Porci con le ali

Qualche giorno fa ho dato il benvenuto sul pasto nudo (nella pagina della recensione del nuovo libro di Matteo Giannattasio) ad un certo Nandino, che scriveva di essere un allevatore di maiali allo stato semibrado, e di produrre salumi senza l’ombra di nitriti, nitrati e qualsiasi altro tipo di additivo.

maiali felici

In perfetta sintonia con la alien-curiosità con la quale convivo da sempre, e che prima o poi si comporterà con me come il suo fratellino cinematografico cerca di fare con Ripley dalla prima puntata della saga, mi sono immediatamente rete-trasportata sul suo sito, e dopo aver letto quello che scriveva qui, qui e qui, ho deciso di contattarlo per provare a vedere se avrebbe potuto chiarirmi tanti dubbi che ho sull’allevamento in generale, su quello dei maiali in particolare, e per esteso anche qualcosina sulle certificazioni, sulle quali, tanto per essere la solita scoperchiatrice di vasi di Pandora, avrei il bisogno quasi fisico di capire qualcosa di più (come funzionano esattamente, chi controlla gli enti certificatori, e perché tanti ventilano l’ipotesi che le cose vadano diversamente da come dovrebbero?).

I miei dubbi derivano anche da alcune pagine che Claudia ha estratto da un libro che sta leggendo e che mi ha inviato qualche giorno fa, “In difesa del cibo” di Michael Pollan (l’autore de “Il dilemma dell’onnivoro“, per capirci).

Pollan spiega che i maiali allevati in modo convenzionale subiscono torture che possono essere assimilate a quelle dei famigerati campi di concentramento.

I maialini vengono allontanati dalle madri a dieci giorni dalla nascita (quando in natura lo svezzamento avviene a più di tre mesi), perché ingrassano di più mangiando un pastone pieno di medicine che con il latte delle scrofe (a proposito, sapevate che nel mangime spesso viene aggiunta farina di pesce, molto proteica, che fa crescere i maiali più velocemente? peccato che dìa alla carne un odore pestilenziale).
In questo modo però i cuccioli tendono a mordersi i codini tra loro perché conservano il desiderio di succhiare e mordicchiare. Il problema è che sono talmente depressi dalla mancanza del pascolo e della luce del sole (vivono in gabbie di metallo sospese su fosse settiche), che anche quando sentono il dolore non reagiscono, e si lasciano mordere fino a sviluppare infezioni serie.
Per questo è consuetudine mozzargli la coda, lasciandone attaccato un pezzettino in modo da renderla ipersensibile: il dolore diventa talmente insopportabile che anche il maiale più apatico reagisce rabbiosamente al minimo tocco.

Insomma, per farla breve, due giorni dopo il povero Nandino era al telefono con me che lo sfinivo di domande.

Una dei primi interrogativi invadenti che gli ho posto è stato come mai, se i suoi maiali sono così felici come si legge sul suo sito, non ho visto certificazioni biologiche; mi ha risposto che è stato certificato per sei anni (dal 1999) e che da un certo punto in poi si è rifiutato di continuare a farlo in seguito alla chiusura della ditta di Verona dalla quale fino a quel momento aveva acquistato il mangime per i suoi maiali (lui ci tiene moltissimo a chiamarli “porci” per differenziarli dai maiali in cattività), e all’impossibilità di acquistare dall’unica altra che aveva rintracciato, a Parma, un mangime con il quale potesse nutrire i suoi maiali nel modo nel quale erano stati abituati.

Nel dettaglio, mi ha spiegato che i maiali per star bene dovrebbero mangiare una miscela di cereali, tra i quali frumento, orzo, favino, soia, mais, e magari anche ghiande, erba medica, e castagne (che un tempo erano assurdamente snobbate da noi “umani”), e solo in secundis un po’ di crusca e farinaccio, che dei cereali sono i sottoprodotti; e che il mangime della ditta di Parma era invece composto prevalentemente dai sottoprodotti di cui sopra, non raggiungendo la giusta percentuale di proteine (che dovrebbe ammontare ad un 13/14% se il maiale è in accrescimento, al 10% se è già adulto).

Un altro dei motivi che lo ha spinto a decidere di abbandonare la certificazione è stato il fatto che secondo lui i contributi vengono dati a chi si iscrive per produrre biologico, e non a chi effettivamente poi produce biologico; non ho capito però come sia possibile che non esistano controlli in proposito.

