Tutto quello che avreste voluto sapere sugli additivi…
Qualche mattino fa stavo facendo il turno-Emma (quando lei non ci fa dormire perché durante la notte si sveglia ogni due ore, il giorno dopo io e zac ce la dividiamo fraternamente), e mentre lei mi faceva una dimostrazione pratica di quanto le piacesse spalmare il miele d’acacia sul tavolo in radica di mio padre e su tutto il suo corpo, compresi pigiamino e pantofoline, mi squilla il telefono.

Tra l’appiccicume del nettare delle apine laboriose, e la confusione dovuta alla notte insonne, all’altro capo del telefono sento il professor Giannattasio che mi avverte che il suo libro, del quale avevo sentito parlare varie volte e al quale ovviamente anelavo con la mia consueta avidità, avrebbe visto la luce l’ultimo venerdì di novembre.
Sono riuscita appena a balbettare “ma se ne parlassi sul pasto nudo? magari in questo modo tante persone potrebbero venirne a conoscenza e accedere a quelle informazioni tanto importanti… e forse potrei provare a contattare qualche altra blogger particolarmente attenta alla qualità del cibo, che magari conosce bene la realtà biologica e biodinamica” (e anzi che sono riuscita a spiccicare questi due concetti, mi sono anche meravigliata della mia prontezza).
Dopo alcune ore avevo nella mia mail un pdf con un estratto di una sessantina di pagine dell’agognato libro del professor Giannattasio, “Gli additivi alimentari – una guida” e naturalmente dopo tre minuti l’avevo letto e memorizzato, neanche se me lo fossi infilato in testa mentre dormivo, con quel metodo assurdo di cui si parlava negli anni ‘80 (ve lo ricordate? era il mio sogno di liceale, due cuffiette applicate sulla testa prima di addormentarsi e il giorno dopo potevi recitare a memoria la Divina Commedia meglio del mitico Roberto).
Ed è stato così che, superando la mia naturale ritrosia verso il mondo esterno (anche se si tratta di mondo virtuale), ho contattato Salsadisapa, Stella, Vaniglia, Sabrine, Vera, Lo, Elisabetta, Evelyne e Sara, che sono state incredibilmente gentili e accoglienti nei miei confronti, nonostante alcune di loro probabilmente non sapessero neanche chi cavolo ero, e mi hanno assicurato che compatibilmente con i loro impegni avrebbero letto il pdf, e che se l’avessero trovato interessante ne avrebbero parlato appena possibile.
Ma dopo tutte queste chiacchiere forse dovrei dirvi *qualcosa* sul libro :-)
Su Matteo Giannattasio, sulla stima che ho personalmente nei suoi confronti e sulla sua preparazione e professionalità è inutile che mi dilunghi, perché ne ho già parlato qui, qui e qui.

Per quanto riguarda invece questa pubblicazione, intanto voglio precisarvi che, a differenza di altri libri esistenti sull’argomento, fa ricorso unicamente a fonti ufficiali, come la JECFA (Joint Expert Committee on Food Additives), l’EFSA (l’organismo di consulenza dell’unione Europea per la sicurezza alimentare), La commissione congiunta FAO e OMS (incaricata di valutare la tossicità degli additivi sulla base dei dati scientifici disponibili), e inoltre ad articoli pubblicati su prestigiose riviste scientifiche.
Come si evince dal titolo, siamo nel campo degli additivi alimentari; nel libro vengono analizzati *uno per uno*, viene spiegato a cosa servono/dovrebbero servire, ne viene analizzata la pericolosità, viene spiegato quale dose giornaliera non se ne dovrebbe assolutamente superare, e quali di loro (oltre agli altri problemi) possano anche provocare allergie o intolleranze.
C’è anche un’appendice che associa ad ogni additivo gli alimenti che potrebbero contenerli, e già questo può spiegarvi parte del perché mi sia data tanto da fare perché questo lavoro venga letto e diffuso il più possibile.
Ma c’è molto di più di questo.
Dopo ormai quasi un anno che vi strarompo le scatole sulla necessità di leggere le etichette, anche quelle scritte in caratteri piccolissimi (che neanche sui contratti capestro che Paperon de’ Paperoni faceva firmare ai malcapitati di turno…), quelli di voi che si sono armati di lenti di ingrandimento e occhiali con lenti spesse due centimetri e ogni volta che escono a fare la spesa se li caricano nelle borse, potrebbero dirmi “embé? basta leggere la lista degli ingredienti e siamo a posto, a che serve una guida?”.
Beh, intanto devo dirvi che purtroppo le informazioni che la legge impone di riportare in etichetta non sono così complete come si tende a credere.
