Il riso della transizione

Sul colore viola esiste tutta una letteratura, a cominciare dal libro (e dal film). Ai bei tempi andati, allo IED, durante le ore di colore e percezione e quelle di teoria del colore, esplorammo fino alla noia tutti i suoi possibili significati (la trasformazione, l’adolescenza, la metamorfosi, l’indecisione, la volontà di essere diversi, la transizione, l’attesa, tralasciando tutta la parte spirituale/religiosa).

Per quanto poi mi riguarda, alternativamente e del tutto randomicamente nel corso della mia vita e poi della mia carriera di grafico l’ho amato (e utilizzato in tutte le salse) o odiato e ostracizzato.

Adesso, a parte essere il colore della stupenda brassicacea che ho usato per questa ricetta, è anche il vessillo di un modo di pensare e di agire al quale, se devo essere sincera, mi sento molto vicina: non sono mai stata una che non si schiera, quindi, sì, questo potete considerarlo un outing, se non fosse che il mio orientamento era già più che ovvio.

È quindi anche con un certo orgoglio che, in vista di giorni nei quali sarà necessario impegnarsi perché le cose possano cambiare, vi presento questo piatto di riso colorato di speranza di libertà, di coraggio e tanta voglia di riscuotersi dal sonno nel quale siamo caduti negli ultimi vent’anni, sedotti dalle favole dei media, attraenti quanto deleterie per la nostra autonomia psichica e fisica.

Ultimamente ho pensato spesso che la tendenza ad appassionarsi ad esempio ad alcune serie televisive (uno delle poche dipendenze alle quali sono soggetta) porti con sé la pericolosissima inclinazione a vivere le vite dei personaggi ai quali ci affezioniamo *in sostituzione* delle nostre.

Beh, è ora di uscirne e di cominciare a rendere la *nostra* vita degna di essere vissuta, interessante, particolare, coraggiosa e folle e divertente come è giusto che ogni vita sia, visto che ne abbiamo una sola (tanto se ce ne fossero altre non ce le ricorderemmo).

Certo mi preoccupa un po’ il fatto che una delle serie televisive che preferisco in assoluto sia “Lie to me”… se è possibile identificarsi in un paranoide ossessivo compulsivo e semi autistico, la cui unica vera passione sta nello scoprire fra i tratti dei volti altrui fuggenti rughe di espressione che indichino la strada della verità? Argh…

Per quanto riguarda il tipo di riso da utilizzare per i risotti il mio ormai mentore Francesco di Biogusto mi ha proibito tassativamente di utilizzare qualsiasi razza che non si chiami “Vialone nano”; addirittura lui non acquista il riso per il suo ristorante (ma forse dovrei dire la sua creatura!) se non trova quella varietà specifica. Perciò per favore se andate a mangiare da loro non ditegli che ho usato il riso che avevo in casa (il Rosa Marchetti delle Cascine Orsine). Però era *molto* biodinamico, e questo conterà qualcosa nooo?

A proposito delle Cascine Orsine, sappiate che dovevo esserci anch’io sabato scorso con tutti voi blogger alla giornata dedicata al pane e ai formaggi, con Matteo Giannattasio e la mitica Giulia Maria Crespi… ma non ce l’ho fatta proprio dopo l’influenza gastrointestinale, l’inserimento della pulcina all’asilo (ancora in corso d’opera) e l’informazione che il passaggio in treno ci avrebbe salassati di una cifra molto vicina ai 500 euro (ma quanto costano ‘sti treni??!). In compenso leggerò i vostri resoconti rotolandomi nell’invidia… mi consolo con i risotti colorati e biodinamici, che è meglio ;-P

Ingredienti:
150 grammi di riso
1 cavolo cappuccio viola
1 spicchio d’aglio
1 pezzo di radice di ràfano
olio extravergine d’oliva
sale marino integrale

Coprite il fondo di una padella a bordi svasati con un velo d’olio, aggiungete lo spicchio d’aglio schiacciato e mettete a scaldare a fuoco bassissimo inclinando leggermente la padella come al solito, per fare in modo che l’aglio sia completamente immerso e rilasci nell’olio tutti i suoi profumati olii essenziali.

A parte mettete a bollire mezzo litro d’acqua (o più) in un pentolino. Lavate il cavolo cappuccio (giusto la parte esterna per levargli un po’ di polvere, perché all’interno le foglie sono strettissime tra di loro) e tagliatelo a listarelle molto sottili.