Ovviamente, a parte il cibo, l’altra condizione indispensabile alla vita dei maiali, come a quella di qualsiasi altro animale di allevamento, è la possibilità di pascolare liberamente: in questo modo le scrofe hanno molto più latte (e vivono il triplo del tempo), i piccoli crescono meglio, e i maiali non litigano tra di loro perché avendo cibo, spazio e luce sono *felici*.
In questo mondo per loro perfetto non è più necessario tagliargli i codini né estrargli i denti. Non hanno bisogno di medicine e non sono sporchi, perché hanno il giusto spazio vitale (mai sentito parlare di prossemica?).

Per comprendere l’intelligenza e la particolarità dei suini, e rispettare il sacrosanto diritto di vivere nel modo più giusto per loro, basterebbe sapere che le scrofe sono tra i pochissimi animali che allattano anche i maialini di altre mamme.

Gli ho poi domandato con il mio famoso tatto come facesse ad essere sicuro che confezionando i salumi senza utilizzare nitriti e nitrati la conservazione avvenisse nel modo ottimale, particolarmente riguardo alla paura più diffusa, e cioè che la carne senza conservanti possa veicolare il temuto botulino.

Nandino mi ha spiegato che la lavorazione dei salumi si comincia di solito dopo Natale perché la carne per stagionare nel modo giusto ha bisogno che la temperatura esterna sia bassa; non si può rischiare che ci siano sbalzi termici (come ad esempio quelli che abbiamo avuto questo mese) di 10 gradi (al massimo la stagionatura può sopportare oscillazioni di 3 o 4 gradi): se il termometro sale i salumi diventano duri esternamente e rimangono crudi dentro, e solo in quest’ultimo caso, se cioè la carne rimane cruda (e verdastra) all’interno, esiste la possibilità che si sviluppino tossine nefaste; ma un salume in quelle condizioni dovrebbe essere facilmente riconoscibile (e qui viene fuori un altro argomento importante, e cioè la necessità che si pone a chi vuole ricominciare ad alimentarsi in modo naturale, di re-imparare a riconoscere lo stato degli alimenti dall’aspetto e dall’odore: nonne, dove siete?!).

Nell’industria alimentare le variazioni termiche vengono evitate utilizzando le celle frigorifere, che mantengono stabile la temperatura e l’umidità, purtroppo questo espediente è anche molto abusato, come potete immaginare.

La domanda a questo punto è: se è possibile ottenere ottimi salumi senza aggiungere conservanti, perché la quasi totalità dei salumi in commercio ne contengono?

Nandino sostiene che il motivo per aggiungere nitrati e nitriti è che questi ultimi, abbassando la carica batterica, regalano un aspetto piacevole e un colore chiaro anche alla carne scadente, inquinata, avariata (lui ha detto “putrefatta”), invenduta, rimasta troppo nelle celle frigorifere, imbibita di acqua inquinata (gli ormoni che vengono somministrati ai maiali provocano ritenzione idrica), stagionata in condizioni avverse (se un solo salame in una cella è avariato contamina anche tutti gli altri).
Mi ha detto di essere venuto a conoscenza di un’azienda che addirittura riusciva a realizzare salumi in 48 ore (di solito per una buona stagionatura ci vogliono una quindicina di giorni) aumentando la percentuale di nitrati e adottando altre tecniche al limite della legalità.

Vabbeh. Per tirare le fila del discorso, andando contro tutto ciò che vi ho sempre detto (comprate solo cibo certificatissimo!!!) ho deciso di ordinare quasi tutti i tipi di salumi e un bel po’ di carne fresca (e ho ricevuto tutto in meno di 24 ore) anche se Nandino nutre i suoi maiali con frumento e mais convenzionale; lui dice che il frumento che acquista è sicuro perché i contadini del posto preferiscono perdere magari 10 quintali di raccolto invece di comprare i pesticidi che sono molto costosi. Però anche il mais è quello convenzionale, e quindi lo 0,9 per cento di ogm se lo becca, e come.

La carne è molto buona, ha un prezzo giusto, e ha un sapore piuttosto diverso da quella alla quale siamo abituati (compresa quella biologica che ho acquistata fino ad oggi, sinceramente); però resta il grande dubbio: maiali certificati, ma nutriti con cibo scadente, o maiali semi bradi e felici, non certificati, e nutriti secondo coscienza del loro allevatore?

Ma non finisce mica qui, eh.

