Le qualità del cibo

Allora un vecchio oste domandò: parlaci del mangiar e del bere. Ed egli disse: “Vorrei che poteste vivere del profumo della terra e che la luce vi nutrisse in libertà come una pianta. Ma siccome mangerete uccidendo, e ruberete al piccolo il suo latte materno per estinguere la sete, sia allora, il vostro, un atto di adorazione. E la mensa sia un altare, sul quale i puri e gli innocenti dei campi e delle foreste s’immolino alla parte più pura e più innocente che vi è nell’uomo” Kahlil Gibran, Il profeta

Oggi l’industria alimentare tenta, ovviamente per ragioni commerciali, di inculcare nella mente di noi consumatori un *falso concetto* di qualità alimentare. Il tentativo è quello di farci credere che il cibo è di qualità se cura o previene qualche malanno. Si pensi ai tanti prodotti arricchiti con qualcosa, omega-3, fitosteroli, fibre, probiotici, che sono tanto reclamizzati come toccasana per i più svariati malanni, malattie cardiovascolari, ipercolesterolemia, osteoporosi, stitichezza e via discorrendo.

Basta dare un’occhiata alle etichette per capire che si tratta di prodotti fabbricati in laboratorio con ingredienti di scarso valore nutritivo e resi accettabili al gusto mediante l’aggiunta di aromi. Per rendercene conto, leggiamo l’elenco degli ingredienti di uno che va per la maggiore, il Danacol.

Eccovi gli ingredienti di un Danacol alla frutta:
latte scremato e latte scremato concentrato;
steroli vegetali (un sottoprodotto della fabbricazione della carta);
ananas (1%, una dose ridicola!);
fibra alimentare (oligofruttosio);
amido modificato di mais;
ben 7 additivi tra addensanti come la pectina (E 440) e la gomma di guar (E 412),
correttori di acidità come acido citrico
(E 330), citrato di sodio (E 331) e citrato di calcio (E 333),
edulcoranti come l’aspartame (E 951) l’acesulfame K (E 950),
e aromi di sintesi.

Sono anche riportati “fermenti lattici dello yogurt”, ma la loro collocazione all’ultimo post dell’elenco lascia intendere che si tratti dell’ingrediente presente in minore quantità.

Quanto può valere un alimento del genere dal punto di vista nutrizionale? A mio avviso non è nemmeno un alimento, è semplicemente un integratore camuffato da alimento! Eppure la gente ne fa scorpacciate con l’intento di sistemare il colesterolo nel sangue e forse di consumare un ottimo yogurt. Non sono da meno gli altri prodotti di questo genere, dall’Actimel all’Activia e al Danaos. Non è un caso che tutti siano così tanto pubblicizzati alla televisione.

Non sono da meno i media che da qualche tempo hanno preso l’abitudine di osannare alimenti nei quali la scienza scopre la presenza di sostanze potrenzialmente salutari. Tra i prescelti troviamo il pomodoro per il licopene, la soia per i fitoestrogeni, l’aglio e la cipolla per l’allicina, i frutti di bosco per gli antiossidanti. Anche il vino è entrato paradossalmente in questa spirale mediatica per il suo contenuto in resveratrolo. E in tanti, dimentichi dei rischi per la salute che comporta l’eccessivo consumo di alcool, hanno alzato il gomito per un bel po’ perché convinti di aver trovato l’elisir di lunga vita. Per avvalorare la tesi dell’esistenza di alimenti che si comportano da farmaci è stato anche coniato l’orribile termine “nutriceutico”, un ibrido derivante da nutriente e farmaceutico.

C’è un’altra perversa strategia di vendita che si basa su un diverso ma altrettanto falso concetto di qualità. Sfruttando la psicosi dovuta al diffondersi dell’obesità e delle malattie degenerative che ne conseguono, l’industria alimentare sta convincendo i consumatori che la qualità degli alimenti è tanto più alta quanto più basso è il contenuto in nutrienti ad alto apporto di calorie come grassi e carboidrati (ma allo stesso tempo propone spudoratamente anche merendine e bevande superzuccherate il cui consumo è tra le cause del dilagare dell’obesità).
Andatelo a spiegare ad un povero africano affamato che da noi il cibo è tanto più apprezzato quanto meno nutriente è! Vi prenderebbe ovviamente per matti.