Gli additivi si dividono in naturali, natural-identici e artificiali.
Per farvi un esempio, l’acido lattico (E270) se è naturale è prodotto dalla fermentazione dello zucchero ed è innocuo, quello natural-identico, ottenuto per sintesi chimica, è invece potenzialmente tossico.
Quindi se in etichetta leggete “acido lattico” questo non basta a sapere se potete acquistare il prodotto che lo contiene tranquillamente oppure se preferite evitare di farlo.
E non è che virando verso i prodotti biologici potete fare la spesa bendati, perché intanto la legge non precisa se nel biologico alcuni additivi devono essere naturali o natural-identici; inoltre per il regolamento CE anche se nei prodotti biologici sono vietati tutti i coloranti, sia naturali che artificiali, e tutti gli additivi organici artificiali, sono però permessi 50 additivi (dei 350 che possono essere utilizzati nel cibo convenzionale), tra i quali i preoccupanti nitrito di sodio e nitrato di potassio, presenti in quasi tutti i salumi, ma dei quali grazie al cielo pare dovrebbe esserne riconsiderato l’impiego entro il 2010 (non c’è bisogno di dirvi che come al solito il biodinamico spicca per la presenza di solo dieci additivi, non pericolosi e di origine naturale).
E lo sanno bene i vari commessi al banco dei salumi dei vari negozi bio dove vado, perché ogni volta si sentono fare la stessa petulante richiesta (con dito inesorabile puntato) “vorrei *quel salame*, sì quello sotto a tutta la pila, ma mi controlla per favore se sull’etichetta c’è scritto che contiene nitrati, altrimenti lo può anche rimettere nel mucchio” :-)
Per inciso io ne trovo uno solo che non ne contiene (il biologico può adottare processi di lavorazione che permettono di farne a meno, ma è un po’ più complicato produrli), e se non trovo quello la voglia di affettati me la tengo, o al limite la dirotto verso un po’ di prosciutto crudo (che più facilmente si trova senza questo tipo di additivo – oh, stiamo parlando di nitrati: neanche tanto tempo fa servirono per fabbricare gli esplosivi impiegati dall’esercito tedesco).
E poi ci sarebbe l’E586, un conservante che serve ad evitare l’imbrunimento dei crostacei freschi, congelati e surgelati; l’E128, che colora di rosso alcuni prodotti a base di carne; ah, e l’amaranto, colorante potenzialmente cancerogeno ed embriotossico, proibito negli Stati Uniti, che è attualmente consentito in alcuni prodotti nell’Unione Europea e quindi anche da noi (ad esempio nelle uova di pesce e negli aperitivi… avete presente, no?).
Insomma, se pensate che in qualche modo possa esservi utile sapere sugli additivi… quello che non avete mai osato chiedere :-) potete acquistare il libro, (che conta 160 pagine, di cui 32 rappresentano la guida agli additivi) direttamente on line dalla casa editrice L’Aratro, a 13 euro e 50 comprese le spese di spedizione; se invece riuscite a formare un piccolo gruppo di acquisto di 5 persone lo pagate 11 euro.
La verità, con questo prezzo mi chiedo se riusciranno a rifarsi delle spese di stampa :-/
Altri pareri sugli additivi:
L’ingannevole nel cibo (Lifegate)
Addio aroma delle feste… artificiale (Lifegate)
Additivi, (chimici e non) nelle cucine dei ristoranti… (Equilibri sensoriali)


4 dicembre 2009 alle 05:31
Questo si e’ davvero interessante…ora spargo la voce e chissa’ che qlc caprone in piu’ decida di darmi retta!!!!Grazie del buon lavoro!!!!Buon week-end lungo!!!!Je’
4 dicembre 2009 alle 08:22
Ecco. Di questo, vorrei leggere, piú spesso. E di questo mi sono accorta che vorrei anche scrivere, piú spesso. Perché la divulgazione é fondamentale, e mi sembra che negli ultimi anni in Italia stia alquanto latitando. Meno male che ci sono persone come il prfessor Giannattasio (conosciuto attraverso questo blog, peraltro…grazie Izn!)!