Approfondimenti:
Differenza tra porco e maiale di Nandino il contadino
Salumi e prosciutti biologici di qualità se il maiale non è stressato
Il suino biologico
Allevamento suini biologici
Problematiche relative all’alimentazione dei suini biologici
An Epicurious Q&A: Michael Pollan
Suino di cinta senese biologico
Adotta un suino
Salumi biologici Biovida

31 Commenti a “Porci con le ali”

  1. ERICA Scrive:

    che mi tocca sentire….
    dalle mie parti ci sono molte famiglie che fanno salami in casa da anni nessuno usa additivi. Bisogna stare attenti per la conservazione certo ma chi ha una certa pratica vede ad occhio se qualcosa non va.
    Questa settimana mio padre farà i salami se ho un pò di tempo scriverò qualche dettaglio…
    A proposito ho appena visto il sito di agricoltura italiana online di cui parli l’allevamento “Sasse Rami” di Ceregnano è a 2-3 km da casa mia.. guarda te! mi tocca leggere qui per sapere che ci abito vicino! Comunque non so se mi sbaglio qui allevano anche razze locali selezionate di galline ne ha acquistate alcune (sempre il babbo) ovviamente da me non si uccidono animali le usiamo solo per le uova…

  2. cricri Scrive:

    Sonia, sei sempre precisa ed esauriente.
    Egoisticamente parlando io il maialino lo lascerei serenamente arrivare alla vecchiaia razzolando felice in un prato.
    Ricordo di aver affrontato un discorso simile (ma io sono decisamente assai meno preparata in materia, meno ancora lo ero a quei tempi perché si parla di una quindicina di anni fa. Ero già vegetariana da anni ma non gli OGM e altri argomenti erano pura fantascienza) in tempi remoti con il responsabile di una comunità di recupero per tossicodipendenti in toscana, dove avevo ‘conosciuto’ la scrofa Paola, una affettuosissima maialona rosa pulita e lontanissima dall’immagine ‘lurida’ da luogo comune sui suini.
    Loro producevano per il loro uso ‘interno’ salami e carne suina, senza alcun tipo di additivo… e a detta di chi li assaggiò, si trattava di prodotti meravigliosi.
    Vabbé mi sono dilungata… sorry.
    Un abbraccio carissimo a voi tutti.

  3. genny Scrive:

    molto molto interessante…

  4. stelladisale Scrive:

    mah sai, se conosco un allevatore che mi racconta come fa e cosa fa e magari visito pure l’azienda io mi fido, anche senza certificazione, che si sa le certificazioni sono utili e meno male che ci sono, ma non sono una garanzia assoluta… comunque anche da me si son sempre fatti i salumi senza additivi, molta gente li fa ancora in casa, nel senso che s’alleva il maiale per uso familiare, certo non li trovi al supermercato e devi conoscere le persone che li fanno, non so di preciso cosa gli danno da mangiare… mi salvo il sito che non si sa mai

  5. Gloria Scrive:

    Interessante, aspetto di leggere il resto… Anche io come stelladisale se conosco l’allevatore e l’azienda mi fido anche senza certificazione.
    Però ora sarei curiosa di assaggiare questi salumi e carni, mi informerò per sapere come acquistarli da queste parti!

  6. Gloria Scrive:

    … dimenticavo: buon anno izn!

  7. roby Scrive:

    io mi sto sentendo male … scusate, sarò ignorante e superficiale, ma non pensavo che la stupidità umana fosse tale e tanta, scusate ma mi sento proprio male. mentre scrivo mi dico che sono scema, ma che non lo conosco il genere umano? beh…sì! è vero ! in tante occasioni abbiamo dato il meglio di noi ! e potevo anche aspettarmi qualcosa del genere… forse è perchè voglio sempre, in assoluto, pensare positivo e che veramente ci sono uomini, esseri umani migliori che vogliono fare di questo un mondo veramente migliore! si questa presunzione dell’intelligenza ci ha portato proprio oltre confine di coscienza.
    izn grazie ancora una volta per svegliare e risvegliare le nostre menti

  8. roberta69 Scrive:

    Io rischio di essere noiosa e ripetitiva…ma è sempre tutto così *interessante*!!!
    Izn, se non ci fossi, ti si dovrebbe inventare!
    Invece, tanto per stare in tema…hai mai provato a confezionare in casa dei salumi? A me piacerebbe tanto ma non saprei da dove cominciare.
    …sai com’è, il pane ormai c’è…manca il salame!

    …aaahhh dimenticavo..BUON ANNO !

  9. Cleofe Scrive:

    Roberta ciao, mi pare una buona idea! anche le salsicce si potrebbero fare no?

    hai letto delle tue ciambelle??? in foresta nera.!!!…..

  10. Giò Scrive:

    ..Roby, tranquilla sono ignorante pure io, so di come sono allevati i bovini ma non pensavo che anche con i maiali ci fossero queste crudeltà..davvero mi sento male a leggere queste cose…io sono tendenzialmente onnivora anche se mangio poca carne, ma quando leggo queste cose….
    per quanto riguarda i salumi sto cercando pure io un rivenditore bio dalle mie parti e ne ho trovato uno del parmense su un mercatino che provvederò ad interrogare!
    cmq per il discorso delle certificazioni ci sono molti piccoli produttori biologici che non si fanno più certificare proprio perchè raccontano che a volte i controlli sono falsi e per le piccole realtà è una fregatura…è un mondo difficile, come districarsi e fidarsi dei prodotti bio quando senti queste cose?