Quello del latte è un caso limite

Il latte intero è criminalizzato, ingiustamente, per il suo contenuto in grassi, mentre vanno alla grande quelli parzialmente o totalmente scremati perché la pubblicità fa credere che siano più salutari. Un’ignobile operazione commerciale per raddoppiare i guadagni, vendendo separatamente il latte privato del grasso e il grasso (burro) sottratto al latte. Poi ci sono le carni magre che il consumatore ritiene di più alta qualità rispetto a quelle grasse perché pensa, erroneamente, che queste ultime contengano grasso e colesterolo. Si propagandano formaggi magri e quelli proposti come dietetici, tipo il Philadelphia, che sono un’offesa per il palato, e si fa credere che un prodotto “senza zuccheri aggiunti” sia meglio di un altro farcito di edulcoranti di sintesi, come l’aspartame e l’acesulfame K.

Insomma, l’industria per proprio tornaconto e i media forse per l’insufficiente conoscenza della materia da parte dei responsabili, interpretano l’antica massima ippocratica “fai che il cibo sia la tua medicina” in maniera del tutto distorta Quella massima, infatti, vuole significare tutt’altro, e cioè che il cibo diventa medicina se assolve nel migliore dei modi la sua funzione primaria di nutrimento. Ma, in questo caso, il significato da dare al termine “medicina” non è quello di rimedio per curare la malattia (a questo compito sono destinati i farmaci), bensì quello di fonte di soddisfazione, piacere, lucidità, vigore, in una parola, di benessere.

Ovviamente, affinché il cibo assolva al meglio questo compito, bisogna seguire alcune norme. Sono quelle che la scuola medica salernitana enuncia in questa meravigliosa sintesi: “la qualità, la natura, quando, quanto, quante volte, dove / giustamente il medico deve osservare per un ragionevole / regime, perché non percorra una errata via.”

Il che vuol dire

a) alimentazione variata ed equilibrata; b) giusta combinazione dei cibi in modo che l’uno annulli gli effetti nocivi degli altri (ricordiamoci l’adagio della medicina araba “mangiando ci si avvelena sempre un po’”); c) corretta distribuzione del cibo nei tre pasti della giornata, d) moderazione (altra testimonianza della saggezza popolare: “vive a lungo chi si alza da tavola ancora con un po’ di fame”); e ovviamente e) cibo di qualità.

Sono tutti aspetti che il pasto nudo meritoriamente tratta di frequente.

Nel prossimo articolo vi darò il mio punto di vista sulla qualità alimentare. Per non lasciarvi a bocca asciutta, vi anticipo che per me la qualità alimentare è una meravigliosa sintesi tra contenuto in nutrienti (qualità nutrizionale), sostanze salutari (qualità salutistica o funzionale), colore, sapore e aromi (qualità organolettica) ), condizioni che garantiscono l’assenza di patogeni e sostanze nocive (qualità igienico-sanitaria) e ultimo, ma non per importanza, etica di produzione (qualità etico-sociale).

Il fondamento della qualità è ovviamente la buona pratica agricola e di allevamento. Ma c’è da chiedersi: esiste ancora il cibo di qualità? La risposta a breve.

Intanto me ne vado alla Zelata per un fine settimana sull’alimentazione dei bambini e dei nonni. Parlerò proprio di qualità alimentare e di come siamo stati capaci in questi ultimi decenni di far diventare il grano e il latte, un tempo nobili alimenti, pericolosi per la nostra salute.

