Che si fa, dove si va?

Sì, è una citazione da questo capolavoro :-)
Andatevelo a guardare e fatevi due risate, che sto per appiopparvi un’altra riflessione/mattonata sull’alimentazione. Chi non ha voglia di discorsi seri ha cinque secondi per cliccare fuori, prestoooooo!

La domanda che mi sono fatta questa volta è fino a che punto sarebbe necessario cambiare l’organizzazione delle cose. Quanti passi indietro bisognerebbe fare per poter finalmente ricominciare a camminare verso un modo di alimentarsi (e quindi di vivere) intelligente, o meglio saggio.

In questi due anni di blog (che naturalmente sono solo la punta di un iceberg che galleggia nella mia testa e nel mio stomaco da molto molto più tempo) ho capito che ci sono alcuni punti fermi, tipo:

  1. gli ortaggi migliori in assoluto sono quelli coltivati senza l’aiuto dei vari supporti sintetici, lasciati maturare tutto il tempo che gli serve, e possibilmente appena colti (conservare il cibo richiede inoltre una serie di stratagemmi tipo l’irradiazione che sfiorano la follia);
  2. la terra va rispettata, vale a dire non bisogna pensare al raccolto di subito, ma ad aiutarla a rimanere in grado di darci altri raccolti nel tempo; ci sono tanti metodi per farlo, vedi Steiner e Permacultura di cui vi ho parlato varie volte; metodi che in generale non prevedono il latifondo: le coltivazioni devono essere piccole altrimenti si rende comunque necessario intervenire in qualche modo, e intervenire è proprio quello che si dovrebbe cercare di evitare per quanto possibile;
  3. rispettando tempi, modi e terra il raccolto che si ottiene è estremamente inferiore rispetto a quello che si ottiene con l’aiuto della chimica sintetica; se ho ben capito anche la metà, e molto spesso si rischia di perdere raccolti completamente, cosa che vuol dire quest’anno non si mangia;
  4. scegliere invece di fregarsene e pensare ai problemi contingenti, quindi forzare ritmi e tempi naturali, o addirittura modificare geneticamente un ortaggio piuttosto che un cereale e quant’altro, è non solo rischioso, ma anche presuntuoso e pochissimo lungimirante; la bandiera di chi sceglie questa direzione è “se non facciamo così tra pochissimo non ci sarà abbastanza cibo per tutti”; contesto assolutamente la parte “se non facciamo così”: c’è sempre una soluzione intelligente (e complicata, e più lenta) al posto di una stupida, ma facile e veloce.
    Inoltre credo molto nell’alternativa “mangiare meno” (che ci renderebbe infinitamente più sani) e “non sprecare il cibo” (andate a fine servizio nella cucina di un ristorante; viene da piangere).

Ovviamente stessa cosa per quello che riguarda l’allevamento degli animali; ne abbiamo parlato tanto che mi sembra anche assurdo ripeterlo, ma basta dire che la carne di manzo (e il latte, il formaggio e tutto ciò che ne deriva) e quella del pollo (e le uova relative) sono talmente compromesse da essere praticamente immangiabili, a parte alcuni casi che si spera rimangano per molto tempo le isole felici che sono.
Speranza a causa della quale persino io, che sono una che se potesse metterebbe i cartelli con le indicazioni dei posti giusti dove acquistare il cibo su striscioni appesi ai balconi di casa, quando trovo l’allevatore di polli intelligente, in grado di vendermi un pollo vero a un prezzo onesto, tremo a passare il contatto (ma poi lo faccio lo stesso), per la paura che quest’ultimo avendo tante richieste abbia la necessità di ingrandirsi e quindi di abbassare decisamente la qualità.

Che altro.

Acquistare solo nei supermercati biologici (parlo di catena nazionale, quindi della Ecor, che se non sto dicendo una stupidaggine possiede praticamente tutta la grande distribuzione bio italiana, tramite i vari naturasì, b’io, biopolis a roma e così via) presenta vari svantaggi (a parte il prezzo che inevitabilmente lievita per via dei vari passaggi verso il consumatore).

Per carità, la Ecor ha l’enorme merito di aver avvicinato al biologico tantissime persone; molte mie amiche che abitano ai castelli hanno potuto convertirsi al bio solo grazie a un biopolis aperto da un annetto ad Albano.

Resta però il fatto che ormai non tutti i prodotti che vi si trovano sono buoni (ho comprato l’altro giorno un pollo in uno di questi negozi; non vi posso dire che se era allevato a terra io mi chiamo Margaret Thatcher, perché non mi posso permettere una denuncia da parte di un colosso che ha un sacco di soldi e che produce milioni di chili di carne bianca, ma chi vuole capire capisca), e bisogna quindi leggere sempre molto bene le etichette anche lì. Certo sempre meglio del discount, ma personalmente non mi sento tutelata dalle certificazioni biologiche, anche perché non ci si capisce nulla, è un vespaio assurdo dove non si sa chi controlla cosa; c’è l’ente certificatore più serio e quello più morbido, ma su quali siano quelli affidabili neanch’io che sono la più grande rompiscatole esistente sono riuscita a capirci qualcosa.

Tirando le fila il quadretto che viene fuori è quasi ridicolo: l’unico modo che vedo per mangiare in un modo sano è avere il proprio (o condiviso con poche persone di fiducia) orto e i propri animali, oppure moltissimi piccoli produttori e allevatori di un certo tipo, a portata di mano, cioè a pochi chilometri dalla propria abitazione.

Non si tratta di fare un passo indietro per farne due avanti dopo, qua bisognerebbe tornare a cent’anni fa.
E che facciamo? Se a qualcuno non piacesse fare l’agricoltore, ma che so, il marketing manager (ah, già, quel tipo di figura mi sa che decadrebbe, o no?), vabbeh, il giornalista? O se a qualcuno piacesse semplicemente scrivere e cucinare, come a me, e lavorare con la rete?

Voi che pensate?
Restare dove siamo non è più possibile, lo sa bene chi mi legge, perché purtroppo il pasto nudo è frequentato principalmente dai “fortunati” che sono reduci da qualche malanno fisico (lieve, medio, grave e anche gravissimo), e che si sono resi conto che nutrendosi in modo consapevole hanno risolto (o attenuato moltissimo) i loro problemi.
È raro che qualcuno si interessi a complicare così tanto la propria vita senza che ci sia stato costretto dalle circostanze (compresa me, che come sapete sono stata portata a fare tante scelte dai variegati problemi che avevo).

Gli altri comunque seguiranno a ruota. Basta guardare l’esponenzialità dell’intolleranza al glutine e di moltissimi altri acciacchi vari (anche il semplice mal di testa, che può essere molto invalidante) che la gente sta accusando.

Credo che l’unico motivo per cui le persone non cambiano il proprio modo di alimentarsi e di vivere è che negli ultimi trent’anni siamo stati convinti da non so chi (…) che le malattie ci cadono in testa per caso o per sfortuna, e che non c’è nulla che possiamo fare perché non ci colpiscano o per curarle, se non con la farmacologia sintetica (sintomatica, aggiungerei io).

Ci hanno tolto il controllo, sostituendolo con duemila paure e ansie, e una strisciante ipocondria (e ci credo che siamo ipocondriaci, ci pende una spada di Damocle in testa dai cinque anni in poi).

Non lo so. Non è che sono scoraggiata, assolutamente, sto solo cercando di capire in che direzione dobbiamo andare.
Siamo appena arrivati a un altro bivio, il biologico come sta diventando (cadendo nelle stesse logiche che già conoscevamo nel non biologico) non è una soluzione.

Ehm. C’è qualcunooooo??

Si sentì solo il rumore dei cespugli rotolanti (c’è anche un fan club, eheheh, potevo non iscrivermi?).