  11. maria Scrive:

    più leggo sui metodi di allevamento e più mi sento male! Qualche anno fa per lavoro visitai un grande allevamento di polli e ne rimasi scandalizzata.. come ora!! Il punto è che il fatto che poi ci rifilano carni piene di schifezze, per quanto gravissimo, mi sembra secondario (noi possiamo scegliere) rispetto all’orrore, alla paura e alla sofferenza procurata a queste povere bestie.. Come se non fossero in grado di sentire solo perchè hanno un’intelligenza diversa dalla nostra… Scusate lo sfogo, tocca invece rimboccarsi le maniche!! Buon anno a tutti

  12. stella Scrive:

    mah forse tra bio certificato con cibo non ottimale e porco libero con cibo convenzionale, esagerando vorrei porco nutrito con cibo adatto ma da agricoltura biologica/biodinamica certificata o meno se conosco il produttore è poco importante anche se ritengo che il sistema delle certificazione abbia comunque un importante valore anche di promozione culturale e riconoscibilità. Senza giudizi per il lavoro di Nandino che mi sembra comunque bello ma non posso accontentarmi. Credo che l’agricoltura convenzionale non sia sostenibile da un punto di vista ambientale, ha troppi costi che non paghiamo direttamente oggi caricandoli su capitoli di spesa che appaiono non correlati e sulle generazioni future e quindi è necessario, anche per passi successivi arrivare ad abbandonarla.
    buon anno a te :-)

  13. claudia Scrive:

    Prima di tutto: Izn, ma tu non sai quanto sono felice che un giorno di agosto mi é venuta la voglia di fare delle crocchette di zucchine e sono finita dentro al pastonudo. Per dire, il caso.
    Secondo: questo é l´articolo che avrei voluto scrivere e che avrei voluto leggere. Per dire, di nuovo.
    Terzo…che poi sarebbe anche una risposta a Stella, qui sopra (;-)):
    io non so…premesso che compero moltissimo certificato e biodinamico e che sono quasi troppo attenta agli alimenti che mangio (quasi). Ma uno come Nandino, da quel che ho letto, fa l´Allevatore (o l´Agricoltore), quello con la A maiuscola. Perché, dopo aver letto questo post, mi chiedo: “siamo onesti: meglio un mangime certificato che si fa mille chilometri di camion e autostrada, anche se buono, o quello che ti coltiva il tuo vicino di fattoria, senza chimica, senza pesticidi, ma che alimenta un *tutto*, una societá, un´unitá, che sarebbe poi quella che io auspico? Di rapporti umani e di legame col territorio, prima di tutto. Se i “fornitori di cibo” dei porci di nandino non usano pesticidi e cercano di fare un´agricoltura “sana”, come facevano i contadini prima che la chimica entrasse nei nostri piatti…
    Certo, ci sono margini di miglioramento (vedi anche quel piccolo OGM…ma non puó mettersi d´accordo con gli agricoltori e coltivare cereali biologici?)
    Io, tra i fagioli borlotti coltivati da chi conosco (con metodi “antichi”) e quelli marchio demeter che arrivano dalla Cina, non ho dubbi. Anche se i contadini cinesi si attenessero a tutte le regole dell´agricoltura biodinamica (ho detto “se”, e preferisco non aggiungere altro, che ho visto proprio tempo fa un interessantissimo documentario, sulla tv tedesca, sul boom del biologico in Cina). Non ho dubbi. Quanti aerei in meno atterrerebbero in Italia? Quanti camion? Quante polveri sottili finiscono nei nostri polmoni? Capisco banane e ananas, ma almeno quello che cresce in Italia (e da chi lo fa con passione e amore e attenzione al “sano”)…
    Per la serie: “Piccoli dubbi crescono” ;-))

  14. salsadisapa Scrive:

    bel dilemma :-) quando ho fatto il corso sull’olio sono venuta anch’io a conoscenza della labilità delle certificazioni, comprese quelle del biologico, per cui beh… c’è poco da dire, il sig. allevatore non ha tutti i torti. secondo me una cosa importante da fare è appunto quello che stai facendo tu (e di cui stai rendendo partecipi noi (grazieee) ): conoscere i produttori, parlarci, approfondire, capire. solo la conoscenza può portarci a fare una scelta consapevole, che a volte può essere anche leggermente fuori dagli schemi che ci siamo dati. straquoto anche il commento di claudia qua sopra :-)

