Vino biologico sì… ma di vigna!
Ho conosciuto Bruno qualche giorno fa, durante la fiera bio di Formello.
Era lì con un banco pieno di bottiglie di vino biologico, ovviamente io e zac abbiamo dovuto assaggiarlo, mica potevamo esimerci.

Ci ha colpiti subito, primo perché sembrava molto giovane rispetto alla media degli espositori, e poi perché nonostante il caldo torrido quando si è messo a parlare del vino ha cominciato a irradiare un’energia che hanno solo le persone che amano ciò che fanno… ve l’ho detto tante volte come la penso, in piccola parte è anche una fortuna, ma io credo che sia soprattutto una scelta coraggiosa vivere facendo un lavoro che ci piace veramente.
Mi ha spiegato che da oltre 5 anni il suo lavoro consiste nel girovagare per cantine, e comprare vini biologici dai produttori per rivenderli alle enoteche, ai ristoranti, ai negozi specializzati, ecc.
Gli ho parlato del pasto nudo e lui ha promesso che ci avrebbe fatto un giro, e che se l’avesse trovato interessante avrebbe diviso con noi parte della sua esperienza… ed eccolo qui a parlare direttamente a noi, e dulcis in fundo disposto a rispondere alle nostre domande (che da parte mia sono molte perché del vino biologico ancora non sono riuscita a capirci niente).
Nel tempo Bruno ci presenterà alcune delle aziende vinicole che conosce… avremo molto da curiosare; quindi per dubbi, chiarimenti e quesiti su qualsiasi cosa riguardi il mondo dell’enologia biologica non esitate a chiedere nei commenti direttamente a lui.
Gli lascio la parola con grande piacere :-)
Innanzitutto, vorrei ringraziare izn per avermi riconosciuto la responsabilità di parlare di vino biologico su questo preziosissimo blog.
L’argomento è vasto e complesso, e tanti addetti ai lavori lo conoscono molto meglio di me. Tuttavia, quì ci tengo a sottolineare che non tutti i vini biologici possono dirsi all’altezza delle nostre aspettative di buongustai.
Il vino “biologico”, in senso stretto, non esiste; di propriamente “biologico”, nel vino, c’è solo l’uva (non è un caso che sul retretichetta di un prodotto di questo tipo non trovate la scritta “Vino Biologico”, ma “Prodotto con uve da agricoltura biologica”).
La produzione di una bottiglia di vino, infatti, si sviluppa in due fasi: la produzione dell’uva – da una parte – e la trasformazione dell’uva in vino – dall’altra; la prima si svolge in vigna, la seconda in cantina.
In attesa di una comune normativa europea che disciplini il secondo aspetto della questione (cfr. il Progetto Orwine), quello che – allo stato attuale – fa la differenza più significativa tra una vinificazione “convenzionale” e una vinificazione “biologica”, sta nel fatto che l’enologo biologico non può utilizzare più di 60 mg/lt di solforosa nel caso dei vini rossi; non più di 80 mg/lt nel caso dei vini bianchi e rosati; non più di 60 mg/lt nel caso dei vini spumanti; e non più di 120 mg/lt nel caso dei vini dolci (cfr. il pdf del disciplinare AIAB), laddove le quantità ammesse nella vinificazione convenzionale sono circa di due volte superiori.
Ci tengo a sottolineare che non è questa l’unica differenza tra la vinificazione convenzionale e quella biologica (nel secondo caso ad esempio è proibito l’utilizzo di lieviti OGM come starter per la fermentazione), ma mi pare la più importante.
Per chi non lo sapesse, inoltre, aggiungo che la solforosa è utilizzata in enologia per certe sue funzioni antisettiche, stabilizzanti, antiossidanti, ecc. Insomma, uno strumento importante (di cui tuttavia alcuni produttori “naturali” ritengono di poter fare tranquillamente a meno), che tuttavia, nell’organismo umano, se assunto in dosi eccessive, può causare disturbi – tra questi, il famoso mal di testa dopo l’assunzione di un vino di pessima qualità (in questo caso, infatti, la scarsa gradazione alcolica del prodotto è stata compensata dall’enologo di turno con un dosaggio massimo di So2).
Ma al tema della solforosa (solfiti) dedicheremo altro spazio.