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43 comments

  1. franci e vale ha detto:

    Le tue riflessioni le trovo sempre molto giuste…ma, come dire, estremamente complicate. Tutto quello che dici è giusto, ma effettivamente è molto difficile, direi impossibile da ottenere, temo…Il tutto-bio,hai ragione, soprattutto nela grande distribuzione, si avvicina spesso alle logiche della produzione normale. Dico spesso ai miei amici che è importante almeno cominciare a poco a poco ad eliminare le cose più ecclatanti delle cattive abitudini alimentari. Quando faccio le cene per loro, mi trovo a fare il “piccolo predicatore” mentre servo loro un bel piatto di minestra di cavolo o un piatto di spaghetti allo scoglio (di Kamut naturalmente!) oppure se facciamo la spesa insieme boccio tutte le scatolette o le salse già pronte…così alla fine mi danno ragione ma mi mandano affettuosamente a quel paese….Intendo dire: io mi accontenterei se la coscienza di quanto male ci alimentiamo, fosse così diffusa da almeno eliminare nella maggior parete delle persone l’acquisto di vere schifezze! Invece mi rendo conto che magari ne hanno consapevolezza(mi ci metto anch’io)ma è difficile avere un rigore tale da trovare il tempo e la voglia(perchè anche questo è un problema) di cercare veramente solo le cose migliori e non avvicinarsi alle altre…..Scusa, ho fatto un tema!…è che sarebbero così tante le cose da dire…

  2. Dietaenutrizione ha detto:

    Molte volte penso di tornare a vivere nel mio piccolo paesino nella provincia di Frosinone. Sono stufo di Roma, sono stufo del traffico e dello smog, sono stufo del rumore, sono stufo della gente isterica e stressata nelle macchine in mezzo al traffico…. ma il lavoro mi trattiene a Roma. Nei week end in paese ricomincio ad apprezzare tutte le piccole cose della campagna che prima davo per scontato. L’altra domenica mentre coglievo l’uva, mi sono accorto che era un ottimo esercizio di meditazione e rilassamento. E’ vero quello che dici IZN, tornare alle origini è molto difficile, ma qualcosa si può fare. Io mi ritengo fortunatissimo: i miei hanno una piccola azienda. Polli e galline razzolano felici nella terra… uova buonissime… il vitellino e la mucca mangiano i cereali coltivati da mio padre… l’orto che mia nonna e mia mamma mantengono come un quadro e alternano le colture. Insomma un piccolo microcosmo quasi autosufficiente. Ecco queste cose bisogna viverle per capirle. E se tanti anni fa a volte in alcuni contesti mi vergognavo di essere figlio di contadini, da un pò di tempo ne sono molto fiero… perchè so di avere qualcosa in più… conoscenze in più. Anche perchè ogni domenica sera che torno a Roma con le “sacre urne” (ovvero i contenitori per alimenti chiamati così da un mio caro amico) ripiene di cibo buonissimo i miei amici sono molto felici. Mi dicono che uno spezzatino o un pollo così buono non l’hanno mai mangiato… che le verdure hanno un sapore vero.
    Ora non vedo l’ora di tornare sabato, perchè so che dalla cantina arriverà l’odore del vino che si sta facendo… e tra un pò di giorni la raccolta delle olive… poi vino e olio novello… mhhm gnam gnam…poi riposo…
    cmq grazie Izn dei tuoi bellissimi pensieri… continua così

  3. Glu.fri ha detto:

    aspetta aspetta, questo me lo leggo con tutta calma stasera…qui….mooolto interessante. Ciao, Simonetta

  4. biola ha detto:

    Come sai sono un produttore primario Bio impegnato dal 2005 in un progetto di filiera corta e vendita diretta (VD) al Consumo .

    Le tue considerazioni non sono banali , affatto , il rischio del bio e’ quello di incanalarsi nella classica filiera commerciale dei grandi numeri , che si allunga sempre di piu’ e possa dare sempre meno garanzie , perche’ alla fine l’ importante e’ vendere e fare fatturato !

    Rifornirsi dal produttore e’ una possibilita’ , non e’ LA soluzione ma una possibilita’ , e’ scomoda, impegnativa , discontinua per noi consumatori oramai assuefatti alla comodita’, disponibilita’ e all’ estetica del cibo della gdo .

    L’ altra prospettiva , vista dai produttori e’ :
    perche’ dobbiamo soccombere agli spietati meccanismi di filiera e di globalizzazione che ci hanno oramai denudato di qualsiasi pur minima dignita’ , se quando portiamo in citta’ i ns prodotti i consumatori ci ringraziano per esserci e dicono che finalmente consumano un latte che sa di latte , un formaggio che sa di formaggio ?

    Che si fa, dove si va?

    come produttore e come consumatore e’ un eterna lotta ,
    per cercare di trovare una sopravvivenza dignitosa ! :-)

  5. Sandra ha detto:

    Vorrei dire tante cose, ma son tutte così pigiate e accavallate nella mia testa, che non riesco a esprimerle chiaramente senza correre il rischio di fare una gran confusione. Concordo con quanto scritto da coloro che mi hanno preceduta:
    @Dietaenutrizione io ho trovato il coraggio di fuggire dalla città (Firenze) e tornare in campagna. Anch’io, come te, ho origini contadine e non me ne sono mai vergognata. Il problema sai qual’è? che la città avanza inesorabilmente e tra un po’ anche questo piccolo paesino dove abito adesso sarà inglobato dalla metropoli. E allora che si fa, dove si va?
    E’ difficile tornare completamente indietro, cara Izn. Purtroppo è così. Siamo troppi su questa terra per vivere dei soli prodotti dell’orto. Se nel paese dove abito io tutti quanti andassero a comprare il bel pollo ruspante del contadino che sta davanti alla mia casa, lui dovrebbe aumentare sensibilmente il numero dei polli e allora, forse, non tutti potrebbero andarsene belli tranquilli a raspare liberi nel terreno (spesso anche nel mio giardino!). Direi che potremmo accontentarci di un giusto compromesso, ossia coltivazioni senza anticrittogamici e schifezze chimiche, anche se a livello intensivo e animali cresciuti senza sfarinati di pesce (ché le mucche son vegetariane, cavolo!) e senza antibiotici. Forse sarebbe già un gran bel passo avanti. Se poi si ha la fortuna di avere contadini vicini che ci riforniscono di verdura e frutta di stagione, uova fresche e polli le cui carni, una volta cotte, restano belle attaccate all’osso, meglio!
    Chissà se son riuscita a rendere l’idea di ciò che sto pensando!

  6. Angela ha detto:

    Che bello questo post e che belli i commenti ! Sei riuscita a riordinare i pensieri che confusamente si affollano nella mia mente in questo periodo . E’ davvero difficile districarsi e troppo complicato fare la spesa direttamente dai produttori , ammesso che si trovassero , di fiducia . In città le distanze non ce lo consentono . Dovrei parlarti di una cosa di scuola dove posso scriverti ?

  7. barbara m. ha detto:

    eh, bella domanda. ci sono passata anch’io dalle stesse considerazioni e la mia scelta è stata di abbandonare il biologico del supermercato per orientarmi su piccoli produttor, pur tenendo sempre le dita incrociate perché non si sa mai.

    per come la vedo io l’unica è tornare davvero a coltivare un po’ di terra e tenere qualche animale ed è la scelta che sto per intraprendere con la nuova casa (in arrivo tra poco tenendo le dita incrociate :-) . almeno così una parte piuttosto rilevante della propria alimentazione si sa grosso modo da dove arriva. dico grosso modo perché anche qua il discorso è complicato, perché idealmente si dovrebbe controllare tutta la filiera compresi concime per l’orto e cibo per gli animali o almeno comprarli da persone fidate.

    ecco, pensandoci meglio, per me l’unica è riscoprire le relazioni umane, sostituendo alla spersonalizzazione del supermercato la ri-personalizzazione totale dell’approvvigionamento di beni alimentari, che occhio non sarebbe più totalmente basato sul denaro ma anche sullo scambio. della serie: ti dò un pollo in cambio del tuo concime, ti vango l’orto e tu in cambio mi passi un po’ di verdure, etc..

  8. silvia ha detto:

    sarei tanto del parere di barbara. se non fosse che temo anche i conflitti dei vicini, l’erba più verde e via dicendo. tornare tutti a vivere in campagna sarà difficile. io ci vivo quasi, ma anche qui i contadini fan fatica, mi dai un pollo, ehhh, ci sono le volpi. una gallina…eh ma fa le uova…i produttori hanno tutti o quasi la vendita con banchetto fuori di casa. ma non è strano trovarli con prodotti che non possono produrre qui. io veramente non so più di chi fidarmi. al bio leggo occhialimunita tutte le etichette e gran parte delle cose che vedo le lascio.
    che facciamo? di tante cose …che possiamo fare?

