Riflessioni sul bio dopo Report di ieri

Ho visto stamani in differita la trasmissione sul cibo bio di Report di ieri, e a caldo scrivo queste note. Mi metto subito nei panni dei poveri consumatori che stanno pensando: “mio Dio, allora non mi posso fidare nemmeno del bio!”, “e pensare che il bio che compro nei negozi specializzati lo pago il doppio se non il triplo”; “me ne torno a comprare nel supermercato, almeno risparmio”, per arrivare alla sconsolante conclusione: “bio e non bio pari sono”.

report certificazioni bio

Se posso dire la mia, faccio presente che di delinquenti ce ne sono a iosa in tutti i settori dell’agire umano in cui si maneggia danaro, e più danaro circola, più delinquenti ci sono. Il bio tira tanto e per questo è inevitabile che finanzieri-speculatori, agricoltori senza scrupoli, commercianti che adorano il dio danaro si siano tuffati a pesce in questo affare.

Però non dobbiamo fare di ogni erba un fascio. Accanto a queste persone immorali ce ne sono tantissime altre che operano nell’ambito del bio con onestà, saggezza e competenza perché hanno a cuore la salute di tutti noi e la salute della terra. Sono amico fraterno di tanti di loro, persone meravigliose.

Se può esservi di esempio, vi dico le regole che seguo personalmente nelle scelte bio. Il mio paniere della spesa è fatto esclusivamente degli alimenti della dieta mediterranea (frutta e verdura; pane a lievitazione naturale, pasta, riso ed altri cereali; latte, yogurt e burro; olio di oliva; formaggi; carne, pesce fresco e congelato, uova; caffè, tè, e vino). Come potete notare non ci sono (perché non ce n’è assoluto bisogno e perché fanno aumentare di brutto il costo della spesa bio) prodotti che in gran parte sono invenzioni dell’industria alimentare (anche di quella bio e per questo ritengo che l’industria bio dovrebbe darsi una dritta se non vuole tradire i principi che hanno ispirato il regolamento per l’agricoltura biologica.

Eccovi alcuni di questi pseudoprodotti alimentari: pane in cassetta, merendine, biscotti, snack, bevande zuccherate, succhi di frutta, aranciate, cereali per la prima colazione, “latte” di soia, di avena e di altri cereali, margarina, olio di semi, wurstel, seitan, prosciutto cotto, patatine fritte in busta, piatti pronti tra cui quelli a base di soia e tofu.

Frutta e verdura

La compro fresca-fresca da agricoltori certificati bio o biodinamico della zona che conosco e stimo molto. Se non è disponibile la frutta, riesco a procurarmela tramite un gruppo di acquisto di cui è responsabile un esperto agronomo che ne sa quanto me sulla qualità degli alimenti.

Pane, pasta e riso

Il pane che acquisto è fatto con farina di grano duro semintegrale e lievitazione naturale. Quelli di Kamut e altri abbelliti con semi vari costano due o tre volte di più e, a mio avviso, non valgono quello che costano. Il riso è biodinamico. La pasta è fatta con farina bio di cui è nota l’intera filiera (italiana) e la compro nel negozio di Naturasì o da un produttore toscano. Il pane, la pasta e il riso, che compro a Naturasì hanno prezzi ragionevoli ed accessibili. Compro dell’ottimo pane anche in un piccolo negozio in Roma, mi sono reso conto che usa un’eccellente farina bio. Comunque è bene sapere che in tutt’Italia stanno nascendo tanti forni che fanno un eccellente pane bio. Sarebbe bello, e proverò a farlo, recensire tutti questi fornai per il comodo di tutti voi. Inoltre in Toscana, e suppongo in altre parti d’Italia, ci sono produttori di ottime farine bio.

Latte e burro

Sono certificati Demeter (quelli a km 1000 di cui vi ho parlato più volte). Lo yogurt è Demeter, ma talora ce lo facciamo in casa con il latte Demeter. Compro tutti questi prodotti nel negozio Naturasì. Ritengo che i prezzi di questi prodotti siano accessibili e ragionevoli.