Per quanto riguarda invece il primo punto della questione – la produzione di un’uva biologica – i termini del problema sono già talmente noti a tutti che quì mi limiterò giusto a un brevissimo accenno: un’uva biologica è un’uva che proviene da una vigna la cui terra non è stata concimata con prodotti chimici bensì organici (letame e sovescio) da almeno quattro anni; e in cui le piante sono difese dagli attacchi dei funghi (peronospera, oidio, botrite, ecc.) con l’utilizzo esclusivo di rame e zolfo in soluzione liquida – due sostanze non organiche ma a bassissima tossicità. In questo caso, vorrei sottolineare che il dosaggio consentito di rame e zolfo in agricoltura biologica è talmente basso da non lasciare alcun residuo sul terreno (almeno questo è quello che mi dicono i vignaioli biologici che conosco e che ho il piacere di frequentare per motivi di lavoro – e ai quali devo tutte le mie modeste competenze su questi argomenti).
Ora, molti consumatori tra gli appassionati del bio ritengono che un vino “biologico” sia un prodotto migliore di un prodotto convenzionale.
Non è necessariamente così.
La qualità del vino si nasconde in altri fattori: la capacità che ha un’uva di esprimere le caratteristiche specifiche di un determinato territorio (in base magari all’età della pianta in vigna); la quantità di uva prodotta e raccolta “per ceppo” e “per ettaro” (le famose rese); l’abilità dell’enologo; ecc.
Questi fattori non hanno tanto a che fare con il “biologico” e il “convenzionale”, quanto piuttosto con l’”artigianale” e l’”industriale”; tra un modo di lavorare orientato alla “qualità”, e uno orientato alla “quantità”.
Esiste infatti una Grande Distribuzione Organizzata anche nel campo del bio, e sulla qualità del vino che tutti possimo trovare sugli scaffali di certi supermercati ho molte cose da ridire.
Dall’altra parte ci sono vini convenzionali nelle enoteche molto migliori di tanti altri “biologici”.
Pertanto, invito le amiche e gli amici di questo blog a consumare vini biologici, sì! ma di vigna!!!
L’Italia è il primo produttore mondiale di vini biologici; e i migliori protagonisti di questo grande mercato sono spesso piccole aziende a conduzione familiare, con qualche ettaro di vigna e una produzione annua che non supera le 10.000, 20.000 bottiglie.
Trovare questi prodotti in giro non è semplice – per una serie di ovvie ragioni di cui casomai parleremo più in là.
Intanto spero di non avervi annoiato troppo e resto a vostra disposizione.
Bruno Alborghetti



28 maggio 2009 alle 23:53
hai avuto un’ideona, mi interessa tantissimo quest’argomento, e non ho per niente le idee chiare, aspetto le prossime puntate :-)
28 maggio 2009 alle 23:53
Grazie per queste informazioni interessantissime, si scoprono nuovi mondi e nuove verità…attendo il seguito!
28 maggio 2009 alle 23:54
vorrei chiedere a bruno se i vini biologici hanno lo stesso sapore dei vini che siamo soliti bere. il biologico, in genere mi affascina. vorrei poter usare il biologico in ogni campo. grazie per ogni altra informazione sui vini che potro’ leggere.
28 maggio 2009 alle 23:55
Premetto di non essere un’esperta di vino e soprattutto non sono una bevitrice abituale ma piuttosto selettiva. Bevo un vino solo se soddisfa il mio gusto poi vado a vedere l’etichetta, la provenienza e le caratteristiche. Ho provato alcuni vini biologici (non economici) ma francamente penso si possa fare di meglio.
D’altronde ci sono vini cosiddetti “del contadino” che sicuramente verranno da uve biologiche ma sono imbevibili. Come hai detto tu per fare un buon vino ci vogliono competenze talmente specifiche da non lasciare spazio all’improvvisazione. La mia domanda è dove si possono trovare vini di vigna degni di questo nome? Perchè è così difficile trovarne? E’ un problema di cultura o perchè è antieconomico? Al di là che il biologico ha per tutto un costo superiore perchè , a parità di prodotto,sono tanto più cari di quelli tradizionali? Ci marciano…..? Grazie
28 maggio 2009 alle 23:56
un post interessante e davvero esauriente..effettivamente molti vini bio che ho assaggiato non erano granchè buoni..adesso capisco un pò di cose.
28 maggio 2009 alle 23:56
Bè, ottima idea questa nuova rubrica.