Per chiudere, un consiglio

Vi possono aiutare davvero a tenere sotto controllo il colesterolo alimenti contenenti fitosteroli come cereali integrali, oli di semi non raffinati, frutta secca oleaginosa, e alimenti e spezie che favoriscono il flusso della bile, come cicoria, tarassaco, curcuma e zenzero. Che alimenti meravigliosi, altro che danacol. E se vi piace lo yogurt, che sia davvero tale, fatto con latte intero di qualità e bianco, cioè senza frutta o altri ingredienti (che servono solo a mascherare la cattiva qualità dello yogurt).

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26 comments

  1. Simo ha detto:

    Al di là dell’interesse dell’articolo, trovo la definizione “offesa per il palato” MERAVIGLIOSA!!! E che rende perfettamente l’idea…

  2. Graziella Carnevali ha detto:

    @Egr.prof., fantastico il suo post e grazie per le informazioni preziosissime. Vorrei pero’ spezzare una lancia a favore dei media, ovvero dei giornalisti, categoria di cui ho fatto parte. Per la maggior parte scrivono cio’ che i medici dicono loro. Non essendoci, in Italia, una formazione obbligatoria per i giornalisti scientifici, “ci si fa” sul campo e dunque spesso ci si fida di informazioni date comunque da esperti del settore. Quando scrivevo io il dktat era: intervistare sempre due esperti, possibilmente di parere contrario, per dare una informazione obiettiva. Ora, con l’ avvento di computer e internet non c’ e’ piu’ tempo per questo tipo di approfondimenti ( motivo per cui ho ca,biato settore di lavoro) , la notizia deve essere immediata, dunque ci si fida dell’ esperto di turno. Non potremmo criticare anche questa ultima categoria? Grazie e scusate, sto intervenendo troppo, me ne rendo conto. Prometto che taccio per un po’ ( se ci riesco). Buon viaggio alla Zelata, che e’ bellissima, e qui il tempo oggi e’ meraviglioso ( abito vicino).

  3. Rosella ha detto:

    Condivido pienamente. Grazie!

  4. Arianna ha detto:

    Che meraviglioso post, sono totalmente d’accordo con ogni singola riga che è stata scritta: non toglierei o aggiungerei nulla di più.

  5. Valeria ha detto:

    Articolo interessante, come sempre.

    Sono pienamente d’accordo!

  6. camilla ha detto:

    mi avevano detto che le mandorle non andavano bene per il colesterolo. Dunque è un’informazione sbagliata? Grazie.

  7. Arianna ha detto:

    @Camilla: mi permetto di intervenire, e penso che il prof. Giannattasio sia d’accordo con me… Sono una dietista e trovo assurdo che qualcuno le abbia detto che le mandorle non vadano bene per il colesterolo! Come tutti i prodotti vegetali (cereali, frutta, verdura, frutta secca, legumi) le mandorle NON contengono colesterolo, e anzi nell’ambito di una dieta equilibrata aiutano ad abbassare il colesterolo nocivo LDL e aumentare quello protettivo HDL. Sono però anche molto ricche di grassi, quindi se si hanno problemi di sovrappeso è meglio non abusarne :)

  8. Vu' ha detto:

    Come sempre…GRAZIE!

  9. camilla ha detto:

    Anche a me sembrava assurdo. Grazie.

  10. pervinca ha detto:

    concordo in pieno e mi ha fatto venire in mente la “regola della bisnonna”, tratta dal libro di Pollan e che ora ho fatto mia quando vado a fare la spesa : mentro sono al supermercato immagino che la mia bisnonna mi sia accanto mentre passo tra le corsie e non compro nulla che lei non riconoscerebbe come “cibo” …o almeno ci provo e la lettura delle etichette diventa fondamentale

  11. matteo giannattasio ha detto:

    @Graziella Carnevali: Io credo che i giornalisti potrebbero informare meglio sulle questioni riguardanti l’alimentazione, se non fossero pressati a scrivere da un giorno all’altro sui temi del momento e se avessero una preparazione di base che solo dei corsi seri sull’alimentazione possono dare.