Vorrei che di queste cose si parlasse di piú ai bambini, fin dalla scuola materna. Io ho imparato molto, a scuola (giuro, anche se non in modo cosí approfondito, ma avevamo una professoressa di scienze incredibilmente avanti, alle medie, adesso che ci penso!). E, per quello che posso, cerco di trasmettere almeno le nozioni di base anche ai piccoli. Non ci vuole molto, basta mettersi d´accordo con le scuole materne ed avviare piccoli progetti di educazione alimentare. Un´ora di gioco a scuola e poi vedi come i bimbi iniziano a rompere le scatole anche ai genitori meno attenti…hi hi…(alla fine questo fanno le grandi industrie alimentari: convincono i bimbi fin dalla culla, e mi sa che nessuno si scandalizza: ma quante pubblicitá di cibo-spazzatura passano in tv, nelle ore in cui i bimbi la guardano maggiormente? E in quante c´é la parola “natura” o “naturalmente” o “salute” o “fabbisogno di”, quando in realtá sono quasi sempre un misto di zucchero bianco, grassi, latte in polvere ed una manciata di additivi?)
E se ci si riesce nell´ex Germania dell´Est, dove mangiano solo wurstel e robe di busta, si puó fare ovunque.
Chissá quante mamme stanno leggendo questo post….se almeno un paio proponessero qualcosa, nella prossima riunione dei genitori…:-))
PS: scusa, Izn, mi sono dilungata, ma sai quanto ci tengo…
4 dicembre 2009 alle 10:16
è un argomento che mi interessa molto, ho letto il post di sara e mi sa che presto comprerò il libro. Penso che sia molto importante sensibilizzare la gente nei riguardi di ciò che mangia. Grazie per condividere con noi queste importanti notizie
baci
fra
4 dicembre 2009 alle 10:34
Sicuramente è un libro che vorrei avere, dato che l’argomento mi è particolarmente a cuore. Concordo con Claudia, è un argomento che va trattato anche nelle scuole, dove purtroppo determinate tematiche vengono totalmente ignorate…
4 dicembre 2009 alle 11:30
Ciao io volevo fare una domanda, a proposito dell’acido lattico che tu nomini: e quindi quando ho un prodotto in mano come faccio a sapere che quell’acido lattico è naturale??…
4 dicembre 2009 alle 20:00
Grazie izn, io è un po’ di tempo che ho iniziato a preoccuparmi di questa cosa, da quando un giorno ho ricevuto una mail con uno spaventoso elenco di sigle divise in: inoffensive – sospette – tossiche (!) e a fianco un lungo elenco di prodotti che le contengono, alcuni dei quali a volte mi capita di consumare.
Credo che acquisterò questo libro proprio per chiarirmi le idee su questo argomento, non ci sono mai stata troppo attenta ma ora davvero sento di doverlo fare. Grazie perchè ci ricordi ogni giorno che la salute comincia dalla tavola, grazie davvero.
4 dicembre 2009 alle 23:15
Cia Izn, bel post come al solito, mi interssa approfondire l’argomento, sai io sono una di quelle che va in giro con la lente di ingrandimento…;-)
A presto,
5 dicembre 2009 alle 10:16
eccomi finalmente! ieri ho messo la sveglia, mi sono alzata senza pensare, ho scritto al volo il post, l’ho pubblicato e sono ripiombata a letto: ho avuto la febbre alta: mannaggia ai virus :-| ora comunque è tutto passato, e volevo venire a ringraziarti di persona! :-) spero che grazie al nostro contributo molte persone decidano di comprare questo libro importantissimo, facile da leggere e chiarissimo (finalmente!) che aiuta a districarsi in questo ginepraio di “E”. ora linko il mio post al tuo, che è ben più approfondito e completo!
un abbraccio :-)
5 dicembre 2009 alle 11:06
@annarita: purtroppo il problema è proprio quello: con la legge attuale non è possibile saperlo.
Io credo però che se noi consumatori diventeremo consapevoli, e ad esempio ci rifiuteremo di acquistare prodotti dove c’è acido lattico perché non è specificato se sia naturale o natural-identico, magari facendolo notare al negoziante, le aziende serie andranno di corsa dal legislatore a chiedergli di specificarlo.
Il fatto è che fino a quando restiamo ignoranti c’è sempre spazio per rifilarci quello che più fa comodo, l’unica via d’uscita è informarci su ogni cosa… almeno fino a quando non vivremo in un mondo più onesto e leale :-P
@salsadisapa: tesoro, mi dispiace, mannaggia st’influenza è falcidiante, ce la siamo beccata tutti tutti :-) Sei stata eroica a scrivere il post lo stesso, sono io che devo ringraziarti, donne come te mi ridanno la fiducia nel mondo :-)
5 dicembre 2009 alle 21:47
Grazie Izn!
6 dicembre 2009 alle 18:59
Grazie IZN, dai per me un saluto al Professore e digli da parte mia: “Grazie Professor Giannattasio, leggere i suoi consigli su Valore Alimentare ha fatto crescere la mia consapevolezza alimentare e mi ha insegnato a comprare ancora meglio, appena potrò comprerò questo e gli altri suoi libri”.