  9. Sandra ha detto:

    Ehm…scusate, mi correggo…volevo dire che le mucche sono erbivore, non vegetariane….è diverso il termine, ma il significato è lo stesso. Scusate

  10. Gloria ha detto:

    Noi ci siamo avvicinati alla cucina consapevole a piccoli passi e, per fortuna, non perché avevamo qualche problema.
    Le riflessioni che fai mi toccano sempre molto, anche se devo dire che molte volte faccio fatica a calarle nella nostra realtà. Noi viviamo in un paese piccolo, un negozio bio anche di una catena per me sarebbe già un sogno. Ci ritroviamo molto spesso a fare spesa (per pasta e prodotti non freschi) su web o (quando capita) nelle città di passaggio in cui ci imbattiamo.
    Per il resto (formaggi, conserve) ci appoggiamo al GAS, con cui piano piano stiamo selezionando alcuni produttori. La farina la prendiamo al mulino. D’estate abbiamo la fortuna di avere le verdure dell’orto di zii/genitori, e al nostro piccolo orto sul balcone, ma sognamo di avere presto un orto tutto nostro. Non so dove sia la soluzione, ma nelle realtà piccole è veramente un’impresa.
    A volte ci penso e l’unica soluzione mi sembra sempre un bel part-time: metà del tempo per fare quello che mi piace, metà del tempo per curare l’orto, comprare prodotti locali e bio, fare la pasta, etc…
    Un’utopia?

  11. franci e vale ha detto:

    Beh anch’io posso dire di essermi avvicinata a piccoli passi, come Gloria, e devo dire che queto blog mi ha insegnato molto . Devo dire che sono già molto contenta quando riesco a comprare quasi tutto dal mio contadino “di fiducia”(speriamo), oppure da produttori locali….tante cose le faccio ormai rigorosamente in casa, ma non riesco ad arrivare dappertutto, soprattutto non riesco a controllare davvero la qualità: mi fido, per forza! Una volta avevo due grandi orti “casalinghi” su cui contare, ora ho ancora la terra, ma nonostante le buone intenzioni, nessuno che riesca davvero a curare l’orto!Purtoppo è anche il tempo che manca…Comunque anch’io penso sia così: bisognerebbe potersi affidare davvero a produttori locali e sinceri, senza certificazioni di sorta, che non significano niente.

  12. claudia ha detto:

    E adesso io lancio la provocazione: ho iniziato a vivere in un modo, diciamo cosí, piú umano, da quando mi sono trasferita all´estero. Bimba appena nata e nessuna possibilitá di trovare un lavoro. Ho iniziato a dedicare molto piú tempo a quello che, per mia madre e mia nonna, era *il* lavoro. Acquistare tutto consapevolmente, andare direttamente dai contadini o dagli allevatori, preparare le pietanze, cucinare e riordinare la cucina (e senza lavastoviglie!). E le torte al posto delle merendine, e cucire il calendario dell´avvento invece di comprarlo made-in-china. Molte delle mie amiche di Greifswald hanno anche la cura delle galline, compresa nel loro *lavoro*. E adesso, rientrata da una settimana in questo paese, sono travolta dalla corrente e faccio un´immensa fatica a resistere al flusso.
    Ma non demordo. Ho trovato l´associazione dei coltivatori biologici e biodinamici della mia provincia, hanno pure un sito molto ben fornito (www.atabio.eu, per chi fosse interessato), con tutta la lista di chi coltiva e vende. Magari c´é in tutte le regioni d´Italia…almeno un´associazione contadini ci sará…
    Certo, bisogna avere voglia di farlo. Le mie conoscenti di qui, che si lamentano perché “non c´é niente di bio e se c´é é caro”, non si sono mai prese cinque minuti di tempo per digitare “associazione coltivatori biologici”, tra un messaggio facebook e l´altro, la corsa per portare la bambina di quattro anni a lezione di inglese e quella di sei a danza (ma é normale?? Sono allibita). Adesso vediamo come sopravvivo, visto che voglio pure riprendere a lavorare. E comunque la mia esperienza dimostra che si puó vivere consumando tutto biologico anche in cittá. Certo, in Italia non so…e poi, scusate una domanda, ma mi assilla da quando ho passato il confine: ma dove correte, tutti, che vedo solo gente di fretta??? A presto

  13. FrancescaV ha detto:

    intanto IZN grazie di questi spazi per riflettere sulle tematiche che ci proponi. Desidero anche io lasciare la mia opinione.
    Intanto pensare che ai castelli bisogna aspettare una grande catena bio per avvicinarsi a cibi naturali mi sembra abbastanza assurdo, visto che lì proprio gravitano le realtà agricole che poi forniscono i GAS e i negozi bio di Roma. E comunque pure i supermercati ormai, tutti, hanno la corsia bio.
    Un’altra cosa che mi viene in mente è che se tutti andassimo a vivere in campagna tra non molto le campagne diventeranno delle metropoli, e quindi auspicare questo non so quali benefici effettivi possa apportare a noi e alla nostra società.
    Condivido quando dici che certe piccole realtà sarebbe meglio rimanessero tali, ma anche andare in un supermercato Leclerc, come è successo a me qui 2 settimane fa, e trovare una corsia dedicata al bio con una vastissima scelta di prodotti, tra materie prime o elaborate, è una buona cosa che mi fa sentire bene.
    La vita di oggi è questa, il più delle volte in città, tra corse varie, a far combaciare e intersecare a volte l’intersecabile, quindi ben vengano larghe produzioni e diffusioni di prodotti bio. Dobbiamo vivere tutti su questo mondo, e pensare di essere così tanti senza avvallare la grande distribuzione la vedo una cosa impraticabile.
    Mi ripeto, sempre alla ricerca del miglior compromesso, ma senza eliminare una cosa in favore dell’altra.

  14. maria ha detto:

    Ho letto con molto interesse il post ed i commenti e, davvero, mi sembra che siamo davanti ad un quesito irrisovibile. Vivere tutti del proprio orto è impossibile e non solo perchè non tutti siamo nati con la capacità di coltivare ma perchè, che ci piaccia o no, la nostra società ha bisogno anche delle altre nostre professionalità… che magari ci piacciono pure. Non è solo un problema di alimentazione, è vero, riguarda la totalità del nostro rapporto con quanto ci circonda ed il rispetto per noi stessi, per le altre persone, per gli animali e per il nostro pianeta in generale… Il rispetto ed il senso “civico” nel vero senso del termine è carente.. Concordo pienamente con la sfiducia delle grandi linee bio: hai notato quanti prodotti Ecor, ad esempio, sono dichiaratamente prodotti in Cina? E in quanti è indicato il luogo di confezionamento ma non di origine? Alla faccia di tutte le considerazioni sul biologico “vero” ed il KM 0… Io cerco di rifornirmi per quanto possibile direttamente dai produttori, preferibilmente biodinamici, ma non sempre è possibile e credo che per molti è davvero difficilissimo. Che fare? Oggi viviamo di compromessi….

  15. barbara m. ha detto:

    @claudia

    ti cito un pezzo del grande Ivan Illich (in Per una storia dei bisogni, gratis qua):

    Il lavoro che si svolge al di fuori del “posto” retri­buito è malvisto quando non ignorato. L’attività autonoma minaccia il livello dell’occupazione, genera devianza e fal­sa il PNL: è quindi improprio chiamarla “lavoro”. La­voro non vuol più dire sforzo o fatica, ma è quell’arcano fattore che, congiungendosi col capitale investito in un impianto, lo rende produttivo. Non significa più la crea­zione di un valore percepito come tale dal lavoratore, ma più che altro un impiego, cioè un rapporto sociale. Non avere un impiego significa passare il tempo in un triste ozio, e non essere liberi di fare cose utili a sé o al proprio vicino. La donna attiva che manda avanti la casa, alleva i propri figli ed eventualmente ha cura di quelli degli altri è distinta dalla donna che lavora, ancorché il prodotto di tale lavoro possa essere inutile o dannoso. L’attività, gli sforzi, le realizzazioni, i servizi che si esplicano al di fuori di un lavoro gerarchico e che non sono misurabili secondo standard professionali costituiscono una minaccia per una società ad alta intensità di merci: la creazione di valori d’uso sottratti a un calcolo preciso pone infatti un limite non soltanto al bisogno di ulteriori merci, ma anche ai posti di lavoro che producono tali merci e alle buste-paga occorrenti per acquistarle.

    per come la vedo io comunque non bisogna solo considerare i soldi che entrano in una famiglia, ma anche quelli che non escono e con una donna che si dedica a tempo pieno alla cura della famiglia e della casa le ‘non uscite’ sono tante :-)

    (PS a volte mi firmo barbara m. a volte barbara67, ma sono la stessa pasticciotta persona,. anzi mi sa che d’ora in poi uso barbara m. perché è il primo che il browser mi propone e forse faccio meno pasticci)

  16. Elena ha detto:

    riflessioni potenti … di quelle che ti fanno muovere qualcosa dentro …

    personalmente il marchio biologico non mi da garanzie … mi chiedo cosa ci azzecchino i peperoni belli rossi a dicembre sul banco delle verdure di naturasi per esempio …. così come di altri … se natura deve essere rispettiamo la stagione che per i peperoni non è certo dicembre … arrivano dall’estero? ma che impatto ambientale ha l’averli portati fin li dove fanno bella mostra di se?

