erano zavorra ed ora sappiamo che sono indispensabili; che bisognava mangiare tante proteine ed ora sappiamo che l’eccesso porta a molte patologie; tanti additivi e pesticidi che dovevano essere innocui, stando ad “irreprensibili” prove tossicologiche, sono circolati con gli alimenti per decenni, ma ora sono vietati perchè riconosciuti tossici. L’orange G usato nella guerra del Vietnam è stato usato come diserbante. E lo Ziklon B, inventato da un premio Nobel, il dottor Haber, e da lui proposto come insetticida, è stato poi utilizzato nelle camere a gas per i genocidi della seconda guerra mondiale. L’elenco è lungo ma non mi dilungo. Però non mi esimerò dal farlo se lei me lo chiederà con un prossimo commento ma a condizione che, invece di usare il nomignolo che ha usato, userà il suo nome e cognome. Come faccio io sempre per mia etica professionale assumendomi la responsabilità di quello che dico. Cordialmente.

  40. Matteo Giannattasio ha detto:

    Scusatemi ma preso dalla foga della risposta ho tralasciato un aspetto della qualità che depone a favore del bio; e cioè quello della qualità etico-sociale, cioè produrre cibo rispettando l’ambiente, gli animali e l’agricoltore. Questo è un aspetto che non è preso nel dovuto conto nel contesto scientifico attuale in cui si valuta la qualità alimentare soltanto in termini nutrizionali, organolettici o salutistici. Nel regolamento UE del bio questo aspetto fa da cardine a tutto l’impianto agronomico e zootecnico.
    Certo qualcuno potrà obiettare che una cosa sono i principi e un’altra la pratica, ma questo attiene alla sensibilità e all’onestà dei singoli agricoltori.

  41. Simona G. ha detto:

    Buongiorno a tutti!
    Vorrei segnalarvi un film documentario molto interessante sull’agroecologia, intitolato “Les Moissons du futur” (i raccolti del futuro), della regista francese Marie-Monique Robin. Mostra risposte e possibili rimedi che l’agroecologia può fornire alla crisi alimentare mondiale, nel rispetto della terra e di tutte le forme di vita che la abitano. È stato trasmesso il 16 ottobre sul canale della TV francese Arte France ed è possibile rivederlo per una settimana gratuitamente. Successivamente sarà possibile acquistarlo in dvd. Per ora purtroppo è disponibile solo in versione francese e tedesca. Ecco il link alla pagina:
    http://www.arte.tv/fr/les-moissons-du-futur/6815836.html
    Simona

  42. laura ha detto:

    Questo articolo conferma ciò che avete scritto sopra

  43. Granosalis ha detto:

    Volevo dirle grazie per questo bel contributo, che rispecchia molto bene il mio pensiero, tant’è che l’ho citato nel mio ultimo articolo sui danni da fitofarmaci di sintesi e fertilizzanti.
    Leggo sempre con piacere i suoi approfondimenti, nonostante su molte cose non la pensiamo allo stesso modo, complimenti per il suo lavoro!

  44. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Granosalis. Quanto mi piacerebbe conoscere le molte cose sulle quali non la pensiamo allo stesso modo. Si potrebbe discutere, chiarire ed essere pronti (ovviamente anche da parte mia) a rivedere opinioni e convincimenti. Perchè, per cominciare, non me ne dice, mettiamo tre , delle molte cose per le quali è in disaccordo con me?. Le confesso che ogni volta che incontro persone agli incontri che tengo, imparo sempre qualcosa di importante e utile, Su allora con le tre cose.

  45. Vu' ha detto:

    carne carne carne
    Dopo tutto quello che si sa’ e che si legge non capisco come lei uomo meraviglioso e consapevole possa dire che la carte (anche se poca) faccia bene..
    Me ne dica tre di cose per cui debba continuare a mangiare carne,pesce, uova e formaggi

    Qui ecco le “mie”.
    Lo so’ che il Sig.VAccaro utilizza dei toni tremendi..
    Ma andiamo alla sostanza di cio’ che dice…
    La prego mi smonti quelle verita’ che per me ormai sono diventate stile FELICE di vita..
    Grazie

    V.

  46. Matteo Giannattasio ha detto:

    @Vu’. Le premetto che io non mangio carne sia per solidarietà con gli animali sia perchè sono convinto che, non mangiandola, si ottengono benefici per la salute fisica e mentale enormi.