  15. marcella Scrive:

    Ciao!
    La storia dei maialini la sapevo, e purtroppo so anche quella dei vitellini…
    So anche che, alcune volte, le certificazioni sono solo un pro forma, e non un attento controllo.
    Concordo con Claudia (ma va?) sul discorso dei fagioli bio cinesi: ultimamente al naturasì un sacco di prodotti, ove è scritto, provengono dalla Cina!
    E oggi, al supermercato, le carote bio arrivavano dalla Danimarca!!!!
    Ma solo io mi metto a borbottare di fronte ai banchi del supermercato?
    Comunque sono arrivata alla conclusione che bisogna essere consumatori mooooooooolto informati, per cercare di essere infinocchiati il meno possibile!!!
    A proposito: sapete da cosa deriva il termine infinocchiare?
    Quando, nei tempi passati, si voleva vendere del vino scadente, si dava all’acquirente da mangiare un pezzo di finocchio, che confonde parecchio sui sapori e profumi!

  16. claudia Scrive:

    @Marcella: io sono passata dalla fase di “borbottamento davanti ai banconi” a quella “parlare direttamente al direttore del negozio” a quella “lasciare il prodotto sullo scaffale”. Che felicitá avere la libertá di scegliere quello che compero (e che NON-compero…) ;-)

  17. izn Scrive:

    @erica: sì sì mi interessano moltissimo i dettagli! Purtroppo io sono nata e cresciuta in città, quindi mi sento così ignorante…
    Ma davvero Sasse e rami è vicino a te? Dagli articoli che ho letto sembra un’azienda interessantissima :-P

    @cricri e stelladisale: ragazze, voi siete veramente uno spettacolo. Ogni volta che parlo di questo tipo di argomenti ho sempre un po’ una stretta allo stomaco pensando a voi che non mangiate carne, perché mi sembra sempre di offendere in qualche modo il vostro modo di essere più sensibile del mio verso gli animali (anche se, giuro, pur mangiando carne ogni tanto lo faccio cercando di avere il più profondo rispetto nei loro confronti).

    invece voi, con la più grande apertura mentale possibile, state qui a discorrere di questo argomento che immagino sia per voi doloroso.
    Non ho parole :-)

    ad ogni modo stella sono d’accordo con te: non ho assolutamente intenzione di accontentarmi, anche e soprattutto perché agricoltura biologica e soprattutto biodinamica significa per prima cosa sostenibilità per l’ambiente in cui viviamo. Questo è stato solo un passo sulla strada delle domande :-/

    @roby, maria e genny: vi rispondo con le meravigliose parole di Elemire Zolla, che apriva la mia tesi sul nuovo modo di organizzazione del sapere e degli scambi intellettuali mediato dalle macchine e dalla rete, nel lontano 1992:
    “[...] quasi nemmeno ci rendiamo conto delle nostre tacite obbedienze e automatiche sottomissioni, ma ce le possono scoprire, dandoci un orrore salutare, i momenti di spassionata osservazione, quando scatta il dono di chiaroveggenza e per un istante si è padroni, il destino sta svelato allo sguardo. Per mantenersi in questo stato occorre non avere interessi da difendere, paure da sedare, bisogni da soddisfare; si raccolgono i dati, si dispongono nell’ordine opportuno e, al di là dei recinti dove si sta rinchiusi, si spalanca l’immensa distesa del possibile”.

    Anzi, visto che mi ci hai fatto pensare mi sa che per questo nuovo anno aprirò l’introduzione del pasto nudo proprio con queste parole illuminate.

    @roberta69 e cleofe: ragazze guardate cosa vi ho trovato!!!! E poi non dite che la befana izn non vi ha portato il regalo :-)

    @giò: è proprio questo il mio dubbio, ci sono troppe voci in giro che mettono in dubbio la serietà delle certificazioni, e devo assolutamente capirci di più. Ma interrogherò chiunque mi capita a tiro e prima o poi vi saprò dire qualcosa, prometto!

    @claudia: è esattamente quello che gli ho scritto in una mail alla quale aspetto una risposta al più presto: non riesco a credere che non si trovi (o non si possa ricavare mettendo insieme più fornitori) attualmente un mangime totalmente biologico di qualità. Mi informerò in proposito al più presto.

    @salsadisapa: sì!! consumatori consapevoli forever!!! in realtà io queste cose le faccio per me stessa, per la mia famiglia e per la mia curiosità, e poterle condividerle con voi è la parte più bella e rilassante! Quindi sono io che devo ringraziarvi, non finirò mai di dirvelo.