    L’altro giorno sullo scaffale dei prodotti bio di un grande supermercato ho visto “il biocono” … scusate … ma mi ha dato tanto l’idea di una moda … adesso è bio tutto …. insomma c’è chi sta cavalcando quest’onda della moda bio e sta facendo affari … eppure …. ci sono merendine bio fatte con l’olio di palma …

    L’ideale è andare veramente alla fonte .. il più possibile vicino a dove siamo … e cercare di farsi da se il più possibile … non è facile, ma l’organizzazione e un po’ di buona volontà bastano già per iniziare …

    A me la cosa che sconvolge è sentire che la maggior parte della gente quando parli delle schifezze contenute nei cibi commerciali ti dice che preferisce non sapere … quando cerchi di far capire che anche il pane si può fare tranquillamente in casa ti prendono per matta …. quando gli dici di mettere un peperone dell’orto, quasi sempre solo verde e fine nello spessore vicino a quello del supermercato rosso o giallo enorme ed esageratamente carnoso, ti rispondono e “vabbè ….. se guardi tutto non vivi più” vorrei urlare che è invece proprio guardando tutto che si vive di più ….

    Comunque quello che posso dire è che si vive e bene, senza supermercato … e quando ci metto piede solo per un giro … e vedo quei carrelli, tanti e così pieni di monnezza … mi chiedo se il marziano sono io o sono loro … mah …

  17. enza ha detto:

    non ci crederai ma alle 4.30 del mattino si ha il tempo e il silenzio per leggere tutto con attenzione.
    è da un pò che mi rivolgo per la mia spesa fresca ai piccoli produttori (praticamente da 5 anni, più o meno il tempo che io e te siam vicine di casa e non lo sapevamo) piccoli produttori vuol dire però aziende familiari che comunque non è che hanno 100 mq di orto dietro casa.
    ma aziende che comunque usano la rotazione delle colture, il riposo del terreno e a primavera lo stabbio e il verderame senza farne mistero e qualche volta l’insetticida, che onestamente dichiarano.
    la frutta la prendono in un altro posto e si fidano (e siccome questa gente è inserita e ha i canali giusti allora mi fido anche io)
    idem per la carne.
    e a sua volta il produttore della carne in macelleria aziendale ha fatto una convenzione con le ecofattorie della sabina e quindi sto a posto anche con i formaggi e con i salumi.
    mi mancherebbe solo il latte crudo e sarei felice.
    i prezzi sono onesti, anzi tendenti al basso.
    se arriva la gelata finisce la produzione, l’anno scorso ci siamo gelati le prime piantine di melanzane e s’è aspettato il secondo ciclo.
    insomma bio o mezzo bio o comunque onesto o da produttore locale non costa molto, anzi costa il giusto o almeno adeguato alla grande distribuzione è buono e mi piace.
    ma non mi dire di comprare un mazzo di broccoletti bio al naturasi avvizzito e mezzo fradicio a 6 euro al chilo.
    mi sembra una presa in giro.
    così come la carne.
    così come tutto il resto.
    e non è solo un fatto di prezzi è un atto di gusto, è un fatto di salsette strane, insomma mi sembra molto modaiolo e fintamente bio.
    quello che sto raccontando succede a roma, poco fuori dal GRA e non c’è bisogno di fare centinaia di chilometri perchè queste piccole realtà ormai sono disseminate ovunque e sempre più spesso al sabato vedo le famiglie che fanno la scorta per la settimana.
    sul discorso del passare l’indirizzo m’è capitato più di una volta, l’ultima con l’azienda di cesano.
    che peccato

  18. enza ha detto:

    barbara forse hai ragione sulla donna.
    ma vedi, se io non lavorassi e mi dedicassi solo ai figli non avrei solo soldi che non escono (quelli della baby sitter badante che spero di non avere tra qualche anno ma che adesso mi consente di conservare il mio lavoro che non è poco) ma avrei anche soldi che non entrano,
    mi sembra un discorso che sta poco in piedi.
    considerando anche che comunque da mamma dedico il tempo ai miei figli, li accompagno sempre e cerco di stare con loro il più possibile.

  19. PanKogut ha detto:

    Quante volte ci capita di parlarne in casa, quante volte ci vengono degli scrupoli. Poi per pigrizia, mancanza di tempo lasci perdere. Anche noi andiamo da NaturaSì e anche noi spesso abbiamo la sensazione di non acquistare bio al 100%. Non so, hai ragione tu. Bisognerebbe cercare piccoli produttori vicino casa.

    Mi hai dato da riflette oggi, grazie :)

    Ciao

  20. izn ha detto:

    @franci e vale: Sai, tu hai centrato un punto che non avevo considerato: la necessità di muoversi in massa, magari anche un pochino più lentamente, ma tutti. Invece in questo momento c’è una parte di noi che ha deciso di muoversi, e sta cercando. Un’altra parte, magari più fiduciosa in ciò che viene dall’alto, meno smaliziata, che invece è ancora ancorata alle abitudini (che sono rassicuranti) e non capisce quanto le cose siano peggiorate negli ultimi anni, per tanti motivi, primo tra tutti la necessità di sopravvivere ogni giorno, di dover fare tutto di fretta.

    Però magari se uno zoccolo duro comincia a muoversi gli altri seguiranno. Io spero in questo.

    Per quanto riguarda l’orto, sento continuamente di persone che ce l’hanno ma non riescono a seguirlo. Il problema è che avere l’orto *è* un lavoro, se non a tempo pieno, quasi!!! Però almeno tu, avendolo avuto l’orto, hai il termine di paragone per giudicare se un prodotto che ti vendono è buono oppure no. Mi preoccupano molto le persone (come me!!!! mi preoccupo da sola!!) che hanno da sempre vissuto in città e non sanno quale sapore dovrebbe avere un ortaggio. Per fortuna io sono abbastanza grande da ricordare, durante l’infanzia trascorsa a Napoli, il cibo ancora abbastanza buono. Ma l’evoluzione verso il… nulla è stata velocissima. Già a diciott’anni le cose erano completamente diverse purtroppo.

    @dietaenutrizione: Io ho fatto così infatti. Ho abitato a Roma dieci anni, poi ho deciso di spostarmi in campagna, dove siamo adesso (anche se a dieci minuti dalla città, quindi campagna fino a un certo punto purtroppo – le pecore che pascolano di fronte comunque ce le abbiamo). So che dalle parti di Frosinone ci sono posti stupendi. Quando ero piccola ho trascorso tutti i miei agosto a Fiuggi, e se non era campagna quella :-) Adesso so che è un po’ cambiato tutto anche lì, sob.

    Il lavoro. L’importante è che tu stia facendo qualcosa che ti piace e che ti dà soddisfazione, quello che avresti veramente voluto fare. Io ho combattuto e combatto ogni giorno per riuscire a sopravvivere facendo ciò che mi piace veramente. La libertà ha un prezzo molto alto, ma vale ogni singola goccia di sudore. Che meraviglia anche tu l’orto (e le galline!!!) di famiglia :-))) Come vi invidio, voi tutti ortati!!! E microcosmati (sospiro).
    Comunque mi sa che tu prima o poi te ne torni lì… ti vedo nostalgico. Sicuro che non si possa fare anche lì il tuo lavoro, eh? Io tifo per la tua serenità, dovunque sia.

    @biola: E che non lo so :-) Stimo immensamente voi che lottate ogni giorno per sopravvivere a quelle logiche. Non riesco neanche a immaginare la pressione che dovete avere, con tutti i problemi che già presenta allevare in modo sano e giusto gli animali, e poi la disinformazione, la paura di qualsiasi cosa “nuova” (non è assurdo che il latte crudo sia una cosa “nuova”??). Tu poi non ne parliamo, con tutte quelle paure allucinanti che cercano di propinarci ogni tot sul latte crudo!
    È tutto lì, saperle, le cose (e pare poco). E anche andare a conoscere personalmente chi produce quello che mangiamo. Poi si va a istinto e si decide personalmente di chi fidarsi.