    Ma non mi azzarderei mai a dire alle persone “non mangiate carne”. Solo mi limito a dire che, se la vogliono mangiare, la mangino ma a piccole dosi (un mero consiglio da medico).

    Si arriva a non mangiare carne attraverso un proprio percorso personale e non per imposizione che può essere fatta attraverso una sorta di terrorismo psicologico o la colpevolizzazione. E queste due strategie le vedo in alcuni documentari che circolano in rete e anche nel modo di fare e di discutere di alcuni vegani. Io rispetto le scelte vegane, ho amici carissimi vegani, ma non mi permetterei mai di colpevolizzare chi mangia carne.

  47. Vu' ha detto:

    Sono d’accordissimo con lei..
    Specialmente sul fatto che ognuno ,se vuole, ha le basi e la conoscenza per poter fare delle scelte libere..
    Pero’mi sono “stranita” sul mangiare consapevole che gira su questo blog…
    Non puo’ esserci una consapevolezza di comodo..
    Se consapevolezza significa:
    “La consapevolezza fornisce il materiale “grezzo” a partire dal quale gli animali possono sviluppare delle idee soggettive circa la loro esperienza; il passo successivo alle idee è arrivare a scoprire la parte inconscia, diventando integralmente conscia: questa è l’illuminazione. L’uomo è l’unico animale che può raggiungere questo stato (il picco più alto di consapevolezza).”
    Come si puo’ giustificare tutto quello che accade?
    Come si puo’ continuare a mangiarli?
    Se poi abbiamo capito che oltretutto FANNO MALE!
    Apro una porta, guardo l’orrore e la richiudo facendo finta di non aver visto..?
    Bho!
    Sto’ esagerando forse ma davvero a volte non capisco..
    Grazie cmq per la comprensione..

    Un saluto
    V.
    Ma sulla caseina e sul pesce o sulle uova che ne pensa??

  48. Vu' ha detto:

    Aspetto una sua risposta in merito a questo video.
    Buonaserata
    V.

  49. Vu' ha detto:

    Spero davvero che mi rispondera’..
    Mi piace tanto il suo modo di pensare…

  50. matteo giannattasio ha detto:

    @Vu. Ho guardato il video. Cosa vuole che le dica. A mio avviso c’è molto allarmismo per quanto riguardo la “tossicità” dei prodotti animali e l’intento di fare proselitismo vegano. Io sono arrivato a eliminare la carne dal mio regime alimentare in base ad una mia esperienza personalissima: sensazione di essere intossicato, flatulenza, aggressività, un certo disgusto animico nel pensare che nel mio piatto c’era una fetta di animale sacrificato.

    Poi i benefici del non mangiar carne sono stati tanti, tra cui l’acquisizione di una serenità animica e una lucidità mentale a me carnivoro sconosciute, a tal punto che resisto anche di fronte alle polpette come le faceva mammà che adoravo tanto da mangiarne anche 12 di seguito facendo imbestialire mia moglie (lei è rimasta carnivora!).

    Diceva un uomo saggio che è meglio mangiare il prosciutto che sognarlo. Voleva dire che bisogna arrivare al vegetarianismo in base a quanto ci detta il nostro organismo e non perché ce lo dice un seguace di Shelton che si presenta nel video inconvenientemente scamiciato o perchè ha letto il China study. Naturalmente est modus in rebus, quindi se carne deve essere, che sia poca e di ottima qualità. Un saluto cordialissino

  51. Vu' ha detto:

    Grazie!
    La sua risposta mi piace..
    Ha ragione “meglio mangiare il prosciutto che sognarlo”
    Pero’ dell’Igienismo in se’, lo trova eccessivo?
    Eppure il padre dell’Igienismo è lo stesso Ippocrate che diceva “Chi non conosce il cibo non può capire le malattie dell’uomo”.
    Cmq ognuno deve arrivarci se e quando vuole..
    Pero’ una frase che mi ha colpito molto gliela lascio…
    “Quando smetti di mangiare la carne ti nasce un fiore nel cuore…!”

    Buonaserata
    Valentina

  52. Angela ha detto:

    Grazie, questo articolo mi ha chiarito molto le idee sull’argomento. :-)

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