Olio di oliva extravergine

Non è certificato bio, ma conosco il produttore e so come lavora. Lo pago 10 euro al litro, ma l’anno scorso, che ha prodotto poco, gliel’ho pagato per solidarietà 12 euro al litro. Lo stesso produttore mi fornisce anche del miele: mediamente 6 euro per un vasetto di 500 grammi (ritengo sia un prezzo molto modesto per un miele di alta qualità). Ci sono sparsi per l’Italia tanti produttori onesti, solo bisogna cercarseli; di uno di loro vi ha parlato la Sonia poco tempo fa.

Carne

Io non ne mangio. Per le esigenze della famiglia riusciamo ad ottenere di tanto in tanto carne biodinamica ad un prezzo accessibile e ragionevole che congeliamo e cuciniamo alla bisogna.

Formaggi

Compro un Parmigiano Reggiano bio direttamente dal produttore. Approfitto del negozio on line di izn per qualche altro formaggio. Nell’incontro sul latte organizzato da izn ho avuto modo di gustare degli ottimi formaggi e di conoscere i loro produttori, che sono anche allevatori.

Uova

Ho trovato una famiglia che alleva galline in libertà e le alimenta come si deve. In caso di necessità ricorro a uova certificate biologiche provenienti da aziende che apprezzo e stimo.

Voi forse state pensando “e va beh, ma non tutti sono fortunati come te che hai gli agricoltori amici vicino casa e hai le conoscenze giuste per scegliere”. La mia risposta è questa: attraverso questo blog le conoscenze ve le state facendo, poi potete approfittare del negozio on line del pasto nudo o di qualche gruppo di acquisto solidale affidabile.

Vedete io penso che se si potessero avere tanti altri negozi on line come quello del pasto nudo, gruppi di acquisto solidale (GAS) in cui la solidarietà sia un valore e non una vuota parola e i responsabili di questi GAS fossero preparati per scegliere bene al vostro posto(ma dovrebbero studiare e farsi esperienza sul campo), noi realizzeremmo ciò che è basilare per tenere lontano da noi e dai nostri figli i delinquenti che attentano alla nostra salute, vale a dire la filiera produttiva il più corta possibile, e inoltre potremmo comprare a prezzi accessibili per tutti.

Mi piace ricordare che una mia vecchia paziente ha messo su con grande fatica e impegno economico una distribuzione casa per casa di prodotti bio. Per la scelta dei produttori si consiglia spesso con me e io felice di darle una mano. Attualmente dà lavoro a 15 persone che possono rappresentare altrettante famiglie. Bello, no, in un momento come questo di grande crisi occupazionale?

gabanelli bio

Il consumismo, tra le tante colpe, ha anche quella di averci abituato a delegare agli altri la scelta del cibo che mangiamo. In effetti noi solo in apparenza scegliamo quando andiamo al supermercato, perché è quest’ultimo che ha già scelto per noi offrendoci una scarsa varietà per uno specifico prodotto e qualità di norma scadente. Eppure il cibo è l’unico prodotto di cui abbiamo veramente bisogno perché ci mantiene in vita e, se di qualità, ci mantiene in buona salute.

Andrebbe perciò scelto personalmente e con molta cura. E poi c’è l’aspetto etico da considerare. Comprando direttamente dai contadini si stabilisce con loro un patto tra galantuomini. Così noi possiamo comprare da loro prodotti di qualità e loro ricevono da noi riconoscenza e un prezzo giusto, non quello da intermediari.

Guardo con tanta preoccupazione all’arrivo del bio nella grande distribuzione. Se non ci destiamo da questa nostra pigrizia e rassegnazione, ciò potrebbe significare la fine del bio inteso come scelta non solo alimentare sana ma anche etica e sociale.

Per esperienza personale tengo a dirvi che, quando si ha la fortuna di incontrare bravi contadini, si fa un’esperienza umana eccezionale; io li considero gnomi incarnati da cui c’è tanto da imparare.