    È troppo importante il loro ruolo in questo campo per lasciarlo all’improvvisazione o basandosi su quello che dice l’esperto di turno che a volte è tale soltanto perché la sua faccia compare alla televisione. E poi, purtroppo, spesso le grosse testate pongono loro dei paletti perché vivono di pubblicità, anche di quella per i prodotti alimentari delle industrie. che vanno per la maggiore. Visto che vive nei paraggi della Zelata, perché non fa una capatina venerdì mattina all’inaugurazione del corso?

    @Camilla: Quanto dice Anna è corretto. ottime le mandorle ma senza abusare. Rispettare le razioni è importante che nel caso delle mandorle siano le fatidiche 7. Approfitto per ripetervi, se non è stato chiaro nel post, che se un alimento ha anche virtù salutistiche, non è che bisogna abusarne, tutt’altro. Direi addirittura che per qualche alimento, vedi il vino ad esempio, sarebbe preferibile usare maggiore moderazione nel consumo.

    @pervinca: A mio avviso è in atto una potente azione di industrializzazione della produzione del cibo facendola passare dalla campagna alla fabbrica. Il caso emblematico è quello della margarina, un prodotto concepito a tavolino dai chimici e prodotto in laboratorio, che ha sostituito il nobilissimo burro con una potente campagna di criminalizzazione di quest’ultimo.

    Poi ci sono questi prodotti arricchiti di qualcosa, gli oli di semi superpurificati, le bevande con poco succo e tanto zucchero e aromi, i “latti” vegetali che costano almeno il doppio del latte (una cosa assurda!), lo sciroppo di glucosio-fruttosio. Io proprio non vorrei essere oggi nei panni del consumatore che va al supermercato perché l’industria alimentare fa di lui quello che vuole.

    Penso che sarebbe una buona cosa se la potentissima IZN organizzasse da qualche parte un corso per voi sulla lettura delle etichette. Io sarei contento di dare il mio contributo. Perché, come lei dice giustamente, la lettura delle etichette è fondamentale. Ma per saperle leggerle, bisogna imparare a leggerle. Per questo ho in programma di fare uscire per l’estate il mio dizionario degli ingredienti alimentari (tutti quelli che si trovano nei prodotti del supermercato e bio) in edizione tascabile e popolare (leggi a basso prezzo). E già qualcosa per chi vuole destreggiarsi al supermercato.

    Buona giornata a tutti.

  12. claudia ha detto:

    Questo articolo andebbe stampato e volantinato all´uscita dei supemercati, o delle scuole (se mi fate una versione in inglese prometto che lo faccio io, qui, almeno davanti alla scuola di mia figlia!) Per me la regola piú efficace del libro di Pollan rimane quella: “Non comperare nessun cibo che abbia anche solo un ingrediente che un bambino di 8 anni non sappia pronunciare” (io mi spingo oltre: che un bambino di otto anni non sappia cosa sia).

    Sono anni che cerco di divulgare (soprattutto nelle scuole) la buona prassi della lettura delle etichette. Anche se molti mi prendono in giro (quasi sempre persone che hanno problemi di salute, peraltro…;-)), accusandomi di appartenere a qualche strana “religione” o imitandomi mentre leggo le etichette, come se stessi leggendo qualche vangelo apocrifo. Chiaramente compero anche cose con ingredienti assurdi, perché altrimenti morirei, qui. Ma almeno mi informo, e cerco di selezionare (voglio dire, preferisco accettare qualche nitrito ogni tanto, piuttosto che farmi venire l´esaurimento nervoso o rinunciare a troppo…;-)). In uno dei piú grandi supermercati di Johannesburg, per esempio, non mettono nemmeno gli ingredienti, sulle buste preconfezionate di salumi. E io non li compro, punto. Vado in un altro (che costa di piú…): ci sono scritti gli ingredienti, inorridisco, ma ad un panino col salame, di tanto in tanto, non riesco a rinunciare!

    Comunque sorrido, noncurante degli sguardi altrui, e continuo sulla mia strada, che da quando ho iniziato a pensare prima di comprare mi sento dieci anni di meno!