Quando l’aglio sarà bello dorato e un po’ croccante toglietelo dall’olio e gettatelo, raddrizzate la padella e aggiungete subito il cavolo cappuccio. Lasciatelo rosolare un pochino, poi aggiungete il riso facendolo tostare qualche minuto. Cominciate poi ad allungare con l’acqua (o se preferite brodo vegetale; io in genere metto acqua perché mi piace che il sapore del protagonista del momento, in questo caso il cavolo cappuccio, venga fuori pulito).

Man mano che l’acqua viene assorbita dal riso incorporatene un altro po’ (poca alla volta), mantecando continuamente; verso la fine aggiungete anche il sale, un pizzico alla volta, assaggiando fino a quando il sapore non salterà fuori.

Quando il riso avrà raggiunto il punto di cottura che preferite levate dal fuoco, aggiungete tanto rafano grattugiato quanto riuscite a sopportarne e servite ben caldo.

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23 comments

  1. babs ha detto:

    allora, da dove comincio?
    il colore viola. lo adoro in ogni sua sfumatura e il cavolo rosso mi fa impazzire, credo che madre natura con questo ortaggio si sia presa la briga di tirare fuori l’anima dell’artista.
    no dico, ma non è bellissimo tagliarlo in due e guardare la perfezione??? si lo so, sono un pò strana…. oltre che bello è pure buono, cosa volere ancora? no, il lucano no grazie!
    sul riso, anche io amo molto il vialone nano, effettivamente i risotti vengono ancor meglio che col carnaroli, io uso i risi zaccaria ma non disdegnerei di assaggiare quelli delle cascine orsine.
    a proposito, avrei dovuto esserci anche io sabato ma…. stroncata a letto.
    unite nel destino?
    ci organizziamo per andare a fare una visitina di coppia :-) pensaci, mi farebbe piacere!
    ciao e buonissima giornata

  2. manu e silvia ha detto:

    Ciao! splendidi i colori e siamo certe sia anche molto buono!!
    un bacione

  3. Francesca ha detto:

    appoggio il viola, a questo punto :). Avevo una vicina cantante che lo odiava perchè nel mondo dello spettacolo porta sfortuna. Magari sti attori da quattro soldi che si vedono in tv falliranno nei loro intenti…
    A presto

  4. Vale ha detto:

    adoro il colore, adoro l’ortaggio (ci ho fatto l’ultimo post anch’io) e adoro il riso (vialone nano sempre, biodinamico meglio!!) :D

  5. marta ha detto:

    Bellissimo il colore viola di questo risotto!

  6. ilAria ha detto:

    Mmh… mentre leggevo le teorie sul colore viola mi è venuto in mente che detesto, ad esempio, portarlo in inverno mentre lo trovo più appropriato in primavera, magari abbinato al verde chiaro. In fondo l’inverno è riposo e recupero mentre la primavera è cambiamento e rinascita, no?
    Comunque questo riso ha un che di terapeutico, sì, lo mangerò sperando che il mio settimo chakra ne sia rinvigorito e i miei pensieri siano più positivi ;)
    ps: mi piacciono le prese di posizione e gli outing!

  7. bea ha detto:

    Come ti capisco riguardo alle serie televisive…. “Lie to me” poi…. Grazie per il viola :)

  8. silvia ha detto:

    izn, a parte lie, house, sex and the city, il pensiero viola che mi vede concorde nelle intenzioni e, nonostante il teatro non lo ami perchè in periodo di quaresima, viola per l’appunto, era vietato recitare e quindi non si prendevano i soldini…il risotto col cavolo viola non l’ho provto mai. e solo col radicchio mi pappavo questo colore. adesso recupero il vialone nano, il cavolo viola e una puntata di vita da vivere. che il mio metro è già avanti…
    il mio commento è vaneggiante come la primavera…perdonami…ps avrei dovuto esserci anch’io. e non ce l’ho fatta!

  9. jennifer ha detto:

    Wow…che belle foto!Sul fatto che sia un piatto fantastico,questo risotto,non ci sono dubbi…l’ho mangiato giusto una settimana fa…mmmm…meravigliosoooo!!!!

  10. cobrizo ha detto:

    accidenti, eravate in tante a mancare. peccato, avrei voluto conoscervi, tra un riso e un risata..

  11. Cleofe ha detto:

    il viola lo adoro, colore caldo , rassicurante, si abbina bene… e poi…viola ..la mia nipotina di 18 mesi.. ola dice lei! (core de nonna) ! per il riso uso quello di isola della scala vialone nano veronese semintegrale. come sempre splendide foto !