    @marcella: e infatti per quello che nei supermercati non ci entro più, rompevo le scatole a tutti, non riuscivo più a tenermi la rabbia per me per quanto mi scandalizzavo!

  18. stelladisale Scrive:

    izn, ne approfitto per spiegare come la penso, io in realtà non sono vegetariana, anche se tanti pensano che io sia vegana perchè nel mio blog ci sono un sacco di ricette vegane, mi sento abbastanza vicina alla macrobiotica ma senza estremismi e comunque se capita, magari ospite, mangio anche la carne, non la mangio mai a casa perchè non mi è mai piaciuta molto e mi fa anche un po’ schifo da cruda cucinarla, per la verità anche il pesce, comunque io credo che ci voglia rispetto per gli animali come per la terra, e non è detto che questo implichi necessariamente una chiusura assoluta, abbiamo una tradizione di secoli di cibi derivati dallo sfruttamento degli animali che non possiamo eliminare, la differenza è che una volta c’era più rispetto e gli allevamenti non erano industrie dove l’animale è trattato come una cosa, la civiltà contadina aveva un suo equilibrio, non sto a dilungarmi ma secondo me quello da combattere è il concetto di “industriale” applicato al cibo, e il rispetto ci deve essere non solo per gli animali ma anche per le persone, se compro le cose delle grandi multinazionali sono complice della morte dei contadini in india che si suicidano perchè ridotti alla fame, 20.000 all’anno, per fare solo un esempio, la loro vita è importante almeno quanto quella di una mucca, credo, no? Per cui se a me capita di conoscere un allevatore che alleva dei maiali con rispetto, mi viene anche voglia di comprarmi un paio di salumi, per quelle due volte l’anno che mangio della carne, preferisco essere più rigida su altre cose per esempio sulle sostanze di sintesi, perchè anche la quantità ha la sua importanza e preferisco pensare che potremmo ridurre tutti il cibo di origine animale, tutti un po’, e comprarlo più sano, piuttosto che puntare a scelte drastiche difficili come l’essere vegani, che a qualcuno non riusciranno mai, diciamoci la verità, per tradizione, per mancanza di sensibilità, per socialità, per gusto… la mia bisnonna era contadina, so com’era, parlavano con le galline, quasi parte della famiglia, poi, ogni tanto, trac, se serviva le tiravano il collo e se la mangiavano, ringraziando, ma quella gallina aveva vissuto da gallina, non era stata torturata… tempo fa avevo messo nel blog una frase bellissima di Gari Snyder: ” Mangiare è un sacramento, bisogna rendere grazie alla vita che tagliamo per vivere, senza giungere al disgusto di se, dell’umanità, della vita stessa.” Riassume la mia “filosofia” :-)

  19. barbara Scrive:

    ciao Izn e grazie per questo meraviglioso sito che leggo da tempo anche se è la prima volta che commento. grazie a te ieri dopo 2 mesi di sperimentazioni più o meno riuscite ^___^ sono riuscita a fare un ottimo pane con la pasta madre!

    interessantissimo questo post.
    in effetti il dubbio sul biologico viene spesso anche a me. per farla corta, non credo che il biologico sia un credo assoluto a cui si dobbiamo aggrappare per forza. ad esempio tra le carote bio del supermercato provenienti dall’estero o dal sud e le carote della fattoria qui vicina che fa lotta integrata preferisco le seconde perchè penso a tutti i chilometri che si è fatta quella povera verdura. per lo stesso motivo non compro prodotti bio online, mi sento egoista a far prevalere il mio benessere sull’ambiente, facendo traversare l’Italia a un camion apposta per me.

    poi sui salumi il mio scetticismo aumenta in modo esponenziale perché settimane fa ho comprato in fattoria (un’altra) un salume biologico di maiale di cinta che però come da etichetta, era infarcito di nitriti nitrati coloranti e chi più ne ha più ne metta. una bioschifezza in pratica. va a finire che non mangio più salumi mannaggia..

    un bacio,
    Barbara

  20. claudia Scrive:

    @Stelladisale: ma questa sono io!!
    PS: Pollan é proprio questo che dice, nei suoi libri. Pari pari. Li hai letti?
    PS2: Pensavo di ritirare fuori la tua panzanella invernale, per il “M´illumino di meno” di quest´anno…a meno che tu non ci regali un´altra ideona…(mi sa che sará difficile, superarla, peró…).