    Unico appunto: vivo in mezzo a “poveri africani affamati”, come ha scritto Lei, che bevono coca-cola quando hanno sete (a Johannesburg il palazzone che domina la cittá si chiama Coca-Cola Dom, ed é rivestito di pubblicitá della mitica bibita) e mangiano pane bianco in busta o pap (polentina di mais – probabilmente ogm e assolutamente priva di qualsiasi nutriente, tanto che il governo lo “addiziona” di minerali e vitamine varie, cosí come fa col pane).

    Quelli appena piú ricchi (tipo gli studenti che abitano di fronte a noi) vanno al mcdonalds (o ai take away anche meno controllati). Quelli ricchi ricchi sono quasi sempre sovrappeso, mangiano carne tutti i giorni e sono quasi sicura che, se dovessero scegliere un prodotto sano, la maggior parte opterebbe per qualcosa molto simile al danacol. Nessuna cultura del cibo, mi spiace. Magari nei villaggi sperduti é diverso, non so.

    Santa pubblicitá…non avranno da mangiare, ma la tv al plasma e la parabola satellitare c´é in ogni casa, tranquillo.

  13. pelomary ha detto:

    Grazie prof. Giannattasio, per la sua voglia di trasmettere. Sento che nel pasto nudo ci crede e questo la rende disponibile a condividere il suo sapere con noi. Sono articoli talmente condensati di contenuti che ogni riga sarebbe da approfondire. Io ci sarò per un incontro sulla lettura delle etichette, l’unica strada per fare politica facendo la spesa! E intanto faccio azione divulgativa di tutti gli articoli del pastonudo presso tutti i miei conoscenti ; vengo guardata come una pazza alternativa che si diverte a fare la diversa. Quando parlo di come faccio la spesa mi dicono che è solo una gran fatica e tirano fuori tutti le frasi fatte del momento: tanto il bio è una truffa, tanto quella cosa lì costa troppo… insomma scarico di responsabilità. Eppure mi pare di dire cose molto ovvie… perchè è così difficile farlo capire?

  14. singlemama ha detto:

    grazie grazie grazie !!!

    (@claudia, davvero un peccato che siamo lontane. mi sentirei meno sola tra gli scaffali del supermercato per ore a leggere etichette se tu ogni tanto fossi con me…)

  15. Giorgio ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo. Stiamo perdendo il contatto con le abitudini alimentari (ma non solo, anche con il modo di concepire la funzione degli alimenti) che ci hanno accompagnato per secoli. Conseguentemente, perdiamo anche il contatto con noi stessi e con quello che siamo.
    Per fortuna, mi permetto di aggiungere, il nostro organismo non ha ancora dimenticato tutto questo, e cerca di farcelo capire in continuazione per mezzi dei “disturbi” (lievi o gravi) che avvertiamo ogni qual volta ci discostiamo troppo dalle “buone abitudini” :)

  16. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Prof. Grazie per l’ invito, ma oggi non posso allontanarmi dal posto di lavoro. Mi piacerebbe fare un salto domenica, se si puo’, per salutarla. Vedo che conosce bene il mondo dei giornalisti ( molti dei quali prendono si e no 100 euro a pezzo, che, tolte le spese, e’ davvero una miseria), e, come sempre, ha ragione. Andrebbe riformato, ma i primi a non volerlo fare sono gli editori, a cui fa comodo far vivere il giornale solo di pubblicita’ e non di buona informazione. Propongo di criticare, aspramente, loro. Buona giornata alla Zelata.

  17. adriana ha detto:

    È la 1a volta che leggo “ilpastonudo”. Sono rimasta affascinata da tutto quanto ho letto e appreso. Non immaginavo fosse così interessante e mi riprometto di dedicare il mio tempo libero ogni giorno per poter apprendere tante cose interessanti e piacevoli (come ad esempio: CIBO SANO). COMPLIMENTI.