  12. marcella ha detto:

    Che bella foto! E chissà che buono il risotto… ma perchè il rafano?
    Anch’io amo il viola, lo considero il colore dello yogi per eccellenza, insomma il colore della somma saggezza.
    Io alle cascine dovevo esserci domenica, ma non sono riuscita ad andare.
    Chi c’è stato può raccontarci qualcosa?

  13. Sandra ha detto:

    Che dire, il viola, qui a Firenze, rappresenta ben più di una cosa. A cominciare dal popolo (si sa, la città, tutta la cinta dei comuni e anche la giunta provinciale e regionale sono le roccaforti che fanno tanto rodere il fegato al *cavaliere* ), per finire col tifo sportivo la cui squadra, appunto, veste le maglie di questo colore. Il viola è il simbolo di questa città, che nello stemma riporta il famoso giglio, che altro non è che il giaggiolo viola/blu, di cui puoi trovare aiuole piene nelle (ormai poche, ahime!) aree verdi della città. Bellissimi quando sono in fiore!
    Dopo tutto questo, potrà sembrare un controsenso, ma il cavolo cappuccio viola qui non riesco a trovarlo facilmente! Dovrò impegnarmi, perché il risotto colorato a me piace tantissimo e fino ad ora, l’ho sempre fatto col radicchio rosso. Questo tuo risotto è tanto semplice (come le cose che più mi piacciono!) quanto accattivante. Lo devo fare assolutamente: venerdì al mercato km 0 romperò le scatole a qualche contadino!

  14. LOLA60 ha detto:

    ciao, che bel colore. scusa la domandama perchè proprio il vialone nano? sono nuova del tuo blog e non ho avuto modo di leggere ancora tutto.

  15. anna ha detto:

    Grande Izn, il risotto viola! Speriamo ci porti fortuna!!! Un abbraccio. Anna

  16. Stefania Oliveri ha detto:

    Il viola o si ama o si odia e io lo amo!!! Questo risotto l’ho fatto anche io ed è meraviglioso!!! Bellissima foto!

  17. Kafcia ha detto:

    Anche io simpatizzo per il popolo viola, il mondo cambia se cambiamo per prima noi nel nostro piccolo. Possiamo rendere la vita migliore anche con un “cavolo” di risotto.

    Ciao ciao

  18. claudia ha detto:

    Che meraviglia! Riesco a trovare un’ anima buona che mi presta internet (mia sorella) e mi si apre uno dei più bei post che il pastonudo abbia mai dato alla luce!
    a) non mi piace il riso, ma proprio no (chissà se qualcuno mi dirà mai perchè, che io non lo capisco…Elena, vero che lo sai? Vero? Vero?)
    b) non posso aprire a metà un cavolo cappuccio viola, se non con il rischio di rimanerne ipnotizzata per un tempo interminabile (ilAria, non sei sola!) e fotografarlo in diecimila scatti che sogno di avere appesi ovunque, ma ingranditi
    c) sto scoprendo la differenza tra i cibi viola ed i cibi indaco, che io credevo che i lamponi e i mirtilli fossero tra quelli viola, guarda te…(per quanto concerne il collegamento coi chakra)
    d) sono in Italia da due settimane e mi chiedo quanto (poco) tempo ancora potrà resistere tutto questo prima della crisi, ma quella positiva, vera, etimologica, che fa bruciare tutto e piangere e raccogliere le forze per ricostruire daccapo (io e mio marito ci sentiamo una specie di extraterrestri increduli e allibiti)
    Izn, grazie!

  19. LOLA60 ha detto:

    questo dovevo farvelo sapere: sono riuscita a trovare il vialone nano … ragazzi che spettacolo!!!! un riso così non lo avevo mai mangiato, buono!!!!!!!!!! grazie per tutto quello che scrivi su questo blog! :)

  20. Jas ha detto:

    Questo riso è veramente molto, molto invitante!! :)

  21. Antonella ha detto:

    Cara Sonia, oggi ho fatto questo risotto …… questo cavolo è meraviglioso! e non avendo rafano ho messo qualche fogliolina di maggiorana e semi di finocchio….. buonissimo! grazie!

  22. izn ha detto:

    @Antonella: sono contenta!!! Io in questi giorni sto sperimentando piatti con i fiori di finocchio secchi, buoniiii! :-)

  23. Francesco ha detto:

    Lo proverò, dalle foto questo risotto sembra davvero invitante e colorato :)

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