Sono affezionato lettore di questo bel blog solo da qualche giorno; questa rubrica è proprio quello che ci voleva! Brava izn!
E un bravo anche a Bruno, il tuo post è molto interessante.
Puoi già considerarmi un tuo assiduo lettore…;-)
Il vino mi interessa tutto in genere; e anche quello biologico!
Ho già un paio di nomi, nel mio Sannio in particolare ce ne sono alcuni molto molto interessanti.
@paola: ce ne sono di economici/biologici…
28 maggio 2009 alle 23:57
intervento sul vino biologico interessante. Sento parlare di vino biologico da parecchi mesi non sapere cosa significhi ci aiuterà molto meglio a comprare consapevolmente.
28 maggio 2009 alle 23:57
ottimo, fin qui ho capito tutto :-))
aspetto con ansia il seguito…
28 maggio 2009 alle 23:58
@stelladisale: grazie tesoro! pensavo comunque ogni volta che presenterò una nuova azienda di postare anche una ricetta realizzata con il loro vino, così oltre che a parlarne cominciamo anche a berlo finalmente (e a mangiarlo…)
@dajana: benvenuta nel pasto nudo cara dajana! Io posso dirti che il vino biologico che ho provato fino adesso ha un sapore molto simile a quello convenzionale, però un difetto che gli trovo ad esempio è che mi sembra sempre più alcolico (a parità di gradazione), non so perché :-/
@paola: aiuto a queste domande non so rispondere, saprà dirti sicuramente molto di più Bruno. Ad ogni modo immagino che coltivare l’uva in modo biologico abbia costi più alti e anche una resa minore, e forse è per questo che costa di più… aspetterò anch’io la risposta dell’esperto :-)
@alessandro: grazie a te!!! è un grande piacere averti tra queste pagine :-) quali sono i nomi che dicevi? Anche a me interessa molto il vino in genere e il vino biologico in particolare…
@francescav: hai ragione, anch’io ne sento parlare e ne provo tanti da tempo, ma non so mai capire cosa sto bevendo. Adesso comincio a capire che il vino va studiato, e che ci vuole molto tempo, pazienza e passione per capirlo.
Volevo farti i complimenti per il bellissimo post sulla cucina anticrisi, e anche quello sull’olio. La gente deve essere informata su queste cose, per fortuna ci sono blog come il tuo :-)
29 maggio 2009 alle 10:37
Faccio un nome giusto per rimanere dalle mie/nostre parti. Nifo Sarrapochiello, piccolo coltivatore di Ponte (BN), produce una falanghina base ed una da vendemmia tardiva eccezionali, un passito di falanghina inenarrabile e due aglianico (base/riserva) di razza. Provare per credere;-) E anche il prezzo è biologico (… nel senso di non gonfiato…).
Oppure, per vedere oltre la Campania, Fattoria San Lorenzo di Montecarotto (AN): ho assaggiato solo un verdicchio dei colli di jesi classico “vigna delle oche” che è davvero un bel prodotto, tiene testa alla grande ai verdicchio più blasonati (vedi villa bucci) ma costa 1/3 in meno…
Se qualcuno abita come me a Milano, probabilmente il prossimo 16 giugno ci sarà una degustazione dei vini biologici di Nifo Sarrapochiello, poi vi aggiorno…
29 maggio 2009 alle 14:33
Ho letto con attenzione il suo articolo , premetto che sono figlia di produttori , ex grandi produtttori , attualmente produciamo piccole quantità di vino per noi e per amici , nell’area dei doc dei Castelli Romani. Mi rendo conto pertanto delle problematiche che sorgono durante la produzione di uva e poi di vino. Il problema di effettuare le dovute cure, anche chimiche, ad un vigneto a volte è determinante non per avere una certa quantità di uva, ma per averne o non averne affatto; come mi rendo conto che il processo di pastorizzazione permette il poter mantenere il vino che altrimenti all’inizio di febbraio( parlando di vini di gradazione non elevata) inacidirebbe. Tuttavia mi chiedo se il vino bio non possa essere che la spremuta di un frutto bio anche a scapito di gusti e retrogusti che spesso sono il risultato di manipolazioni chimiche. Il problema non è forse cercare di trovare delle cure per le viti che permettano l’utilizzo di prodotti naturali, insetti che si nutrano dei funghi , disinfettanti naturali contro il malbianco o quant’altro? Ed è poi così assurdo permettere laddove il vino sia “fiacchetto”il taglio con altri vini che ne assicurino la gradazione e quindi il loro naturale mantenimento a scapito di una originalità caratteriale che si mantiene con additivì? Mi chiedo se è meglio, laddove si renda necessario, perdere il caratteristico bouquet e bere solo succo di uva.