  18. matteo giannattasio ha detto:

    @Graziella Carnevali: L’aspetto; ho la mia relazione dalle 9,30 alle 11,30.

  19. Maria ha detto:

    Grazie mille, e meno male che dovrebbe abbassare il colesterolo:.salvo poi forse ….. imboccare la via per qualcosa di peggio che si deposita a livello . di scorie e tossine . c’è molto lavoro da fare .. soprattutto sull’informazione ; sulla semplicità dei pasti , sull’esigenza di mangiare buono e sul suo significato
    Grazie mille di esistere

  20. paolo manzelli ha detto:

    La qualita del cibo induce sazieta , infatti i cibi prelibati si assaporano e la ricerca del gusto raffinato conduce a mangiare per sfizio e non per fame rispondendo a concetti di equivalenza tra cibo e calorie . La Cultura Nutrigenomica porta a concepire il cibo come medicina naturale per la propria crescita sana e robusta fisicamente e mentalmente e riconosce nel gusto la vista l’ odore gli indicatori di qualita che vanno raffinati per accertare la qualita e la salubrita del cibo .dalla Qualita del cibo dipende la qualita della vita. Partecipa al Convegno NUTRA-SCIENZA del 14 Maggio 2012 a Firenze vedi su Facebook http://www.facebook.com/groups/195771803846822/

  21. nerea ha detto:

    ho sentito cose molto preoccupanti per quel che riguarda l’uso di aspartame, poichè si trova praticamente in tutti i prodotti definiti “senza zucchero” vorrei sapere se è vero che danneggia il cervello, cambia in peggio l’umore di chi lo assume e in qualche caso è ritenuto carcerogeno. E’ vero?

  22. izn ha detto:

    @nerea: ciao nerea (che nome bello!), torna tra dieci minuti, sto per pubblicare un post del prof. Giannattasio proprio su questo argomento e potrai fare tutte le domande che vuoi proprio lì. A tra poco! :-)

  23. paolo manzelli ha detto:

    “AGRICOLTURA -CIBO e BENESSERE” per la INNOVAZIONE IN EUROPA 2020 Al Work Shop del Lunedi 14 maggio 2012 a Firenze (co/ la Provincia di Firenze, sala Pistelli) tratteremo del tema: CONOSCENZA INNOVAZIONE BASATE SULLA BIO ECONOMIA.( trattasi del Programma HORIZON 2020) L’ Europa infatti ha delineato una nuova stagione della INNOVAZIONE delal Knowledge Based Bio-Economy (KBBE) come strategia di reindustrializzazione produttiva ottenibile allargando la base di condivisione dello sviluppo attarverso la aggregazione dei PEI (Partenariati Europei della Innovazione). Lo scopo fondamentale dei PEI sara infatti quello di armonizzare e far coincidere, come in un PUTZLE, l’ insieme variegato degli interessi Regionali sul tema del rinnovamento delle strategie di Innovazione. Una delle primarie tematiche di rinnovamento tramite la organizzazione dei PEI -PP( Pubblico-Privati )riguarda la complessa tematica della “AGRICOLTURA -CIBO e BENESSERE”. Il criterio di base di tale compartecipazione Pubblico-Privato tra Ricerca ed Impresa per ogni Regione della Europa, consiste nella revisione dei criteri di Qualita del Cibo non piu rapportati a criteri energetici (Calorie), ma piu propriamente riconsiderati rispetto all ‘ effettivo valore aggiunto nutrizionale ricavato dal metabolismo degli alimenti. Nel programma Horizon 2020 si intende infatti valorizzare la qualita del cibo sulla base delle proprieta salutistiche degli alimenti (tradizionali funzionali e e nutraceutici) in modo da produrre benessere ed invecchiamento attivo e di conseguenza perseguire criteri di Bio-Economia che conducano ad un sostanziale risparmio delle spese medico sanitarie. Saremo pertanto lieti della vs partecipazione al WORK SHOP sul tema generale OPEN INNOVATION e NUOVI ORIZZONTI della NUTRIZIONE a Firenze il 14 Maggio 2012. Paolo Manzelli pmanzelli.lre@gmail.com

  24. toppe ha detto:

    Mi sembra un po’ troppo facile entusiasmarsi per questo articolo.
    Io ho il colesterolo alto per motivi genetici, nonostante sia quasi sottopeso (ho sempre mangiato quanto serve “per vivere”, ma non ho mai avuto una particolare passione per il cibo), non mangi carne né uova e mi conceda al massimo un paio di biscotti a colazione.
    Ho inoltre una familiarità per problemi alle valvole cardiache.