Se volete informazioni più precise e su punti specifici che vi stanno a cuore scrivetemi alla solita mail.

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11 comments

  1. PTP ha detto:

    Rincuora leggere queste cose…dopo aver visto il servizio di report mi ero un filo angosciato :-D…Concordo che, dove non si riesce a sincerarsi personalmente per motivi logistici o altro affidarsi a un negozio on-line “certificato” empiricamente come quello di questo blog resta una soluzione valida, se non l’unica.

  2. Sylviane santi ha detto:

    Anche io uso parametri tipo i suoi..gruppi Gas piccole realtà è non compro certi alimenti anche se Bio perché non li consumavo nemmeno ‘nomali’. Non si può nemmeno credere a tutto ciò che dice la televisione o fa ecc. Un po di buonsenso ci vuole. Ed aiutiamo quei poveretti che fanno la fame perché non hanno il certificato. .grazie

  3. Emanuela ha detto:

    io mi faccio un sacco di chilometri per acquistare cose buone e fatte bene.
    vado IO DI PERSONA a conoscere…perché credo sia importante sapere realmente quello che mettiamo sulla nostra tavola e soprattutto perché ci sono persone che realmente amano quello che fanno,lo fanno bene col cuore….a volte non sono certificati bio, perché la certificazione costa molto e non riescono a permettersela…ma, se io vedo come lavorano non mi interessa.
    La carne ho la fortuna di avercela in casa perché mio papà ha una piccola azienda di allevamento di mucche e maiali da carne appunto e quindi io mangio quella; se però non l’avessi, mi comporterei come per gli altri prodotti, cercherei ed andrei sul posto.
    Credo che solo così ci si possa NUTRIRE in maniera GiUSTA non solo per noi ma anche per la terra e non è sempre detto che il certificato sia una garanzia..perché molte volte anche chi non lo possiede lavora con un’etica tale e quale..

  4. mcristina ha detto:

    Grande Sonia !!! condivido parola X parola quello che scrivi. Vorrei vedere nel singolo una maggiore consapevolezza perche’ nelle nostre scelte come consumatori ci stiamo giocando il futuro. Non si può più agire a caso ci vuole attenzione per ogni nostra scelta. Meno male che ci sei tu che fai una sana e giusta informazione ; )

  5. Valentina ha detto:

    Prof concordo con tutto ciò che ha scritto, ma sicuramente è sbagliato il metodo di controllo delle aziende certificate, ai delinquenti basta veramente poco per imbrogliare e speculare ai danni nostri e di tutti coloro che fanno questo lavoro. Perché gli addetti ai lavori non chiedono modifiche della legge sul controllo del bio? Basta poco per affossare un settore in crescita come questo, basti pensare al vino al metanolo, per anni, per alcuni criminali, il settore vinicolo ha subito un enorme danno economico, fortunatamente brillantemente superato!

  6. matteo giannattasio ha detto:

    @tutte(i) le/ i pastonudiste(i): Sono contento che questo post sia stato di gradimento e che, stando alle informazioni che mi passa izn, ha suscitato un interessante dibattito. Intervengo ora per fare alcune precisazioni su quanto ho scritto:

    1. Non ritengo affatto sconveniente andare a comprare in un negozio bio come Naturasì, se soltanto lì trovo ciò di cui ho bisogno e ad un prezzo conveniente. Certo non mi piace che Naturasì si sia autobattezzata il “supermercato” del bio” e non solo per una questione semantica ma anche perché in alcuni (non tutti) di questi negozi aleggia un’atmosfera troppo commerciale, da supermercato convenzionale, appunto, che invece non riscontravo in quei negozi che si chiamavano (forse si chiamano ancora) “Cuore bio”) che frequentavo fino a poco tempo fa. Ho curato tanti corsi di formazione per i negozianti di “Cuore bio” (nelle ultime tornate anche per quelli di Naturasì) e spero che chi vi lavora ne stia approfittando per essere di aiuto a chi va a comprare.