    @sandra: Io spero che piano piano la campagna avanzerà e ingloberà la metropoli. Eh eh. Non sarebbe bellissimo?
    Ma dici che è proprio così? Sei sicura che se tutti vivessimo dei soli prodotti dell’orto non ce ne sarebbe abbastanza per tutti? Anche se mangiassimo e sprecassimo meno? Io ho questo dubbio.
    Il problema è che il compromesso che dici tu è praticamente impossibile, se ho capito come vanno le cose. Voglio dire, non è possibile la coltivazione intensiva senza schifezze chimiche, né l’allevamento intensivo senza antibiotici e quant’altro. È questo che mi preoccupa, che non mi sembra di vedere un’alternativa in mezzo.
    Eh eh… le mucche vegetariane!! Direi anche vegane!! :-D

    @angela: scrivimi tranquillamente al mio indirizzo, izn(chiocciola)interzona.it

    @barbara m.: Che meraviglia il tuo progetto. Prima o poi lo farò anch’io di trovare un fazzoletto di terra. Solo che non so da dove cominciare, essendo nata e cresciuta in città. Mi manca completamente quella cultura contadina che tanti di voi hanno (come vi invidio) :-P

    Sullo scambio sto sentendo tantissime cose interessanti. Io ci credo molto. Bisogna solo capire come organizzare le cose in modo intelligente, e non è facile. Riorganizzare. Mi sa che ‘sta parola nel prossimissimo futuro la sentiremo spesso. Magari per prima cosa bisognerebbe dimenticare l’egoismo al quale siamo stati abituati e ricominciare a pensare come una comunità, in modo moderno e magari anche usando intelligentemente la tecnologia che adesso abbiamo.

    @silvia: eh proprio quello che dicevo sopra. Il problema è che dovrebbe instaurarsi un altra mentalità, basata sulla collaborazione e non sull’invidia, sull’egoismo e sulla competizione. Un po’ utopico, neh? Che ci vuole? Solo debellare l’ignoranza, che sarà mai?
    L’unica cosa che possiamo fare secondo me è partire da noi stessi. E attraverso l’esempio vedere se qualcuno comincia a incuriosirsi… e a chiedere :-)

    @gloria: eh quando ci si avvicina senza avere problemi quella è sensibilità. E intelligenza, secondo me. E lungimiranza!
    Il tuo modo di fare la spesa mi sembra quello ottimale, che sto cercando di realizzare anch’io.
    E anche la soluzione del part time mi sembra meravigliosa. Ho letto ieri il tuo commento e ci pensavo stanotte, quello che hai detto mi sembra il modo più sano e più giusto nel quale le cose dovrebbero andare. Mi sa che punto a questo…

    @claudia: Il tuo punto di vista mi interessava moltissimo! Visto che tu sei passata da Greifswald a Trento praticamente adesso, sono molto molto curiosa di sapere in che modo si evolverà la tua vita in questo momento, visto che devi riorganizzare tutto da capo, e con la mentalità di chi ha potuto guardare tante cose dall’esterno e farsi un’idea non influenzata dal modo di vivere “malato” che abbiamo qui.
    Mi sa che ti propongo una rubrica sul come organizzare la propria vita in modo sano (e intelligente) :-)

    Quando ho letto a Zac il tuo commento sulla fretta e sul fatto che tutti corrono (ma dove?) ha detto che ad esempio la gente perde tantissimo tempo della propria giornata per spostarsi da una parte all’altra della città e fare cose che magari neanche gli piacciono, quando potrebbe utilizzare quel tempo in modo razionale. Tante cose ad esempio ormai si possono fare via internet tipo anche pagare le bollette, tutte le operazioni bancarie, persino comprare alcune cose che nei negozi costano di più – ad esempio il passeggino di Emma (della stokke) lo comprammo in rete, ci arrivò a casa in tre giorni, e lo pagammo tipo duecento euro in meno che al negozio. A proposito, qualcuno vuole comprare un meraviglioso passeggino della Stokke usato, ehm?.

    @francescav: Grazie a te per i tuoi interventi che arricchiscono i discorsi che facciamo :-)
    Il problema del supermercato è che anche se ha la corsia bio spesso purtroppo si tratta di un bio di scarsissima qualità. Almeno in Italia. Sono sicura che a Strasburgo le cose siano molto più serie, e mi dispiace molto (per noi che ci troviamo qui) dirlo.
    Non mi sento di condannare la grande distribuzione tout court, perché credo che il problema non sia mai in ciò che si fa, ma in come lo si fa. E per esperienza personale questa cosa in questo momento e in questo paese è fatta malissimo. E in più porta la gente che frequenta il supermercato convenzionale e acquista merce biologica a chiedersi perché mai pagare molto di più un prodotto che non è assolutamente di migliore qualità rispetto a quello convenzionale. E spesso a venire da me a dire “il bio è una truffa”. Giustamente.

    @maria: Sì. in questa situazione, con questa organizzazione, il quesito è veramente più grande di noi. Mi chiedo quanto tempo ci vorrà perché diventiamo abbastanza saggi e consapevoli per trovare il bandolo (o *un* bandolo) di questa matassa. E se abbiamo abbastanza tempo prima che tutto il sistema ci crolli addosso.
    Quello che possiamo fare per adesso secondo me è muoverci, cercare, chiedere, proporre. Discutere, come stiamo facendo qui. Credo molto nel fatto che tutte/i insieme forse potremmo trovare una soluzione che da soli non riusciamo a individuare.

    @elena: infatti. Il bio del naturasì comincia a darmi fastidio. Vabbeh che ci sono le serre fredde in sicilia, ma il peperone a dicembre proprio non lo posso vedere, e poi non ci fa bene (ma la stagionalità del cibo avrà un senso, no? Se veramente ci sono peperoni rossi nella stagione fredda in Sicilia, faranno bene ai Siciliani, non a noi che stiamo battendo i denti dal freddo, o no?)
    E anche l’olio di palma, verissimo. E altri olii poco convincenti.
    Sulla gente che preferisce non sapere potrei scrivere un trattato, l’hai letto questo?
    Bisognerebbe fare le magliette con la scritta se guardi tutto non vivi più, e sopra il disegno di uno struzzo con la testa nella sabbia. Forse qualcuno capirebbe così!
    Nooooooo non sei tu la marziana, altrimenti qui sul pasto nudo lo siamo tutti! Abbiamo invaso la terra! :-)

    @enza: ci credo, ci credo. In quel tempo che fu, quando la pulcina non era ancora prevista, io ero una che amava moltissimo lavorare di notte.
    E sono d’accordo su ogni singola parola che hai scritto, compresi i broccoletti ammuffiti e le salsette strane.
    Immagino di sapere cosa intendi quando parli dell’azienda di Cesano. Che è successo? Io ho smesso di frequentarla dopo due o tre volte perché la carne mi sapeva di disinfettante e il tutto non mi convinceva. Mai più andata. È cambiato qualcosa? Me lo chiedo sempre come quando ti chiedi chissà che starà facendo quel mio ex… solo per curiosità gratuita.

    Per quanto riguarda i soldi che non escono e che… non entrano, io sono d’accordo con barbara, però ovviamente dipende dalla situazione, come se non sbaglio dice anche lei più sotto (adesso vado a leggere meglio); se non c’è un compagno/a che porta un introito in casa, forse dovremmo cominciare a pensare alle comunità di persone, in modo diverso (diversissimo, per carità) dalle famose comuni, in modo rivisitato e corretto, in un modo che io stessa ancora non riesco a figurarmi.

    @panKogut: Grazie a te per avermi lasciato un segno del tuo passaggio. Non sai quanto sia importante per me sapere di non essere la sola a pormi questi problemi :-)

  21. barbara m. ha detto:

    @tutte scusate, se mi dilungo, prometto che l’abbozzo qui :-)

    @enza

    io ragionavo sul caso di una famiglia in cui il padre lavori. se è solo la madre a dover mantenere i figli, allora il discorso cambia.

    però se il padre guadagna cifra a caso 1.500 e la madre non spende cifra a caso 1.000 (perché acquista ingredienti e non piatti pronti, perché si risparmia su asilo/baby sitter, perché potrebbe bastare un’auto sola, perché si comprano meno vestiti non dovendo la donna rendersi ‘presentabile’ sul lavoro, perché essa ha tempo per riparare le cose anziché comprarne di nuove, etc. etc.), alla fine è come se in famiglia entrassero 2.500 euro.

    occhio, non dico: ‘tutte le donne devono stare a casa a sfornare torte e a badare i figli!’. se una donna trova soddisfazione nel proprio lavoro e riesce bene a conciliare lavoro e famiglia, è giusto e sacrosanto che lavori, ci mancherebbe!

    ma quante invece corrono tutto il giorno come trottoline impazzite per stare dietro a un lavoro che non piace e che non fa neanche guadagnare granché, lasciando i figli di qua e di là e facendo mangiare sofficini & co. alla famiglia?
    ecco, una donna così, com’è successo anche a me, se si mette a fare la casalinga, viene guardata con riprovazione, perché chi non fa lavori stipendiati oggi è considerato una persona di serie B. è questo che mi pare profondamente ingiusto.