29 maggio 2009 alle 16:14
Non sono intenditrice di vino (nè biologico nè convenzionale) ma… il mio palato è sensibile al vino buono! :)
Aspetto con curiosità le risposte di Bruno circa le eventuali differenze di sapore tra vino biologico e vino tradizionale e, soprattutto, gli approfondimenti sulle proprietà (…e gli “effetti collaterali”) della solforosa.
Grazie, bella rubrica!
30 maggio 2009 alle 16:34
@ Dajana e Stefania: riconoscere un vino prodotto con uve da agricoltura biologica sulla base di una analisi organolettica (profumo, colore, sapore), è tecnicamente impossibile.
@ Paola: trovare tanti ottimi vini “biologici” nell’enoteca sotto casa è difficile perché nessuno ce li porta. Io da parte mia, come piccolo grossista “specializzato”, rifornisco alcuni ristoranti biologici e negozi specializzati di Roma.
Credi davvero che il vino biologico sia più caro di quello convenzionale?
@ Alessandro: conosco Sarrapochiello e andrò a trovarlo tra un paio di settimane. Tra i produttori biologici, da quelle parti, lungo la Telesina, conosco personalmente anche Terra di Briganti (Casalduni) e Antica Masseria Venditti (Castelvenere). Tutti molto bravi.
@ Izn : un buon vino è sempre piuttosto alcolico (in Alto Adige ho assaggiato un Gewurztraminer biologico da 15,5°); questo perché l’uva di cui è fatto – un’uva sana, selezionata, raccolta al momento giusto, ecc. – è piena di zucchero. Tutto sta a fare in modo che tanto tenore alcolico sia ben compensato da altrettanto corpo, struttura, e acidità.
@ Io: ti garantisco che esistono vini “biologici”/biodinamici di grandissima sostanza e complessità aromatica; e si tratta di una complessità che non deriva loro da chissà quale curioso artificio di enologo, bensì da una materia prima (l’uva) eccellente – tutto quì. Del resto, un vino biologico non è un semplice succo d’uva: i disciplinari consentono l’utilizzo di mosti (biologici) rettificati, solforosa, ecc. proprio per garantire al produttore che voglia farne uso, la “stabilità” di cui – se ho capito bene – parli tu. Per quanto riguarda il “taglio”, sappi che nessun disciplinare biologico lo proibisce.
Spero di aver soddisfatto le vostre infinite curiosità, altrimenti resto a disposizione … sempre nei limiti di quel poco che so.
Ciao Sonia, ci vediamo Venerdì prossimo 5 Giugno da Biogusto? C’è del buon Morellino che ti aspetta!
Un saluto a tutti
31 maggio 2009 alle 00:08
@alessandro: mi piace quando sento l’espressione “piccolo coltivatore”. Mi dà la sensazione che pensi più alla qualità delle magari poche bottiglie che produce, piuttosto che ai soldi che può tirarne fuori. Con questo non voglio dire che non si debba guadagnare attraverso le proprie passioni, solo che si può farlo senza compromessi, e che questo modo di fare dà un sapore diverso anche al vino :-)
interessante anche l’azienda di ancona, e sconvolgente (per me) la notizia sul prezzo. Anch’io finora ho creduto che il vino biologico costasse sempre di più di quello convenzionale.
@bruno: Ecco, questo mi chiarisce alcune cose. Piano piano imparerò anche come è possibile conferire corpo struttura e acidità ai vini… chiedo troppo? Mh… lo faccio sempre!
Avrei anche un’altra domanda, spero non sia troppo ingenua o off topic ripetto all’argomento vini bio.
Ho sempre avuto una predilezione per i vini che hanno il tappo di sughero, anche se ancora non sono riuscita a chiarirmi se sia più rispettoso per l’ambiente usare il sughero piuttosto che il silicone. Ho notato che esistono anche tappi fatti per metà di sughero e per la metà finale di silicone.
Che tipo di tappo è meglio utilizzare (e quale viene utilizzato nei vini biologici), e perché?