    Un messaggio però deve essere chiaro: se si va a comprare bio, che sia in un negozio bio o in uno della grande distribuzione, non si deve seguire la logica che tutto ciò che è bio, solo perché è bio, è cibo buono, e riempire compulsivamente il carrello di tanti prodotti che sono estranei alla nostra benemerita piramide alimentare (quelli che ho battezzato nel post “pseudoprodotti alimentari”).

    2. Se di tanto in tanto nel bio vengono fuori delle magagne, la colpa è anche e soprattutto di come è organizzato il sistema di controllo. È un sistema balordo, come ha fatto vedere la trasmissione Report, che mi fa rabbia. A volte mi viene il sospetto che lo si vuole così proprio per favorire le magagne.

    Ovviamente per “un acino di sale” (cioè i pochi deliquenti) si rischia che “si perda la minestra” (cioè si danneggiano le persone di buonavolontà che operano nel bio e si gettano nello sconcerto i consumatori).

    So, per conoscenza diretta acquisita negli anni in cui ero direttore scientifico della rivista Valore alimentare, che i responsabili di Ecor-Naturasì si adoperano per fare controlli aggiuntivi a quelli degli enti di certificazione. Non mi è pero dato di sapere se questi siano sufficienti per evitare del tutto il rischio di possibili magagne.

    3. Ho saputo dell’esistenza di altri supermercati bio che si chiamano “piacereterra”. Uno di questi giorni vado a visitarne uno che è stato recentemente a Roma. Sono davvero curioso. Poi vi saprò dire.

  7. Alessandra ha detto:

    Bello e giusto, condivido in toto e condivido proprio fisicamente :)

  8. Antonella Romano ha detto:

    caro Prof. come sempre chiaro e interessante il tuo intervento! che posso dire mi ritengo fortunata di vivere in un isola da terzo mondo – la Sicilia – qui se vai in giro per i monti (Madonie e Nebrodi) vedi mucche, pecore e capre pascolare beatamente…. e trovo il latte crudo e i formaggi fatti ancora con metodi antichi. ho la fortuna poi di aver conosciuto un coltivatore da cui compro frutta e verdura: è un agronomo ma ama tanto la terra che la coltiva personalmente. come hai detto tu ci vuole buon senso e pazienza non basta la certificazione per garantire che ciò che compriamo sia sano e buono.

  9. matteo giannattasio ha detto:

    @izn. Cara Sonia, ho saputo della vostra iniziativa della bottega e me ne rallegro. Va nella direzione a mio avviso giusta come ho avuto modo di spiegare in questo post. Parteciperei volentieri all’inaugurazione ma non posso perchè me la sto spassando felicemente nella mia Barcelona, ma non mancherà occasione, semmai per un incontro con i consumatori su un tema da concordare.

    Ti informo che il mio post natalizio per il pastonudo è in cantiere (titolo provvisorio: la post-verità della pubblicità su panettoni e affini) e nel contempo ti ricordo che sono follemente innamorato dei tuoi struffoli e dei tuoi roccoccò (a buon intenditore). Torno il 20 in Italia, spero di fare un carico di un panettone veramente meritevole (quali avrete in bottega?) da portare a Barcelona. Ciao dal tuo prof e tanti auguri a tutte(i) le(i) pastonudiste(i).

  10. izn ha detto:

    @matteo giannattasio: non mi resta che andare a preparare struffoli e roccocò come se piovesse allora :-D Per quanto riguardo il panettone, avremo quelli buonissimi di Laura Palombi di Santi Sebastiano e Valentino (ho parlato di loro in questo articolo). Se vuoi sapere gli ingredienti te li copio-incollo qui nei commenti :-)

  11. matteo giannattasio ha detto:

    @izn. aspetto il copio-incollo, ma mandalo come risposta nel vecchio post sul panatteone. Risponderò lì,Ciao

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