    In questo quadro, non venitemi a raccontare di alimentazione equilibrata, verdure e balle varie: avrò il colesterolo alto in qualsiasi caso, essendoci una base genetica. Se l’unica porzione di colesterolo su cui posso agire è quella che ingerisco col cibo, e già ne ingerisco poco, o escludo in maniera ossessiva qualsiasi cibo che contenga un mg di colesterolo, oppure prendo il Danacol e vivo serena, ripeto, sempre mangiando in modo controllato, ma potendo concedermi, che so, un gelato a settimana senza ritrovarmi col colesterolo schizzato a 240.

    Tra l’altro la quantità di fitosteroli presenti nel cibo non è neanche lontanamente paragonabile a quella messa artificialmente nel Danacol: leggevo che nel cibo si trova nell’ordine di MILLIGRAMMI, mentre nel Danacol ce n’è più di un grammo e mezzo. Dovrei mangiare una tonnellata di pane integrale al giorno per ottenere lo stesso effetto…

    Il Danacol sarà anche chimico ecc. ecc., ma mica lo mangio perché ho voglia di uno yogurt, lo assumo come fosse una medicina; e rispetto alle medicine farà senz’altro meno male… meglio il Danacol oggi che le statine domani!

    (Ecco, magari se ne facessero una versione senza aspartame sarei più felice, visto che ne accumulerò una certa quantità, se continuo a prenderlo per tutta la vita…)

  25. Matteo Giannattasio ha detto:

    @toppe. Se lei consuma danacol e vive serena, sono contento per lei. Ma che lei tenga sotto controllo il colesterolo, almeno per la quota alimentare, grazie al danacol ho le mie riserve visto che lei non mangia nè uova, nè carne e presumo nemmeno formaggio stagionato che poi sono le fonti di quel colesterolo che dovrebbe (ma solo in una percentuale intorno al 10%) essere tenuto a bada dai fitosteroli presenti in questo prodotto.

    Purtroppo quando la causa del colesterolo è genetica, non c’è altro modo di curarsi che con i farmaci e di tanto in tanto un buon yogurt potrebbe anche metterla di buon umore. Ah, questa maledetta pubblicità che da un lato ci terrorizza e dall’altro ci offre la “giusta” medicina!

  26. toppe ha detto:

    @Matteo Giannattasio: Guardi, dico che con me il danacol ha funzionato perché ho fatto qualche “esperimento” su me stessa.
    Prima di iniziare, è vero che non mangiavo carne e uova, ma mangiavo formaggi e mi concedevo dolcini e dolcetti abbastanza spesso (per quanto, ripeto, non sono mai stata grassa, quindi non si immagini quantità abnormi, però ecco, biscotti e merendine ogni giorno…). Colesterolo a 270 fisso.

    Poi ho provato con una dieta veramente ossessiva più il danacol, e, magia, sono arrivata a 180 (prima non avevo mai avuto un valore del genere in vita mia…). Dopodiché ho provato a continuare il danacol ma riprendendo a mangiare con più libertà (sempre senza carne e uova perché non mi piacciono) e… non sono ritornata a 270, ma mi sono fermata a 200.

    L’ultima verifica che mi rimane da fare, e che farò, è sospendere il danacol, continuando a mangiare così, e vedere se a quel punto ritorno a valori altissimi. Così saprò quanto incide! Guardi che sarei contenta di scoprire che non serve, è una spesa in meno… le farò sapere :)

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