    A proposito…sono appena stata al negozietto bio, qui sotto, per comperare dei biscotti: 90% contengono “oli vegetali” non ben definiti o “grassi vegetali idrogenati” altrettanto difficili da decifrare…ma, almeno nel bio, sarebbe possibile che dicessero chiaramente di *che* olio si tratta? Colza, mais, palma, cotone? Pollan dice che le industrie non specificano di che tipo di olio si tratta perché ne usano un tipo piuttosto che un altro a seconda della disponibilitá o meno (scorte di magazzino, vantaggio economico in quel momento etc).
    Per non parlare poi della soia: ovunque. Beh, certo: ormai le grandi multinazionali alimentari producono solo mais e soia. E noi quelli ci ritroviamo, infilati ovunque. Tanti e a prezzi bassissimi (anche nei prodotti bio, fateci caso: dallo sciroppo di glucosio estratto dal mais alla lecitina di soia o alla farina di soia). E se uno ha una bimba intollerante alla soia? (il pediatra dice che ce ne sono tantissimi, ultimamente…sarebbe bello chiedersi perché…forse che l´organismo di un europeo non é geneticamente modificato abbastanza per accettare tutta questa soia improvvisa in un colpo? Mah!)
    Mi sa che stiamo un poco tutti tornando al tempo in cui si dedicava gran parte della giornata (e dello stipendio) a comperare o produrre cibo…con uno della famiglia che lavora per comprare gli ingredienti e l´altro per cucinarli! ;-))

  21. Nandino Scrive:

    Barbara,per i salumi finchè sarà vivo Nandino ti posso giurare sui miei quattro figli che li potrai sempre mangiare senza nessun problema( naturalmente finchè i miei porci avranno la fortuna di vivere e di procrearsi).Saluto Te ,Sonia e tutti quelli collegati al blog ciao Nandino

  22. Loretta Scrive:

    Bè, è sempre un piacere tornare a leggere questo sito… sia per quello che pubblica Sonia, per come affronta gli argomenti, sia per voi, che leggete e commentate… è una ricchezza, davvero.
    Anche io mi sono riconosciuta moltissimo in quanto scritto da Stelladisale, ha dato voce ai miei pensieri.
    Vorrei aggiungere a quanti scritto da Claudia nell’ultimo post (che condivido in pieno) che un’altra cosa che non riesco proprio a spiegarmi riguardo al bio è questa tendenza ad associarlo atutomaticamente ad un concetto “salutista” che non gli appartiene. Provo a spiegarmi meglio che lo so che non si è capito quello che ho scritto… e premetto anche che questo disocorso non vuole essere in alcun modo una critica alle scelte vegana, vegetariana, macrobiotica o altro, che io rispetto completamente, anche se non le sento giuste per me in questo momento.
    E’ mai possibile che la stragrande maggioranza dei ristoranti bio proponga menù vegetariani o vegani o macrobiotici (biogusto è un’eccezione in questo…)? E che non sia possibile trovare in giro dolci, nei ristoranti, nei forni, nelle pasticcerie, che siano fatti in modo tradizionale, ma con prodotti biologici?
    Possibile che i prodotti da forno confezionati siano nella maggioranza dei casi realizzati senza zucchero e/o senza latte e/o senza uova?
    Voglio dire, è chiaro che è giusto fornire delle possibilità anche a chi è intollerante o a chi ha fatto scelte alimentari più rigorose, ma questi prodotti rappresentano decisamente la maggior parte di quelli disponibili, per lo meno nei piccoli negozi bio di Roma, non so NaturaSì perché non lo frequento…
    E trovo che in questo modo la scelta del biologico ne risulti molto penalizzata… moltissima gente non sa bene cosa significhi comprare bio, crede che si tratti di qualcosa che ha a che vedere con la dieta dimagrante o con scelte ipersalutistiche ed ignora che è possibile mangiare esattamente come prima usando materie prime coltivate o allevate con cura, dedizione e senza chimica aggiunta. E molti di coloro che sceglierebbero il biologico sono intimoriti dal trovare in giro per la maggior parte questi prodotti “strani”, questi ingredienti che nella maggior parte dei casi non sanno come impiegare…
    Insomma, secondo me, dato che la maggior parte della gente non ama pensare e non fa ricerca per il proprio benessere, bisognerebbe pensare a facilitargli il percorso, altrimenti il biologico rischia di diventare una scelta troppo lonatana dal diffondersi veramente e questo contro la sua vera natura, che in fondo è la Vera Natura e quindi dovrebbe essere la cose più facile di tutte.