Per quanto riguarda Biogusto, farò di tutto per esserci… sto cercando una babysitter, ma ho standard elevatissimi purtroppo.
@tutti: Se qualcuno volesse venire a cena da Biogusto fatemelo sapere! Ho sentito dire cose ottime di questo ristorante bio, si trova a Roma nord. Ad ogni modo ve ne darò notizie nella newsletter… che incombe!
1 giugno 2009 alle 07:51
@izn: sì, è proprio questa l’essenza del “vigneron”, passione e competenza per giungere alla qualità, piena espressione del territorio. Bruno può essermi testimone almeno sui vini di sarrapochiello, tutti compresi tra i 6 e 18 euro, non di più.
@bruno: conosco anch’io venditti, ma soltanto i suoi vini. Mai assaggiati quelli di Terra di Briganti, proverò! Grazie della dritta intanto…
8 giugno 2009 alle 22:51
sono una novella sostenitrice del vino biologico e vi posso garantire che trovarli non è così difficile come sembra..basta chiedere! Non sono esperta al punto tale da riuscire a determinarne la qualità ma di una cosa sono certa: mai più mal di testa e sintomatologia post-bevuta!
9 giugno 2009 alle 12:16
@barbara: ciao barbara, ben approdata sul pasto nudo! Mi ha fatto un sacco di piacere conoscerti l’altra sera alla degustazione da Biogusto :-)
Spero di vederti spesso tra queste pagine!
10 giugno 2009 alle 18:59
Caro Sig. Alborghetti, devo dire che il suo articolo è stato molto esaustivo sembra quasi che lei sia un esperto enologo. In realtà quello che a noi consumatori interessa conoscere non è tanto la quantità di anidride solforosa che c’è all’interno delle bottiglie (per caso è scritta sull’etichetta?) ma piuttosto la “bontà” nel senso non dannosa per l’ organismo. Data la l’incerta classificazione sul tipo di vinificazione biologica, mi saprebbe dire cos’è un vino BIODINAMICO?
Attendo una sua risposta,
Barbara
10 giugno 2009 alle 20:46
Cara Barbara, sul tema della solforosa e su quello della biodinamica ho appena scritto due righe che izn pubblicherà nei prossimi giorni; lì spero che troverai tutte le risposte alle tue domande. Intanto ti prego di darmi del “tu”, come si usa da queste parti … A presto,
Bruno
27 giugno 2009 alle 17:52
Sono una produttrice di vino certificato biologico,stò cercando agenti per la vendita dei miei prodotti,saresti interessato?Attendo tue notizie
1 luglio 2009 alle 11:40
@ Nicoletta: sinceramente non credo di poter lavorare altri prodotti, quelli che ho in listino sono già tanti … ma di che vini si tratta? Puoi mandarmi un listino e tutte le informazioni del caso a questo indirizzo email: brunoalborghetti@hotmail.com. Ciao.
21 ottobre 2009 alle 19:44
Da due anni produco vino biologico senza uso di lieviti o solforosa, con uve biologiche senza uso di verde rame o solfato.
Purtroppo ho difficoltà a venderlo per il semplice motivo che costa mezzo euro di più che il locale. Stano ma vero!
24 ottobre 2009 alle 18:44
@aldo: queste sono logiche che mi sono veramente incomprensibili. Ma quindi stai producendo vino con il metodo demeter, o non ho capito nulla? no perché nel caso te lo compro io!
26 ottobre 2009 alle 19:44
Ciao Aldo, meglio meno bicchieri ma buono e senza troppa robaccia che ti fa venire il mal di testa. Anche io, come izn, sarei interessata al tuo vino, dove é che produci? In che regione? Io vivo a Roma……
28 ottobre 2009 alle 20:41
Caro Aldo spiegati meglio! I tuoi vini sono bioliogici certificati? Di che si tratta? Considera che comprare e vendere vino biologico è il mio mestiere!
8 febbraio 2010 alle 19:06
…la vita e’ troppo breve..per bere vini mediocri!…ragion per cui occorre provare piu’ vini fidandosi di chi li vende e distribuisce e alla fine fare selezione ….pazienza , passione, tempo e un po’ di denaro…magari stornandolo da altre poco sane voci di spesa…tipo le sigarette !! Un caro saluto dalla Sicilia da un produttore di vini e olio biologici che scrive nome e cognome…Klaus Di Giovanna
8 febbraio 2010 alle 20:17
@klaus: ciao klaus, ben capitato sul pasto nudo :-) Sono stata a fare un giro sul tuo sito, sembra molto interessante (a cominciare dall’uccellino che vola nell’arcobaleno in prima pagina), ma… è tutto in tedesco!!!
ma come mai, se scrivi dalla Sicilia? svelaci questo mistero!!!