  22. Cleofe ha detto:

    quanti interrogativi, come avete potuto notare sono cose tutte collegate.
    si è commentato dal biologico, all’avere l’orto sotto casa , o andare a cercare l’insalatina dal contadino di fiducia..
    e la donna deve stare a casa così fa quadrare i conti .
    ma come dice Claudia , non necessariamente dobbiamo far quadrare tutto, ma dove corriamo?
    il biologico ?. Controllo sempre le etichette , ma sono certa che da qualche parte mi fregano: ne sono consapevole per cui mi difendo come posso, ho eliminato dalla mia dieta tante cose , sicuramente tutti i conservanti, per esempio non mangio una scatoletta di tonno dal mese di marzo.. cucino nel modo più semplice che c’è , in realtà come cucinava mia madre, o come nelle vecchie trattorie romane di 30 anni fa , e cioè con la rotazione degli alimenti .Leggo , mi informo vado alla ricerca di orti o fattorie che mi segnalano, ormai è diventato anche un bel passatempo, ..portiamo i bimbi a vedere le mucche( ci sono bambini che non hanno mai visto una gallina “vera” conoscono solo quelle dei cartoni ! ) insomma… fai una gita, magari ci scappa pure una mostra di pittura, visto che l’arte non ha mai fatto male a nessuno.
    Per far quadrare il tutto le donne a casa. ma chi l’ha detto ?
    Sono gli uomini che dovranno cominciare , spero che si sbrighino, ad essere più consapevoli della natura della famiglia, devono essere più presenti e quindi partecipare alla vita della famiglia stessa , secondo me qui sta il vero problema. Quando uno decide di fare una famiglia , sia l’uomo che la donna dovrebbero essere consapevoli ed interscambiabili nei ruoli.

  23. roby ha detto:

    rispetto, libertà, scambio, sensibilità, riprovazione e serie B…..sono le parole che mi hanno più colpito
    credo che il RISPETTO sia fondamentale per sè e per il mondo intero e dopo questo tutto diventa più facile, perchè arriva la sensibilità e la libertà e cade la riprovazione, se c’è RISPETTO si ascolta, non ci si stupisce della libertà dell’altro, (a meno che non invada e sia nociva ad altri ancora), non c’è giudizio e quindi niente serie B, e può esistere lo scambio
    ma il RISPETTO è mancato, purtroppo, da troppo tempo e l’aria e l’acqua e la terra sono sofferenti e questa sofferenza ha prodotto malessere ed il bio è impossibile, si può fare qualcosa che se è poco, a poco a poco, può diventare tanto
    ma è necessario combattere anche la comunicazione sballata e faccio l’esempio della reclame dove uno sportivo offre una fetta di torta (magari fatta in casa, chissà?) e la ragazza rifiuta per qualcosa di bueno!
    e tutti i pupazzetti per far mangiare le schifezze e che se non compri quelle pare che ai figli gli fai mancare il vitale…..
    potreii parlare per intere righe ma non è necessario, siamo tutti abbastanza in tema
    torno all’inizio RISPETTO parola un pò magica che può fare tanto se si sente vera e si vive con essa e per essa

  24. CINZIA ha detto:

    cara Izn, anche io mi sono avvicinata negli ultimi due anni alla cucina consapevole e alla spesa consapevole in generale, perchè se ci pensiamo, quante schifezze sono contenute nella confezione di shampoo o nel sapone che usiamo da anni? per non parlare delle creme cosiddette idratanti…..
    ho cominciato a farmi delle domande, a cercare di capire cosa caspita c’è scritto nella lista degli ingredienti e a poco a poco mi sono fatta un’idea, mi sono informata e……sono rimasta sconvolta!
    correre ai ripari forse è possibile. in casa ho bandito tutti prodotti per l’igiene personale che hanno componenti di derivazione petrolchimica o che sono stati testati su animali. i detergenti per la pulizia della casa li ho sostituiti mano a mano con quelli di almo naturae, e al posto dell’ammorbidente uso l’aceto bianco.
    ma per il cibo come si fa? ho letto tutti i vostri commenti e concordo in pieno su tutto, però faccio una domanda: se vado dal contadino, lui mi garantisce di non usare sostanze chimiche ecc ecc ma chi lo controlla? forse le aziende un po’ più grandi vengono controllate di più… insomma, è una vera tragedia fare la scelta giusta, capire qual’è la strada giusta.
    io abito vicino ad una piccola cittadina dove ogni venerdì c’è il mercato dei contadini. parlo con loro, incrocio le dita e spro che quel che mi vendono sia sano.
    inoltre ho la fortuna di avere un papà con il pollice verde e la passione per l’orto, perciò d’estate mangio solo ortaggi provenienti dal suo orto, ma durante l’inverno come mi difendo?

  25. Cleofe ha detto:

    come invidio tutti quelli che hanno un papà uno zio un amico con l’orto sicuro!
    fino adesso ho parlato con il mio consuocero che ha una bella campagna .. verdure a gogò, frutta , olio , vino ecc ecc ecc… e purtroppo , non riescono a consumare tutto quello che producono, il problema è che vivono in puglia!

  26. izn ha detto:

    @barbara m: grazie grazie per il link, me lo vado a scaricare e spero (sigh) di avere anche il tempo di leggerlo.
    Quanto è vero quello che hai trascritto. Ci ho pensato tante volte, ma lui spiega chiaramente ciò di cui io avevo solo un vago sentore.
    Io che praticamente da sempre lavoro autonomamente mi sono sempre chiesta come fosse possibile che non ci fosse alcun tipo di incentivo da parte dello stato per chi prende questa strada, ma anzi un attacco continuo a suon di tasse, agevolazioni negate (prova a chiedere un mutuo come lavoratore autonomo… minimo minimo ti chiedono “ma non ce l’avete un pensionato che garantisce per voi?” giuro!!!).

    Il discorso per la donna che lavora per portare avanti la casa (che è a tutti gli effetti, chi più chi meno, una manager, e di quelle toste) è lo stesso. Ovviamente anche se si tratta di un uomo, non voglio essere assolutamente discriminante in questo senso, descrivevo solo la situazione più comune.

    L’attività sfugge al controllo, non si può quantificare. Imperdonabile.

    Ti dico solo che sono appena tornata da un giro per acquistare un pollo, che ho preso intero con frattaglie e tutto per risparmiare, e adesso devo andare con santa pazienza ad autoptizzarlo, perché non voglio subire il pollo del supermercato, anche se bio, che costa il triplo, è di qualità peggiore e con tutta probabilità più vecchio. Scelte manageriali, e no pagate. Che mi rendono però totalmente immune dalla pubblicità delle crocchette di pollo confezionate. Lo pago, lo pago, questo prezzo.

    Sono totalmente d’accordo con te sulla situazione che prospetti. Il problema nasce come diceva enza quando il padre che porta a casa i soldi magari non c’è, o come nel mio caso siamo tutti e due free lance, e quindi nonostante gli introiti (pochi e a singhiozzissimo) ci siano, è estremamente difficile riuscire a organizzare i tempi lavoro in casa/lavoro per guadagnare. Però mi hai dato da pensare. Mi sa che c’è tutto un lavoro di organizzazione che finora ho solo sfiorato, e che forse, rivisitato e corretto…

    Per quanto riguarda la riprovazione, non ti curar di lor, ma guarda e passa, davvero. E magari moltissimi di quelli che ti criticano ti invidiano perché fanno un lavoro che odiano, e sotto sotto non aver fatto la tua scelta li fa soffrire molto più di quanto loro stessi si accorgano.

    @cleofe: Tu poi sei un esemplare raro. È difficilissimo trovare una donna che abbia fatto le tue scelte nel periodo della vita nel quale di solito si difendono le proprie posizione arroccandocisi sopra.
    Normalmente sono io che dico a mia madre “attenta, compra questo e non quello”, e mai mi aspetterei di sentirmelo dire da lei, ormai (sebbene l’abbia fatto sempre quando ero una ragazzina).
    Hai un’elasticità che certe ventenni si sognano, e questa è una qualità che amo immensamente nelle persone, indispensabile per crescere :-)

    E certo, quando si diceva donna a casa uomo al lavoro si parlava, sono certa, di una posizione intercambiabile. Anche se.. ehm… lo so, lo so, non è carino, ma a volte penso che un uomo farebbe molta fatica a fare quello che tante donne fanno per la casa. In questo tipo di attività manageriale e multitasking mi sa che noi siamo più ferrate :-/

    @roby: eh… infatti. rispetto. Bisogna ricominciare ad usare questa parola, mi sa :-) Rispetto per le persone, per la natura, per se stessi.