Sai IZNSugli additivi e i danni che provocano ho letto tutto su Valore Alimentare poi ho letto parecchio su internet, ma il suo libro sono sicura completerà meglio il quadro che mi sono fatta del tutto. Grazie al Professor Giannattasio quando qualcuno mi dirà di nuovo ” Ma cosa dici? Ma chi te l’ha detto?” Una Dottoressa in Farmacia mi ha quasi riso in faccia proprio da poco, adesso potrò dirle “Leggiti questo” e impara!
Grazie Professore per il suo impegno. Manola
6 dicembre 2009 alle 19:09
Ma sapete vero che addirittura non ci si può fidare neanche di comprare il prosciutto crudo? A parte che usano i nitrati ma c’è chi per produrlo usa il latte, non sò perché, sarà in polvere?, Lo useranno per fargli i massaggi ? O come ? BOH BOH! Incredibile non si finisce mai di stupirsi.
7 dicembre 2009 alle 07:56
Grazie Izn, sei una fonte di ispirazione!
E grazie Prof, per scrivere degli additivi, per studiare, per informarci sempre di più, e per essere diverso dalla maggior parte dei suoi colleghi!
Il suo libro deve essere presente nelle nostre librerie!
Izn, sai che anch’io pensavo che le cuffiette aiutassero con la divina commedia?
Manola, la sapevo la storia del prosciutto.
Ma anche nella farina che usano i panettieri per fare il pane…
7 dicembre 2009 alle 09:03
Io ho un amico olandese che ha una azienda di semilavorati del latte. Ai tempi dell´universitá (faceva l´erasmus in italia) mi aveva chiesto aiuto per le traduzioni in italiano dei listini prezzi (siero di latte in polvere, latte in polvere…era lunghissima, la lista, ricordo). Aveva molti clienti in italia (famosi salumifici e prosciuttifici lombardi ed emiliani, soprattutto). Mi aveva spiegato che vendeva molto bene il latte lavorato olandese, ai salumi *tipici* italiani…eh eh…quasi quasi lo ricontatto e mi faccio spiegare bene la faccenda…;-))
PS: sto organizzando (dal Baltico, non so se mi spiego…) un gruppo d´acquisto trentino del libro!!
7 dicembre 2009 alle 11:15
Ho appena acquistato il libro.
Mi sa che sarà la mia lettura sotto l’albero!
7 dicembre 2009 alle 14:15
Ho prorogato la scadenza del contest al 23 dicembre…se t’ interessa…non vedo l’ora di provare a fare la tua briosche dello scorso post *
7 dicembre 2009 alle 16:51
Ho comprato il libro. Insomma é un libro molto esaustivo, tutto da da studiare e capire, almeno per me.
Le indicazioni le ho messe subito in pratica con una bottiglia di vaniglia (sirop de vanille) regalata da amici olandesi. Nell’etichetta c’e’ scritto che contiene caramel E150b:
Info prese dalla tabella del libro: Denominazione e caratteristiche: Caramello solfito-caustico. Zucchero caramellato come 150a (zucchero caramellato a pressione e temperatura alte). Dati sulla tossicitá insufficienti.
Secondo la lista degli addiviti permessi negli alimenti biologici e dinamici non é permesso.
E’ da buttare vero? Peccato. Sembrava cosí buono. Agli amici olandesi non lo diró.
8 dicembre 2009 alle 11:12
grazie della segnalazione. queste informazioni non sono mai troppe!
8 dicembre 2009 alle 19:04
come sempre grazie Izn!
fiera di essere una consumatrice consapevole quindi ogni informazione in questo senso è più che benvenuta per una maniaca investigatrice di etichette di ogni tipo!
8 dicembre 2009 alle 20:54
Marcella mi dici una cosa nuova, il latte nelle farine del pane ma anche dove non è segnalato in etichetta? Ciao e buona serata. Grazie delle notizie per me sono importanti!
14 dicembre 2009 alle 19:51
Questo è un tema di cui mi preoccupo negli ultimi tempi. Ogni tanto ricevo una mail che contiene informazioni da preoccuparsi. Mi sembra che quasi tutto che mangiamo sia tossico. Penso che non ci si possa fare molto, specialmente perché molti ingredienti non si trovano in eitchette. Sarebbe bene diventare vegetariano e mangiare quello che si coltiva nel proprio giardino, così si sa di che cosa si nutrisce:-)
14 dicembre 2009 alle 20:21
@petraspalato: ciao petra e benvenuta sul pasto nudo :-)
Anche il mio sogno sarebbe coltivare da me in un piccolo giardino ciò che mangio, ma se lo realizzassi sono sicura che dopo vorrei la gallina, e poi la mucca, e poi il maiale che se ne deve andare in giro a scorazzare per ghiande, e poi il campo di frumento (senatore cappelli) eh eh. E quindi mi sa che continuerò a rompere le scatole a tutti chiedendo cosa c’è dentro questo e dentro quello, e nella prossima vita però rinasco fattore!