  23. stelladisale Scrive:

    loretta, secondo me questa cosa sta cambiando, è cambiata proprio quando sono nate catene di supermercati come il naturasi, il bello del naturasi è proprio che è “normale”, cioè ha latticini salumi carne pesce dolci con lo zucchero, eccetera, pur avendo un reparto macrobiotico, per cui attira gente “normale”, che vuole solo mangiare sano, anche per i ristoranti qualcosa sta cambiando, ne conosco uno fuori bergamo per esempio che fa una cucina biologica ma “normale” pizza, pesce, latticini, dolci, solo è tutto bio dalle farine al vino, e ci sono forse più piatti vegetariani in menù, ma niente di strano, anzi i dolci sono buonissimi ma molto classici, credo sia un mercato in crescita… anche i negozi piccoli sinceramente io li vedo molto aperti, ne conosco uno che nonostante i proprietari siano vegani da anni vende carne salumi formaggi, tutto bio e sono anche molto pignoli, vanno a visitare le aziende personalmente… e ne nasceranno sempre di nuovi, perchè l’unico settore che non ha avuto crisi è proprio il biologico, per cui se uno apre un’attività ci pensa, il rischio è che poi diventi un business come un altro e che ci sia meno attenzione e pignoleria nella scelta di quello che si vende, ma credo che sia comunque positivo che si diffonda di più il biologico…

    laura, pollan non lo conosco ma se dice le cose che dico io mi sa che me lo devo cercare :-)

  24. Loretta Scrive:

    Probabilmente è una tendenza che si espanderà e mi rincuora sentirtelo dire… a Roma prima di biogusto non c’erano ristoranti bio che facessero cibo “normale”…
    Anche io non conosco pollan… ora indago. A proposito, grazie per la frase di Snyder, la sento molto.

  25. claudia Scrive:

    @stelladisale e salsadisapa: scusate tutte e due!! Il messaggio della panzanella era per salsadisapa, chiaramente, ma ho fatto un attimo di confusione!! ;-))

  26. ilAria Scrive:

    Ciao a tutte/i, vorrei consigliarvi un libro che mi hanno regalato a Natale e che mi commuove (nel vero senso della parola, ogni tanto asciugo una lacrimuccia e mi sembra che siano anche queste le cose per cui ne valga la pena).
    Carlo Petrini, il fondatore di SlowFood, ha appena pubblicato “Terra Madre”, presso Giunti, che è davvero un concentrato di speranze per il futuro e fatti concreti nel presente. Inoltre, nel catalogo editoriale ci sono molti titoli in cui si fanno riferimenti ad aziende agricole che producono buono.
    Ora, non so se dietro ci sia un giro strano come si supponeva più su nelle certificazioni bio, ma personalmente di SlowFood mi fido.

  27. fra75 Scrive:

    Cara Izn,
    buon anno e buon anno a tutte le pastonudiste!!
    Volevo chiederti ragguagli tecnici sull’ordine che hai fatto al mitico nandino: che cosa hai ordinato fino ad ora? e la consegna? io più che ai salumi, che pure non disdegnerei, sarei interessata all’acquisto di carne fresca (braciole, salsicce, macinato). Posso chiederti costi e modalità di spedizione? Se vuoi rispondermi privatamente per ragioni di opportunità hai la mia mail.
    Grazie e infinite e un abbraccio a tutte,
    fra

  28. Renieri Scrive:

    E’ indubbio che i marchi come il Dop riangono fra i pochi strumenti validi per assegnare caratteristiche di qualità alle carni suini pregiate come appunto i salumi Dop…

  29. izn Scrive:

    @renieri: ciao renieri, e benvenuto sul pasto nudo :-)
    Ho dato uno sguardo al vostro sito, voi quindi non utilizzate nitrati per i vostri salumi? E nessun altro tipo di conservanti o additivi?

  30. giuseppe Scrive:

    a tutti mangiatori di porco buon anno ;vol che ne si dica le carni garantite son cuelle che si allevano come una volta. e pur troppo ce nesono pochi, a roberta 69 se vuoi fare salumi in casa conoscimi e ne parliamo ciao a tutti

  31. giuseppe Scrive:

    ciao a tutti volete che sia moderato ; eva bene , leggendo vari annunci di alcuni inserzionisti si parla dei conservanti e non della carne sana ed allevata in modo corretto piu che giusto; naturalmente si va in fiducia di chi nel settore sviluppa certe nansioni; personalmente dopo tanti anni di professione (salumeria) ci siamo comportati molto correttamente osservando scrupolosamente ,tabelle e formule (cosidetti conservanti)ed uscivano prodotti di prima cualita! piu la formula e studiata piu sono buoni personalmente faccio salumi per uso personale,e non posso fare a meno di usare cuel po di conservanti che mi garantiscono il perfetto mantenimento col tempo dei miei salami salamini mortadelle cotechini vaniglia ecc….oramai che sono pensionato e’ l’obbi preferito dei mesi invernali, vi saluto tutti ciao e alla prossima

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