    @cinzia: sfondi una porta aperta. qui da noi usiamo solo shampoo, bagnoschiuma, saponi, cosmetici non sintetici. Anche i detersivi, le medicine per quanto possibile e tutto il resto.
    Mi lavo il viso con la crema di mandorle bio (quella che si mangia) su consiglio dell’estetista drhautschka (!), faccio lo scrub con un po’ di sale integrale e qualche goccia di bagnoschiuma, non uso più lo smalto per le unghie (e per la prima volta in vita mia ho unghie degne di questo nome), e anch’io uso l’aceto al posto dell’ammorbidente.

    Puoi immaginare quanto sia difficile visto che lo fai anche tu, e quanto però più lo fai e più capisci quanto è giusto e sano farlo.

    Per il cibo, l’unica risposta possibile è aumentare il proprio grado di consapevolezza. Studiare i metodi di coltivazione e chiedere al produttore come ha coltivato la frutta e gli ortaggi, studiare i metodi di allevamento e chiedere come sono state cresciute le mucche e i polli, cosa gli hanno dato da mangiare, se hanno pascolato al sole o hanno passato tutta la loro vita in un capannone ammassate gli uni sugli altri.

    Non c’è altro modo, mi dispiace tanto dirlo perché detta così sembra una pazzia. L’altro modo sarebbe fidarsi, ma di chi? Se c’è qualcuno che conosci e di cui ti fidi ciecamente sei una delle poche fortunate. Per quanto mi riguarda non riuscirò a fidarmi delle grandi aziende e dei controlli ai quali vengono sottoposte fino a quando non mi renderò conto che determinati valori come l’onestà, la morale, la dignità del proprio lavoro, l’onore, sono tornati a esistere, in ognuno di noi.

  27. pino ha detto:

    interscambiarci i ruoli non ci avevo pensato partorirò presto un figlio/a!!

  28. Cleofe ha detto:

    Izn, sensibilità per la famiglia da parte dello stato ?, ma non c’è la volontà di sostenerla sta famiglia , le si chiede sempre di più, senza un minimo di volontà di cambiare..
    poi non parliamo quando in casa hai un nonno/a malato , un disabile….li son guai… soli , soli, ci lasciano soli …
    Ehm.. sono d’accordo che un uomo farebbe fatica … ma… possono imparare…
    io vedo comunque i nostri figli maschi quarantenni ,che hanno messo su famiglia, sono decisamente all’opposto dei loro padri ..fortunatamente dico io!!

  29. claudia ha detto:

    Esempio stupido, per far pandant col pollo della Izn: stasera crema di zucca
    A) passo dal supermercato, tanto sono di strada, trovo parcheggio bestemmiando, rimango ingolfata nel traffico, ma faccio presto: afferro una busta di crema di zucca surgelata, cercando tra le almeno cinque presenti e stressandomi per il confronto e la scelta (che devo leggere tutto quello che c´é scritto sulla confezione, anche il codice a barre), ritorno a casa di nuovo imbottigliata nel traffico, vedo un tamponamento, taglio la busta, la verso in padella e cinque minuti dopo la crema é in tavola fumante (fra l´altro é stranamente viscida…). La cucina é intonsa ma io sono esausta come dopo aver attraversato la giungla. E la bambina é *stranamente* di umore impossibile.
    B) vado a trovare mia sorella che mi regala una zucca delle sue (cresciute con i semi delle zucche di Greifswald, sigh! Nostalgia canaglia). O vado da uno che le coltiva, che ce ne sono a iosa. Intanto la bimba saltella nell´orto e gioca coi gatti. Torno a casa con calma, la sbuccio (o anche no, se é Hokkaido), la taglio a pezzi e faccio quel miracolo di nutrimento e calore umano che é la vellutata col kreuzkummel.
    Impiego una vita a togliere i semi e lavarli dai fili, ma lo scoppiettío nel forno e il profumo dei semini tostati mi fa dimenticare il lavoro (e poi, mica butteró via qualcosa??!!A parte il pensiero che faró del bene alla prostata di mio marito, che detto cosí suona anche strano, ma i semi di zucca pare siano portentosi per prevenire questo tipo di disturbi maschili ;-)). Il bidoncino dell´organico, con tutti gli scarti delle verdure, é di nuovo da portare fuori, e piove pure, la cucina é abbastanza un disastro e ci sono pure degli utensili da lavare.
    Ma il profumo del cumino tostato nell´olio é meglio di un antidepressivo, a fine serata mi sento meglio e meno stressata, e dentro di me so che ne é valsa la pena (e la bestiolina ha fatto il bis tre volte…)
    PS importante: non é detto che A abbia un lavoro e B sia una casalinga. Conosco molte casalinghe che optano per l´opzione A.
    Baci

  30. pino ha detto:

    sembra che io voglia privileggiare la virilità del maschio? Vivo con tre donne e devo davvero guadagnarmi giornalmente il mio spazio, sono contento quando le mie figlie mi Ho conosciuto uomini abbandonati dai figli e dalle mogli, uno di questi l’hanno trovato con le mani rosicchiati dai topi…siamo tutti con la cosciensa a posto sulla disabilità?
    Se ogni tanto decido di scrivere su questo blog è per il fatto che trovo tante personecon delle idee che spesso condivido…. un umorismo sottile che mi piace, tanti consigli e suggerimenti molto utili….che aiutano a cambiare la società questa si davvero maschilista e di classe. Cambiare il modo di mangiare privileggiando le cose sane e genuine fa si che ci aiuta a cambiare sempre un po tutti

  31. Rossella Grenci ha detto:

    In merito nutro anche io i miei dubbi… Bisogna essere molto critici!!!

    PS: vuoi diventare mia amica con uno scambio link??? :)
    Ciao

  32. CINZIA ha detto:

    @ Izn: sì è una vita più difficile, ma che bello sentire che si sta facendo la cosa giusta, che sul tuo viso non stai spalmando delle schifezze!!! io mi sento meglio…non so dirti, ma dentro di me c’è una gande soddisfazione mentre svolgo azioni quotidiane come scrub ecc usando questi prodotti che son naturali per davvero! (w drhauska!!!!! nell’altro commento ho sbagliato: non almo nature ma officina naturae per i detersivi).
    Venerdì ti ho pensata, ho pensato al tuo post e al commento che ho lasciato perchè sono andata al mercato e ho conosciuto un agricoltore (che mio suocero conosce bene) che fa agricoltura biologica. mio suocero mi ha assicurato che questa è una persona molto molto seria e che se decide di intraprendere un cammino lo segue, a costo di sputare sangue.
    ho quindi comperato delle uova, un po’ di verdura e, facendo lui parte di un’associazione di agricoltori biologici del territorio, prossimamente acquisterò anche formaggi e frutta.
    speriamooooo!!!!!!

  33. silvia ha detto:

    @claudia bentornata in italia. (forse)… in ogni caso non guardare i sedili vuoti che si muovono per strada. se puoi evita di stressare la tua bambina con corsi su corsi per imparare a essere sola meglio degli altri. se puoi trova un lavoro che ti lasci il tempo per stare con i momenti della tua piccola. che lo sai che ti mancherà. però è importante fare qualcosa per noi stesse. perchè poi quando i figli crescono noi non dobbiamo restare sole. o appiccicate. (torneranno i tuoi bimestrali?) per quanto riguarda il lavoro e il posto fisso e tutto il resto ecco quello che penso:
    dobbiamo smetterla con il vedere il posto fisso come la meta da raggiungere. dobbiamo puntare a rendere il “lavoro” uno stato di diritto. dobbiamo fare in modo che non si senta precario chi sceglie di stare a tempo determinato in un posto. io non auguro a mio figlio di lavorare per sempre in un luogo, sarebbe una fossa per lui. io vorrei che avesse le garanzie di una pensione, di ferie pagate, di sanità assicurata e malattia (scongiurata) con qualsiasi contratto(parolaccia) e vorrei che avere un figlio non sia una condizione di discriminazione e vorrei non dovere lottare per avere una pensione da fame facendo ogni giorno bene il mio lavoro quando chi abbiamo votato in questi decenni ha lavorato di merda e gode di pensioni esorbitanti. e non volevo essere politica ma solo reale.
    un bacio senza conservanti a tutti e in bocca al lupo a tutti pure.