15 dicembre 2009 alle 21:42
Mi danno quasi del pazzo invece secondo voi Io merito l’oscar per i salumi che faccio con la carne dei miei porci perchè è grazie a loro che sono riuscito a fare quello che desideravo e che avevo scommesso di fare pensando ai miei nonni e ai miei genitori. la domanda che mi ponevo quando sono partito è stata quella che se loro facevano i salumi senza conservanti perchè noi non li potevo fare! Anche se più povero di prima sono contento perchè i risultati sono più che positivi solo che i consumatori come giustamente voi dite non leggono l’etichette perchè giustamente pensano che il cibo non dovrebbe essere contrafatto o trasformato in peggio e non in meglio.Saluti e Buone Feste da Nandino .
15 dicembre 2009 alle 23:04
@nandino: innanzitutto benvenuto sul pasto nudo.
Mi fa molto molto piacere ricevere la visita di un produttore, e soprattutto di una persona coraggiosa, che sfida l’opinione della gente, di persone che fanno la scelta comoda invece di quella giusta, se danno del pazzo a un uomo che cerca di fare il suo lavoro in quello che secondo me è l’unico modo possibile, cioè onestamente, pensando che quello che produce lo mangeranno anche i bambini, ad esempio.
Se posso chiedertelo, quindi voi producete salumi senza l’utilizzo di nitriti e nitrati? te lo chiedo solo perché io per trovarne un tipo senza questo genere di additivi ho dovuto aspettare anni, e anche adesso conosco una sola azienda che lo fa.
Vendete anche on line o solamente al punto vendita? E dove vi trovate?
Bene, credo che andrò a fare un bel giro sul tuo sito, e se rispecchia le tue parole lo linko subito nella stanza delle compere, per quello che può servire.
Vedrai che in breve tempo i consumatori diventeranno sempre più consapevoli, e le etichette cominceranno a leggerle, anche quelle in caratteri piccolissimi, e a fare molte domande imbarazzanti. O almeno è quello che cerco di trasmettere attraverso il mio blog, e tante persone stanno già reagendo, davvero.
Hai tutto il mio appoggio per il tuo lavoro. Buone feste anche a te e alla tua famiglia.
23 dicembre 2009 alle 02:25
bellissima recensione…specialmente su un libro che vale la pena di leggere e capire .detto da uno che mangia solo cibi convenzionali d’ora in poi guardero cosa mangiare
24 dicembre 2009 alle 23:26
@vincent: grazie vincent, e benvenuto sul pasto nudo. Mi fa tanto più piacere il tuo parere proprio perché non sei una persona che è già “iniziata” alla qualità del cibo… spero di vederti spesso tra queste pagine allora :-)
26 gennaio 2010 alle 17:47
Devo assolutamnte avere questo libro, vorrei trovare un prosciutto cotto senza glutammato monosodico, dico bene? Aiutatemi…per non parlare di nitriti e nitrati…La signora da anni al banco dei salumi di un enorme distributore mi ha chiesto che differenza c’è tra glutine e glutammato…Ash ash..
9 febbraio 2010 alle 07:17
Complimenti! Un bel blog, che ho subito linkato nel mio sito. Tornerò a leggerti spesso. Grazie.
G.D.
9 febbraio 2010 alle 12:15
@giusi: grazie a te cara Giusi, il piacere di averti qui è nostro :-) Ho dato uno sguardo al tuo blog, ma mi riservo di farci un giro un po’ più approfondito perché non mi è sembrato un luogo da visitare velocemente :-) Ti aspetto qui allora!
9 febbraio 2010 alle 12:31
Mi occupo di nutrizione e divulgazione scientifica ormai da quasi dieci anni, il tuo blog ha attirato la mia attenzione perchè è ben fatto e perchè mette in evidenza argomenti di grande attualità ed interesse comune. Averlo linkato mi permetterà di trovarti e consularti più spesso. A presto.
1 marzo 2010 alle 11:56
ciao izn grazie per il bel commento, nel blog di marco,
Molto interessante il tuo sito, ti seguiro ;)
1 marzo 2010 alle 17:42
@walter rossi: grazie a te Walter, per essere passato, e benvenuto tra queste pagine. Ti aspetto allora. :-)