9 febbraio 2010 alle 10:25
@Izn: se vuoi te lo traduco io eh eh ;-))))
16 maggio 2010 alle 23:15
Ciao, qualche anno fa ho avuto modo di conoscere vari produttori italiani di vini biologici tramite un lavoro commissionato che prevedeva di intermediare tra un importatore scandinava in ricerca di vini italiani e qualche produttore del bel paese. Cosi mi sono fatta un’idea del mercato e del divario tra la piccola produzione familiare e la grande distribuzione e allo stesso tempo assaggiato vari prodotti di tutte le due categorie. Ora una catena di supermercati scandinavi sono alla ricerca di un fornitore italiano di vino biologico, ma mi hanno imposto un limite sul prezzo di 1,50 euro/bottiglia….mi sembra molto difficile, il mercato di grande distribuzione riesce veramente a lavorare a prezzi cosi bassi?? Cioe’ secondo te riesco a soddisfare la loro richiesta?
22 maggio 2010 alle 19:57
@ Lisa: con 1,50 euro comprano una bottiglia …….. vuota !
22 maggio 2010 alle 22:16
:-)
23 maggio 2010 alle 08:21
Bruno, volevo proprio chiederti la stessa cosa: qui, al supermercato, si trovano bottiglie di vino biologico a meno di 5 euro. Ieri ne ho comperata una di merlot, che apriremo stasera. Prezzo: 4 euro e qualcosa (mi sa che era una delle piú care..).
La “mia” bottiglia é questa.
Da quello che leggo il “vignaiolo” é tedesco, tale Pistorius di Saarbrücken. E coltiva in Veneto. Magari ha a che fare con le forti agevolazioni che il governo tedesco offre in campo biologico (visot che il produttore é tedesco…boh!).
Mentre cercavo qualche notizia sulla mia bottiglia ho trovato questo, tanto per rendere l´idea dei prezzi.
Indipendentemente da biologico o meno, qui, al supermercato, si trovano bottiglie di vino italiano per 2 euro, anche meno. Anch´io mi chiedo, spesso, come sia possibile: nemmeno il costo della bottiglia vuota e il trasporto Italia- Nord della Germania…come fanno a guadagnarci?
Questa cosa del prezzo mi ronza in testa da qualche anno. Per la precisione, dalla prima volta che ho comperato, qui, un Foja Tonda delle cantine Armani pagandolo qualche euro in meno che a Trento. E non in un supermercato. Quindi non é solo questione di qualitá del vino o meno, credo.
Ogni tanto mi viene da pensare che i negozianti italiani facciano un po´ troppa cresta (e non parlo del vino, ma – per esempio – delle creme Weleda, o dr Hauschka, che qui costano sicuramente un 30% in meno…)
Scusate la lunghezza, me é un argomento con il quale mi confronto tutti i giorni…
24 maggio 2010 alle 17:00
@ Claudia: sinceramente non ho la minima idea di come funzioni il mercato tedesco in riferimento al vino. Tuttavia penso che un buon prodotto italiano non possa costare 2/3/4 euro in nessun paese del mondo. Per quanto riguarda Pistorius, a giudicare da quello che leggo sul suo sito internet, credo che non si tratti di un vignaiolo, ma di un distributore/grossista. Per quanto riguarda il portale di e-commerce da te indicato mi sembra che abbia dei prezzi assolutamente in linea con quelli che troveresti in un qualsiasi altro portale italiano. Comunque il tema è complesso e io non lo conosco abbastanza bene. Klaus potrebbe saperne di più. PS: ne approfitto per salutarlo (ci eravamo sentiti al telefono qualche tempo fa, quando ero alla ricerca di un Mascalese).
24 maggio 2010 alle 19:14
Grazie mille comunque…la mia era solo curiositá, perché pensavo che i vini biologici fossero molto ma molto piú cari!! (non ho molta esperienza in questo campo: ci sono anche trentini che non bevono vino, anche se si fa fatica a crederci ;-), ma sto cercando di migliorare ;-))