  34. Cleofe ha detto:

    Izn, hai scatenato un vespaio!! zzz!! zzz… bene , bene, parlare , confrontarsi … esprimere le proprie convinzioni !!
    La consapevolezza del cibo è solo l’inizio!! è solo un modo per tirare fuori pensieri e posizioni…….ben venga il confronto!
    brava izn!!

  35. Anche io sento forte la questione del cibo, non solo da quando ho una bimba, ma anche da quando mi sono forse invecchiata e sento “fastidio” per un certo tipo di cibo. Noi compriamo con un gas, la carne viene da un piccolo produttore che macella solo quando riceve un ordine consistente, e mi sento meglio anche perché ritirare il cibo una volta a settimana mi semplifica la vita e mi aiuta ad organizzare e pianificare i pasti. Cma se mio padre avesse avuto un orto una delle sue figlie non avrebbe potuto studiare a tempo piene, ma sarebbe diventata una contadina per aiutarlo, non avremmo mai potuto fare 2 mesi di vacanza d’estate etc. Insomma per realizzare i passi in avantic he dici tu c’é bisogno di tanta gente che abbia interesse a fare il coltivatore…Insomma nella storia non sono mai stati possibili passi indietro…

  36. Domenico ha detto:

    Ho letto “quasi” tutto, ma, a parte il fatto che il Bio sta a me, come la vernice protettiva ad un palo di legno restato in acqua per anni, quindi inutile, ma non perchè nutrirsi biologicamente è inutile, sia chiaro, ma solo per me che sono una persona datata.

    Ma ho provato ad acquistare bio, e come te IZN non ho capito nulla dallo scritto sulle confezioni, e dato che io sono un tipo un pò particolare, non ho fiducia, e non mi fido nemmeno dell’amico che ha un’orto nei paraggi, dal momento che lavorando in un cascinale non più tardi di due mesi fa, ho visto e sentito (con il naso) cosa rovesciavano nei canali delle varie coltivazioni.

    E secondo voi, sarà anche vero che le coltivazioni BIO NON usano antigrittogrammici o vari veleni, SOPRA le piante, ma vi siete domandati cosa ci mettono “sotto” io me lo sono domandato e provato da una insalata, che avendo una radice, la stessa radice beve quello che gli danno da bere, e quindi trasferisce queste sostanze e odori anche al frutto della pianta.

    Non c’è bisogno di dirvi chiaramente cos’è che ho sentito con quella insalata, perchè penso che lo avete capito da sole.

    Quindi L’amico che ha un’orto??? se non è proprio tuo fratello, oppure te lo fai da te, allora sei sempre costretta a comprare l’insalata.

    Pensiero ovviamente Opinabile

  37. claudia ha detto:

    A me sembra che ci sia una sorta di filo conduttore, in tutti questi commenti, e cioé la parola *fiducia*.
    Forse é questo quello che manca: sono rientrata in Italia da due settimane, e una delle cose che mi fa piú impressione é che nessuno si fida piú di nessuno. Tremendo. Nemmeno dei vicini, figuriamoci di quello che ti vende la carne. Rischio di essere banale, ma secondo me é questa tv allucinante che sta rimbecillendo tutti quanti (io mi rifiuto di guardarla, che se no poi faccio il confronto e piango, pensando ai vari canali che ho lasciato in Doicilandia, e cosí risparmio pure i soldi del canone…); ma non voglio lanciarmi in analisi sociologiche. Io continuo a cercare, a parlare con la gente e a lasciarmi guidare dall´istinto. E a fidarmi, che di persone oneste ce ne sono, e tante. Scusate, ma le centinaia (ehm…migliaia) di lettori che ogni giorno si collegano qui sul pasto nudo mica saranno poi quelli che, spento il computer, cercano di fregare il primo che incontrano? O no? E se noi ci consideriamo onesti, perché arrogarci il diritto di essere gli unici? Certo, é mooolto piú dura di una volta (sono appena stata al Naturasí, e potrei piangere, che la stessa bottiglia di birra che in Germania pagavo meno di due euri qui la vendono a quasi quattro, per non parlare della loro capacitá quasi magica di far sentire i clienti come appartenenti ad una razza inferiore, tipo intoccabili indiani. Ora, non dico di diventare amici per la pelle, ma almeno un minimo di gentilezza, tanto per avere l´illusione che stiamo tutti nella stessa barca…vabbé, lasciamo perdere, valá…), ma continuo imperterrita a crederci. :-)

  38. Elena ha detto:

    Si lo avevo letto quel post … e mi ero trovata perfettamente in linea …
    comunque sono convinta che il successo del bio “commerciale” sia dovuto ad una maggiore consapevolezza nelle persone, (anche se ancora troppo poche) che cercano, forse a partire dal cibo, di migliorare qualcosa che in senso più ampio non funziona … da ciò, qualcuno ci ha visto il business e adesso è tutto bio … ma non credo sia quello che intendiamo noi qui … fra queste righe …
    bio dovrebbe essere una reazione a catena di qualcosa che dilaga migliorandosi sempre più per farci arrivare ad una realtà più sana… il problema è che si scontriamo con un sacco di impicci e imbrogli e con il solito dio soldo … però noi consumatori siamo tanti e ora con internet siamo più cosapevoli ed informati …. (struzzi a parte :-D).
    ho letto recentemente un romanzo che parla di sofisticazione del cibo… e mi sono resa conto che purtroppo romanzo non è … come lettura farebbe bene a quelli che non vogliono sapere … si parlava, fra un sacco di altri orrori, della sbobba di uova … ed ecco il ritiro delle uova da parte Nas di metà settembre … ma è solo l’inizio …
    Ma queste magliette perchè non ce le facciamo davvero? e ce le mettiamo tutti lo stesso giorno? notte ….

  39. soniuccia68 ha detto:

    Io posso dire, essendo una consumatrice bio e produttrice, che sembrerà strano ma conosco tantissime persone semplicissime, che vivono di un budget molto modesto ma preferiscono acquistare una pasta da 2 euro a pacchetto piuttosto che spenderli in carte telefoniche oppure in un paio di scarpe di marca.
    Ilfatto è che occorre essere molto vigili e diffidenti quando siamo a comprare il cibo. L’agguato è ovunque anche al supermercato del bio.
    Le patatine fritte bio sono nocivissime come quelle standard.
    Il vero BIO con la B maiuscola è innanzituto dare una priorità a ciò che per il nostro organismo è necessario ed eliminare ciò che è stato inventato dalla tecnologia alimentare solo per arricchire l’industria alimentare e farmaceutica ( x tutte le malattuie che vengono mangiando male).
    Quindi: olio, pane, pasta, pomodoro, carne, pesce,verdura frutta.STOP.
    Tutto il resto è superfluo.
    Se riusciamo ad organzzarci e inserirci in un gas che acquista i prodotti da aziende bio della nostra zona il più è fatto.
    Invece in un comune supermercato c’è il peggio ed il superfluo fatto di addittivi, scatolette, nitarti, nitriti etc etc
    Non a caso le popolazioni indigene dei paesi meni sviluppati non conoscono quasi le patologie tumorali dello stomaco e dell’intestino, vi sarete mai chiesti il perchè?
    Quindi la buona strada è quella del risparmio su tutto ciò che è superfluo e investire nella nostra salute quindi nel cibo di ALTA QUALITA’.

  40. Domenico ha detto:

    ehm… come volevasi dimostrare, e questo è solo uno degli inganni che grazie a cembolina è stato trovato, ma….. chissà quanti e quanti ancora.
    fra un pò, fra i consumatori consapevoli, quando comprano o affittano casa, non devono più chiedere “ma c’è il garage” ????? ma devono chiedere “c’è l’orto”????
    così almeno le cose c’è le facciamo da noi, se siamo capaci, altrimenti……Nisba.

  41. Cleofe ha detto:

    meno male che ho un carattere positivo…mi ha aiutato tanto nella vita a non vedere sempre e tutto nero anche quando di nero ce ne era tanto! se non avessi avuto fiducia in qualcuno, sarei morta!
    questo non vuol dire che sono un’oca felice ! se c’è del marcio ben vengano i controlli ,
    noi stessi con gli strumenti in nostro possesso, dobbiamo sempre controllare e comunque denunciare il falso.. !

    fortunatamente esistono questi organi di controllo!

  42. Domenico ha detto:

    @Anche io vedo sempre tutto rosa, o almeno mi sforzo, sono ottimista da sempre, ma da un pò di tempo a questa parte lo sono con riserva, ma, nonostante tutto cerco sempre prodotti buoni, ottimi e se sono Bio, ben vengano che almeno per questi ultimi tempi che mi restano cerco di viverli alla meglio.

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